Novità al Forum sociale mondiale di Porto Alegre

*Coordinamento Nazionale Prc Giovani Comuniste/i

CONFERMATI I PROGRESSO DI MUMBAY. UN FORMUM PIÙ POLITICIZZATO, ANCHE GRAZIE ALLA PRESENZA ORGANIZZATA DEI COMUNISTI

Il 5° Forum Sociale Mondiale (FSM), ritornato quest’anno a Porto Alegre dal 26 al 31 gennaio dopo la straordinaria parentesi indiana, ha confermato la vitalità dell’iniziativa plurale dei movimenti sociali in giro per il mondo e fatto considerevoli passi in avanti, forte proprio della spinta propulsiva ed innovativa dell’edizione precedente.
Dopo Mumbai si erano generate forti aspettative e grandi speranze, e la paura più diffusa era che il ritorno a Porto Alegre potesse bloccare quello sviluppo virtuoso di partecipazione e scelta dei temi politici (che c’era stato invece in India), riportando l’asse della discussione su tematiche e campagne di lotta care soltanto a movimenti e partiti politici europei e latinoamericani. Per molti, inoltre, la sconfitta alle recenti elezioni amministrative del Partito dei Lavoratori (PT) di Lula, proprio nello Stato del Rio Grande do Sur e a Porto Alegre (dove governava ininterrottamente da 16 anni) era il segno inequivocabile della perdita di smalto di un movimento che entrava in una fase di difficoltà.
Ben presto però si è capito che tali preoccupazioni erano del tutto infondate. Non solo l’eco di Mumbai è stato molto forte, ma in questa quinta edizione si sono fatti considerevoli passi in avanti in termini di partecipazione, politicizzazione del forum, protagonismo dei comunisti e del loro contributo nella costruzione di campagne di mobilitazione mondiale.

LA VEDIZIONE D E L FSM

I dati forniti dal Comitato organizzatore di questa edizione sono impressionanti: 155 mila partecipanti1 provenienti da più di 180 paesi di tutti i continenti, 6588 organizzazioni che hanno preso parte agli oltre 2500 eventi autogestiti svoltisi in 203 sale auditorium e 295 tende per attività e servizi collaterali. Il tutto trasmesso mondialmente da 6823 professionisti delle comunicazioni, per un investimento economico complessivo di circa 7 milioni di euro.
Ma al di là dei dati tecnici, è la partecipazione ai grandi eventi a rendere l’idea del successo di questa edizione: in 200 mila hanno partecipato al corteo di apertura del Forum per manifestare contro la politica aggressiva degli Stati Uniti, in 4 mila ad ascoltare il presidente Lula da Silva il 27 gennaio nello Stadio Gigantinho, e 24 mila persone, accalcate dentro e fuori lo stadio, hanno preso parte all’incontro con il presidente del Venezuela Hugo Chávez, che li ha intrattenuti per più di cinquanta minuti (2).
Significativa e rilevante è stata anche la presenza giovanile. L’Acampamento Intercontinental da Juventude, situato lungo le rive della laguna su cui si affaccia la città, ha registrato oltre 35 mila presenze fra giovani e giovanissimi, che per sei lunghi giorni lo hanno popolato con le loro coloratissime tende, dibattiti più o meno improvvisati, ma anche balli e manifestazioni estemporanee.
Gli stessi dibattiti sono il frutto del lungo lavoro di consultazione di oltre 1863 organizzazioni fatto mesi prima via internet e che poi è stato sintetizzato dal Consiglio Internazionale (CI) del FSM (3) in undici Spazi Tematici di riferimento e quattro temi portanti: emancipazione sociale e dimensione politica delle lotte, lotta contro il capitalismo ed il patriarcato, diversità e genere, lotta contro il razzismo.
Il fatto che tali temi non siano stati imposti dal Comitato organizzatore ma scelti dopo una larga consultazione, e che la stessa dislocazione fisica degli Spazi Tematici sia stata considerevolmente mutata rispetto alle precedenti edizioni (tutta imperniata intorno alle strutture fornite dalla Pontificia Università Cattolica) evidenzia quanto il “vento” di Mumbai abbia cambiato profondamente il funzionamento del Forum. Sintomatico di questo profondo cambiamento è anche “il calo di pre-senze nelle assemblee organizzate da grandi associazioni storiche del movimento (…). Temi che due anni fa andavano per la maggiore, come lo sviluppo sostenibile, la globalizzazione dal volto umano o una possibile riforma degli accordi sul libero commercio targati Wto – fortemente spinti dai sindacati di numerosi paesi e da alcune organizzazioni del Nord del mondo come Oxfam e ActionAid – hanno perso l’appeal di un tempo (…).”(4)

UN FORUM PIÙ POLITICIZZATO

Ma il vero punto di svolta in questa quinta edizione del FSM è stato indubbiamente la sua maggiore politicizzazione. Questa non solo ha portato all’individuazione di campagne di lotta mondiali, ma anche al superamento della falsa dicotomia fra partiti e movimenti sociali che per anni aveva portato alla paralisi dell’azione politica e alla sistematica esclusione di alcune forze rivoluzionarie. Per lungo tempo, infatti, la rigorosa applicazione dell’art. 9 della Carta dei Principi (5) del FSM ha impedito una partecipazione realmente democratica, in favore di un’azione frammentaria delle varie forze. Questo anche perché i riferimenti teorici dei movimenti sociali erano i guru del movimentismo frammentario, dello spontaneismo spoliticizzato e dell’autonomia anarcoide, come l’irlandese John Halloway, l’italiano Toni Negri e lo statunitense Michael Hardt che, con la famosa teoria del “cambiare il mondo senza prendere il potere”, spingevano ad un’azione atomizzata delle organizzazioni non governative in quanto espressione della società civile (6).
Di conseguenza il FSM era inteso semplicemente come luogo di incontro per migliaia di ONG e non come spazio politico privilegiato per superare la frammentazione e costruire un ponte fra i diversi settori del movimento che intraprendono una battaglia per la pace, contro le barbarie del neoliberismo e per un mondo libero dall’imperialismo, con maggiore democrazia e minori povertà ed ingiustizie sociali.
La grande novità positiva di quest’anno è invece proprio la partecipazione attiva dei partiti e delle organizzazioni popolari e comuniste nell’ambito delle attività promosse dal Forum. Tale presenza non solo non ha limitato l’autonomia del Forum o sminuito il suo carattere aperto, ma ha contribuito a politicizzarlo ancora di più, trasformandolo in uno spazio privilegiato di incontro delle correnti progressiste e democratiche di tutto il mondo… causando così qualche preoccupazione tra gli ongueros (7).
E se a Mumbai gli stand organizzati dai due partiti comunisti indiani facevano bella mostra di sé fuori dall’area del Forum, quest’anno per la prima volta l’area ufficiale del FSM ospitava gli stand dei vari partiti. I comunisti si sono concentrati in due importanti aree ben visibili, perché vicine al “Gasometro”, il centro amministrativo del FSM: quella allestita dal Partito Comunista del Brasile (PcdoB) e dall’ Istituto Maurício Grabois (politicamente legato al PCdoB) – divenuto luogo di incontro di numerosi leader ed organizzazioni comuniste, e sede di dibattiti e seminari sul tema del socialismo, della sovranità e dello sviluppo dell’America Latina – e la Tenda della Pace, promossa da numerose organizzazioni di massa e contro la guerra con una marcata impronta antimperialista (8) con l’obiettivo di attrarre tutti gli attivisti e i pacifisti presenti al Forum con attività culturali e politiche. Inoltre, sempre per la prima volta, i comunisti si sono fatti promotori di alcuni seminari (uno sul socialismo, uno sulla pace, l’altro sull’America Latina) inclusi nella programmazione ufficiale del Forum.

LOTTA PER LA PACE E CONTRO L A GUERRA

Più di 1300 persone hanno partecipato alla conferenza promossa da Cebrapaz dal titolo “Lotta per la pace, contro la guerra e l’imperialismo”, in cui, oltre all’analisi del quadro internazionale caratterizzato dalla guerra in Iraq perpetrata unilateralmente dagli USA e dalla necessità di opporsi ad essa, si è analizzata a lungo la questione palestinese. Grazie anche alla presenza ed al contributo di Mussa Amer Odeh, ambasciatore palestinese in Brasile, si è descritta la situazione di un paese a cui viene negato il diritto alla libertà a seguito dell’occupazione dell’esercito israeliano che “fa in Palestina ciò che Bush fa in Iraq”.
Questo seminario ha riunito i rappresentanti dei vari movimenti che lottano per la pace nelle varie nazioni, stimolando un interessante e partecipato dibattito. In apertura la presidentessa di Cebrapaz, Socorro Gomes, ha spiegato come quell’assemblea fosse figlia della mobilitazione internazionale contro la guerra, ed ha espresso la convinzione che, unendo le forze di tutti, è possibile “costruire un futuro di pace per questa e le prossime generazioni”. Durante il dibattito hanno preso la parola una ventina fra attivisti e rappresentanti delle varie organizzazioni nazionali ed internazionali che si battono contro la guerra: da Iraklis Tsavaridis del Consiglio Mondiale della Pace a John Catalinotto dell’International Action Center degli USA, a Ricardo Alarcon, presidente dell’Assemblea Nazionale del Poder Popular (il parlamento) cubano, passando per i rappresentanti di Giappone, Argentina, Colombia, Cina, Vietnam e tanti altri (9) .
Infine, l’assemblea si è impegnata ad organizzare una petizione, da inviare nel settembre prossimo all’ ONU, in cui si denuncia Gorge W. Bush per crimini di guerra contro l’umanità. La sua condotta in Iraq (invasione di un paese sovrano, rovesciamento del suo governo, distruzione della sua economia e delle infrastrutture, realizzazione di genocidio ai danni di interi villaggi ed istituzione della tortura come siste-matico metodo di guerra e dominio) è infatti palesemente in contraddizione con la Dichiarazione universale dei diritti umani.

INTEGRAZIONE E SOVRANITÀ SUDAMERICANA

Un’altra conferenza che ha registrato il pienone è stata quella dal titolo “America del Sud: integrazione, sovranità e sviluppo”. Organizzata dall’Istituto Maurício Grabois e dalla Fondazione Perseu Abramo, ha visto la presenza di illustri oratori (10) ed un dibattito tutto centrato sulla necessità di una maggiore integrazione fra i popoli dell’ America Latina e la loro contrapposizione ai recenti tentativi neocoloniali degli Stati Uniti. In fondo, il progetto di integrazione panamericano è sempre stato il sogno storico (ma mai realizzato) di questi popoli, e la vittoria di Lula in Brasile, Chávez in Venezuela , Kirchner in Argentina e, recentemente, di Tabaré Vazquez in Uruguay, unito alla forza dei movimenti popolari, ha riacceso forti speranze. Nei loro discorsi tenuti al Forum, sia Chávez che Lula hanno ribadito il loro impegno a mettersi a capo di questo progetto di cooperazione ed integrazione continentale, lanciando così la sfida dei popoli del Sud America al tentativo statunitense di metterli sotto silenzio mediante l’Alca. “L’obiettivo – si legge nel testo di presentazione dell’iniziativa – è portare avanti il progetto di sviluppo nazionale, in concomitanza con l’integrazione regionale, in un quadro caratterizzato dal neoliberismo e dalle pressioni dell’imperialismo”. Ma per poter far questo, afferma Aldo Rabelo in un passaggio tra i più applauditi, è necessario che il Brasile “investa nelle infrastrutture dei nostri vicini, perché questi crescano insieme a noi”. Molte di queste questioni erano state già affrontate, congiuntamente con i rappresentati dei partiti comunisti europei, nel 4° Seminario politico euro-latino americano (tenutosi a Porto Alegre dal 22 al 24 gennaio, prima dell’inizio del FSM) (11) e diverranno sicuramente tema centrale della tappa continentale del Forum delle Americhe l’anno venturo.

LO SVILUPPO DELLA LOTTA PER IL SOCIALISMO

Altrettanto significativo e partecipato è stato il seminario dal titolo “Lo sviluppo attuale della lotta per il socialismo”. Promosso dall’Istituto Maurício Grabois, con il contributo di 26 istituti e pubblicazioni di diversi partiti marxisti (12) , ha avuto come tema centrale l’analisi sulle prospettive della lotta per il socialismo nel XXI secolo. Molti oratori si sono soffermati sui pericoli che corre oggi l’umanità a causa delle nuove guerre volute dall’imperialismo americano e i tentativi di ingerenza nei confronti di Cuba e Venezuela. Altri hanno descritto gli sforzi che si stanno facendo in America Latina per bloccare l’Alca. Altri ancora hanno richiamato l’attenzione sull’eroica resistenza del popolo iracheno, che ci dimostra come l’imperialismo statunitense possa essere fermato. I rappresentanti di Cuba, Cina e Vietnam si sono soffermati a descrivere la loro esperienza di lotta contro l’imperialismo ed il loro sforzo di costruzione del socialismo nel proprio paese. Tutti, comunque, dopo aver affrontato il tema arduo del bilancio storico dell’esperienza del socialismo nel XXI secolo, hanno convenuto sul fatto che in questo mondo caratterizzato dalla guerra, dalla miseria, dall’oppressione, dalla distruzione della natura e da altre forme di ingiustizia causate dal capitalismo, c’è bisogno del socialismo, quale unica alternativa capace di dare risposte concrete ai bisogni di quanti, oggi, chiedono pace, progresso e giustizia sociale. Questo seminario, oltre a favorire lo scambio di idee e migliorare le relazioni fra i vari partiti comunisti, ha lanciato la pubblicazione in lingua portoghese della rivista internazionale Correspondances Internationales, pubblicazione dell’Istituto di Studi Sociali e Politici, con sede a Parigi (13)

UN FSM IN CAMBIAMENTO

Il fatto che in questa edizione si riuscisse a cogliere lo spirito di novità innestato dalla parentesi indiana del FSM, e che il protagonismo dei comunisti venisse alla luce con forza e determinazione, non era affatto scontato. Forti erano infatti le preoccupazioni (e le spinte da parte di quei settori moderati o marginali, comunque presenti nella struttura del FSM) che il ritorno in Brasile costituisse un salto all’indietro nell’esperienza dei Forum Mondiali. – Questo non è avvenuto, grazie anche al ruolo svolto dal PCdoB che, con suoi 60.000 iscritti militanti e i 140.000 simpatizzanti in tutto il Brasile ed una nutrita e giovane delegazione a Porto Alegre (14) ha svolto un lavoro encomiabile sia nell’organizzazione del Forum, sia nel diventare il riferimento ed il promotore di tutte le attività che hanno visto i comunisti come protagonisti. E nonostante nel Forum permangano forze eterogenee e vi sia ancora una grossa influenza da parte di alcuni settori legati alla chiesa cattolica o a forze riformiste, la battaglia per l’egemonia delle componenti comuniste ed antimperialiste può dare nuovo slancio a questo progetto.

LIMITI E DEBOLEZZE

Ma tutti questi passi in avanti non nascondono le debolezze ancora presenti nel Forum e le complesse polemiche ancora aperte. In un breve bilancio di questa quinta edizione del Forum, il sociologo brasiliano Emir Sader ha ad esempio sottolineato alcuni problemi politici ed organizzativi, come “l’assenza della lotta alla guerra come tema centrale della programmazione ufficiale o il carattere discriminante ed antidemocratico delle attività autogestite, dove le strutture che hanno i soldi possono finanziare i propri delegati e le altre no” (15) . Un problema, quello dei finanziamenti e della gestione delle iniziative, che si staglia in un serrato confronto fra quanti vorrebbero un Forum più politicizzato e quanti, invece, vorrebbero che si ritornasse ad essere uno straordinario e ricco spazio di confronto di idee ed utopie ma incapace di agire ed incidere nei processi reali. Cândido Grzybowski, direttore dell’Istituto Brasiliano di Analisi sociale ed economica e membro del Segretariato Internazionale del FSM ha infatti affermato che “non spetta al WSF la definizione di un progetto e di una strategia da seguire per tutti. (…) Il FSM può solo essere uno spazio aperto di pensiero strategico.” (16) Alcune ONG insistono addirittura nel depoliticizzare la generazione dei Forum con l’idea del “pensare globalmente ed agire localmente”, e spingono perché si ritorni ad un’avversione serrata nei confronti dei partiti e della loro presenza ufficiale all’interno del FSM. Questi “fondamentalisti dell’anti-politica” si agitano affinché il prossimo Forum, che si decentralizzerà in vari continenti, non si svolga anche in Venezuela. Di altro avviso sono quanti, come il filippino Walden Bello, direttore di Focus on the Global South, pensano invece che il Forum abbia bisogno di “prendere posizioni più di parte sulle questioni chiave della nostra epoca, come Palestina, Iraq e il WTO, e di tradurre queste posizioni in un programma d’azione” (17). Ed è lo stesso Chávez a proporre che il prossimo FSM abbia un’agenda politica più offensiva e definita, cosa che non è stata molto apprezzata da Oded Grajew e Francisco Whitaker, due esponenti chiave delle ONG che hanno un peso rilevante nelle decisioni del Forum (18). Un altro limite riscontrato in queste cinque edizioni del Forum riguarda l’assenza del tema del lavoro e delle lotte dei lavoratori come questione centrale. Nonostante si siano svolti alcuni incontri (organizzati dalla Cut e da altri sindacati) sullo sviluppo del sindacalismo e delle lotte operaie, questo tema rimane ancora ai margini della programmazione centrale del FSM e delle mobilitazioni internazionali lanciate dall’assemblea dei movimenti sociali.

IL FUTURO DEL FORUM

La speranza per il futuro del Forum è che la decisione per il prossimo anno di decentralizzare e moltiplicare l’evento realizzandolo contemporaneamente in tre o quattro paesi rappresentativi dei vari continenti, favorisca questo processo di politicizzazione del Forum e la sua sedimentazione nelle attività dei movimenti sociali nazionali. Questo processo sarà tanto più favorito quanto più –come è avvenuto in India l’anno scorso e in Brasile quest’anno – le forze radicali, antimperialiste e comuniste dei paesi ospitanti il Forum sapranno giocare un ruolo fondamentale. (19)
Dopo un lungo periodo di smarrimento ed isolamento, per le forze comuniste di tutto il mondo si aprono oggi possibilità nuove ed occasioni preziose di collegamento con i vecchi e nuovi movimenti. Gli stessi passi in avanti fatti a Porto Alegre confermano questa sensazione.
Un altro appuntamento importante sarà il prossimo Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti, che si svolgerà la prima settimana di agosto a Caracas e che vedrà confluire gran parte delle forze giovanili antimperialiste di tutto il mondo. Bisogna lavorare ancora molto e con pazienza, perché la battaglia per l’esistenza e per l’accumulazione delle forze richiede tempi lunghi, ma forse il dispiegarsi di tutte queste opportunità, dei nuovi cambiamenti e dell’inedito protagonismo dei comunisti e delle forze antimperialiste ci dice che è arrivato il tempo dell’“ottimismo della volontà”.

Note

1 Per il 70% provenienti dal Brasile e il 25% dal resto dell’America Latina (Argentina in testa). Cospicua, per la prima volta, anche la presenza degli statunitensi. In calo gli italiani che, con poco più di 400 presenze (erano 2000 due anni fa), sono passati dal secondo al dodicesimo posto nella lista delle delegazioni estere, sorpassati ampiamente da molti paesi europei (in primis) la Francia che, con oltre 1000 partecipanti, si piazza al primo posto delle delegazioni provenienti dal vecchio continente).

2 Sicuramente uno dei momenti più partecipati e significativi di questa quinta edizione del FSM. Chávez non ha solo confermato la sua straordinaria capacità di istrionico comunicatore ricevendo ovazioni praticamente ininterrotte, ma ha fatto un discorso coraggioso ed innovativo. Dopo aver criticato con asprezza il capitalismo (senza combattere il quale “non esiste soluzione alcuna per la fame e la miseria nel mondo”), ha lanciato un progetto di cooperazione ed integrazione continentale di tutti i popoli del Sud America per sfuggire alla morsa dell’imperialismo nord-americano (“che sta conducendo il mondo alla sua distruzione”). Paesi chiave per questo progetto sono ovviamente il Venezuela, il Brasile ed i rispettivi partner economici: Sud Africa, India e Cina. Quest’ultima indispensabile tanto per la sua florida economia quanto per il ruolo che gioca nel mondo e che porta Chávez a definirla il “faro della lotta anti-imperialista”. Ed è indicativo il fatto che il presidente del Venezuela abbia approfittato del suo intervento al Forum per affrontare questioni così impegnative, che rimandano al tema della lotta per il socialismo. “Non c’è altro cammino possibile – ha affermato in un passaggio tra i più applauditi – che superare il capitalismo attraverso la strada di un vero socialismo; solo così si otterrà equità e giustizia per i popoli”.

3 Massima istanza di coordinamento del FSM. Ne fanno parte rappresentanti di 129 paesi di tutti i continenti.

4 Sabina Morandi su Liberazione del 29. 01.2005. È interessante notare come proprio i temi posti da organizzazioni aventi posizioni riformiste, grandi finanziatrici del Forum, non siano più attrattive per la stragrande maggioranza dei partecipanti. Segno questo anche della sedimentazione di un lavoro profondo fatto dalle forze più radicali e rivoluzionarie che, dopo un lungo periodo di oscuramento, è venuto ora alla luce e comincia a dare i suoi frutti.

5 Questo articolo vieta la partecipazione al Forum a qualunque rappresentante di partiti politici. Per anni, infatti, si è impedita la partecipazione alle forze politiche di orientamento comunista (partiti, ma anche personalità – come Fidel Castro – o organizzazioni rivoluzionarie come le Farc), ma non ai partiti socialdemocratici (come il PS francese o il PT brasiliano) o ad alcune formazioni trotzkiste. Così facendo, si è creato un arbitrio incomprensibile e si è esposto il Forum all’influenza solo di alcune forze.

6 È interessane notare come queste posizioni intendano superare la normale dialettica partiti/movimenti (descrivendo una contrapposizione ormai insanabile fra il ruolo salvifico dei movimenti e quello, oramai ossificato ed impotente, dei partiti) in favore di un ruolo rivoluzionario assunto dalla così detta società civile per mezzo delle ONG. In buona sostanza si teorizza “l’esodo dalla politica” (e gli stessi concetti di “politica” e “potere” assumono un valore negativo) per approdare poi su posizioni moderate che puntano alla costruzione dell’altro mondo possibile attraverso il ruolo propulsivo di una “globalizzazione dal volto umano”.

7 Vengono chiamati così, in Brasile, i professionisti delle ONG.

8 Tra queste ricordiamo: CEBRAPAZ (Centro brasiliano di solidarietà ai popoli e di lotta per la pace – struttura di recente costituzione, vicina al PcdoB), WPC (Consiglio Mondiale della Pace), OCLAE (Organizzazione degli studenti dell’America Latina e del Caribe), WFDY (Federazione Mondiale della Gioventù Democratica), UJS (Unione della Gioventù Socialista – organizzazione giovanile autonoma ma vicina al PcdoB).

9 Per l’Italia è intervenuto Alfio Nicotra, responsabile del settore Pace del PRC.

10 Ricordiamo tra gli altri: Aldo Rabelo (Coordinamento Politico) e Gilberto Gil (Cultura), ministri del Governo Lula; assessori speciali alle Relazioni Estere della Presidenza della Repubblica; sindacalisti della CUT (Centrale Unica dei Lavoratori, brasiliana) e della CTA (Centrale del Lavoro Argentino); oltre al console del Venezuela ed al presidente della UNE (Unione Nazionale degli Studenti, brasiliana).

11 Le precedenti edizioni si sono svolte a Montevideo, Uruguay (2002), Buenos Aire s , Argentina (2003) e Santiago del Cile (2004). Quest’anno il tema riguardava proprio “l’attualità del processo di integrazione dell’America Latina e dell’Europa” ed ha visto la presenza di dirigenti dei PC di Spagna (PCE), Francia, Italia (PRC), G recia (KKE), Portogallo, Cuba, Argentina, Venezuela, Perù, Ecuador, Cile, Colombia, Bolivia, Paraguai e Brasile. La questione fortemente dibattuta ruotava intorno all’interrogativo di come si potesse, in un periodo caratterizzato da un rapporto di forze sfavorevole per un processo rivoluzionario, accumulare strategicamente forze rivoluzionarie.

12 Oltre all’Istituto Maurício Grabois, i promotori erano: Rivista O Militante (del PC portoghese), Social Scientist (del PCI-M, India), Center of Marxist Reserch (KKE di Grecia), La Rinascita (PdCI, Italia) e riviste ed Istituti dei PC di Cuba, Cina, Vietnam, Venezuela, Romania, Turchia , Lussemburgo, Messico, Iraq, Bangladesh, Spagna, Danimarca, Belgio, Cipro, Stati Uniti, (…), oltre alla rivista Correspondances Internationales.

13 Creata nel 1991 come pubblicazione di informazioni ed analisi sul movimento operaio e le forze della sinistra nel mondo, a partire dal 1996 ha avuto un processo di apertura e rinnovamento ed ha allargato la sua rete di collaboratori ad intellettuali, docenti universitari e dirigenti autorevoli di vari Partiti comunisti e di sinistra. Pubblicata in francese, inglese, spagnolo ed arabo, vede ora la sua prima edizione in lingua portoghese grazie all’impegno ed al contributo del PCdoB. José Reinaldo Carvalho, vice presidente del PcdoB e responsabile delle Relazioni Estere, è diventato infatti referente per la rivista in Brasile.

14 Dati tratti dall’articolo “Em defesa do socialismo” di John Catalinotto, pubblicato su l’Avante!, giornale del Pc portoghese.

15 Emir Sader in “Altos e baixos do 5° Fórum”, Agência Carta Maior 03.02.2005

16 Cândido Grzybowski in “Niente strategie comuni, sarà uno spazio aperto”, il manifesto, 25.01.2005

17 Walden Bello in “Oltre il dibattito, un programma d’azione”, il manifesto 25.01.2005

18 Cfr. Marco Weissheimer in “FSM na Venezuela e Chávez já despertam oposição”, Agência Carta Maior. Grajew è a capo dell’organizzazione degli imprenditori brasiliani, mentre Whitaker è a capo di un’associazione di Ong brasiliane legate alle gerarchie cattoliche.

19 La decisione definitiva sui paesi ospitanti il Forum verrà presa a fine marzo dal CI che si riunirà a Parigi. Gli stati più quotati sono il Venezuela per le Americhe, il Pakistan per l’Asia ed il Marocco per l’Africa, ma potrebbero esserci ancora sostanziali modifiche. Di sicuro nel 2007 il WSF, che ritornerà ad essere un unico evento internazionale, approderà in terra d’Africa, e c’è già una serrata discussione se deve essere uno stato del nord – più vicino all’Europa – oppure il Sud Africa dei forti e radicali movimenti sociali a dover ospitare l’evento che, fin da ora si preannuncia storico.