Nizza: un passaggio strategico per l’Europa

Non bisogna farsi trarre in inganno dai resoconti giornalistici. Gli stop and go del processo di unificazione europea non lo discostano dalle sue ambizioni strategiche ed approndiscono la tendenza al conflitto con gli Stati Uniti. “È stata una ritorsione non una mancanza di fiducia verso i nostri servizi di sicurezza”. Il commento di Cossiga all’insolita evacuazione dell’ambasciata americana a Roma rivela molte cose. Il picconatore non è affatto reticente nel mettere in relazione la “ritorsione” politica e psicologica dell’amministrazione statunitense alle polemiche esplose sulle armi all’uranio utilizzate dalle forze armate Usa/Nato ma anche alle “bellicose” dichiarazioni di Prodi verso la Nato stessa. Il clima dei rapporti tra Stati Uniti ed Unione Europea appare sempre più pesante. La ripresa dell’euro nel rapporto di cambio con il dollaro (arrivando addirittura alle richieste della potentissima Fed alla Banca Centrale Europea di non aumentare i tassi di interesse per non “indebolire ulteriormente il dollaro), indicano piuttosto chiaramente che la competizione tra Usa ed Europa è destinata ad approfondirsi in tempi neanche troppo lunghi. In questo contesto va vista la conclusione del vertice europeo di Nizza, un evento che ha rivelato assai di più di quanto riportato da superficiali resoconti giornalistici. La tabella di marcia dell’Unione Europea non rivela alcuna marcia indietro, anzi, i vincoli ed i legami costruiti in questi anni dai Trattati di Maastricht e di Amsterdam e che hanno portato all’Euro, non sono stati messi in discussione da nessuno. Piuttosto si rivela una concentrazione crescente dei poteri decisionali dell’esecutivo europeo. Colpisce infatti l’isolamento e la criminalizzazione di Chirac che è sembrato essere rimasto l’unico leader in Europa a temere le ambizioni della Grande Germania ed a difendere un minimo di sovranità nazionale di fronte allo stato sovranazionale europeo che hanno in mente Prodi e i tedeschi.
In secondo luogo colpisce il fatto che la famosa Carta dei Diritti, su cui tanta retorica è stata spesa nelle aule del Parlamento e nelle pubblicazioni vicine all’Ulivo, sia stata discussa ed approvata in appena due minuti. È la conferma, se ce ne fosse bisogno, che l’Unione Europea non si è mai data come priorità i diritti politici e sociali dei suoi cittadini ma gli interessi del grande capitale finanziario europeo. Le recenti decisioni della Commissione Europea a favore delle società assicuratrici, della Telecom e prossimamente delle banche usuraie, dimostrano anche ai più cechi che l’Europa costruita sui Trattati di Maastricht e di Amsterdam ha questi e non altri interlocutori privilegiati.
In terzo luogo, il compromesso raggiunto sui nuovi meccanismi di voto, mette in primo piano un aspetto formale e nasconde quello sostanziale. Il problema principale infatti era quello di dotare la Commissione Europea di poteri pieni e vincolanti per tutti soprattutto nelle trattative commerciali internazionali – la cosiddetta fast track ambita anche dai presidenti statunitensi contro le riottosità del congresso. Questo è tra l’altro l’obiettivo esplicito della cosiddetta Tavola Rotonda degli industriali europei che riunisce gli amministratori delegati di una ottantina delle maggiori multinazionali europee. Gli stessi pieni poteri che la Commissione vorrebbe in materie come la Difesa e l’immigrazione.
Il vertice di Nizza ha rivelato però che il processo di formazione del polo imperialista europeo è ancora in corso e si misura sistematicamente con le sue contraddizioni interne. Del resto è vero che contraddizioni crescenti sono emerse anche dentro al polo imperialista più maturo e potente ovvero gli Stati Uniti. La vicenda delle elezioni presidenziali Usa appare piuttosto emblematica. Secondo Romano Prodi il vertice di Nizza è stato “dominato dai nazionalismi” e se ha raggiunto l’obiettivo di dare maggiori poteri alla Commissione Europea, ha fallito l’obiettivo di giungere ad un Trattato vincolante per tutti gli “stati sovrani”.
A guadagnarci sembra essere stata soprattutto la Germania. “Il pendolo del potere sul continente torna ad oscillare verso Berlino” commenta il Corriere della Sera (13 dicembre). “La Germania ha ottenuto maggiore influenza senza rinunciare ai propri veti” sottolinea la Stampa (13 dicembre). Infatti la cosa più inquietante emersa prima, durante e dopo Nizza è proprio il rafforzamento dell’influenza tedesca sull’Europa dell’Est e dell’Ovest e dell’asse Roma-Berlino che trova in Romano Prodi il suo sostenitore più acceso.Volendo fare una battuta, c’è da sperare che a questo asse non si aggiunga anche Tokio, altrimenti lo scenario europeo ed internazionale si farebbe di nuovo cupo.
Colpisce infine che il leader politico italiano che anima quest’asse Roma-Berlino provenga dalle file del centro-sinistra. Dobbiamo confessare che da tempo abbiamo cominciato a guardare con sospetto Romano Prodi e la sua determinazione per arrivare all’obiettivo dell’Europa Superpotenza. È un concetto questo che Prodi ha ribadito anche recentemente ad un incontro con la CBI (la Confindustria britannica) e che ha spiegato pagina dopo pagina in un suo recente libro su “Una idea dell’Europa” (Mulino, 1999). È una idea dell’Europa che guarda apertamente al controllo dei Balcani – “Noi europei siamo pronti ad assumerci in esclusiva la responsabilità del futuro dei Balcani” ha dichiarato alla Repubblica del 14 dicembre o che guarda al Mediterraneo Sud come “riserva di forza lavoro”. È dunque una indicazione chiara delle aree di influenza europea o meglio di una “Europa superpotenza”. Nizza ha rivelato dunque alcune cose ma ne nasconde altre e queste sono le più pericolose. Per questa ragione la lotta contro questo modello di Unione Europea deve proseguire a testa bassa, chiedendo innanzitutto – ad esempio- le dimissioni di personaggi come il commissario europeo Mario Monti – che ha dimostrato sistematicamente nel caso Telecom o delle società assicuratrici il suo stretto legame con il grande capitale finanziario – e la revoca dell’adesione dell’Italia a Trattati come Maastricht e Amsterdam che vincolano mani e piedi la sovranità economica, politica e nazionale del nostro paese, consegnandola nelle mani delle lobby finanziarie che dominano la Commissione e le istituzioni europee. Bene hanno fatto le manifestazioni di protesta a Nizza e Ventimiglia a denunciare agli occhi del mondo che questa Europa rappresenta oggi un pericolo per i lavoratori e i disoccupati ma anche per i popoli dell’Europa dell’Est e del Mediterraneo Sud. La nascita e l’operatività tra tre anni della Forza di Reazione Rapida europea indica piuttosto chiaramente la inquietante tabella di marcia dell’Unione Europea.