Nicola Teti

L’IMPEGNO PER UN PROGRESSO INTELLETTUALE DI MASSA

Nicola Teti è morto improvvisamente il 10 febbraio scorso nella sua casa di Milano all’età’ di 80 anni. Nato il 9 marzo 1929 a Polia, in provincia di Vibo Valentia, è stato un vulcanico editore comunista, “impegnato in avventure editoriali al limite delle sue forze, ma alle quali non ha mai rinunciato, leale allo spirito al quale ha sempre tenuto fede: la divulgazione e la diffusione della cultura e del sapere tra i lavoratori e tra le classi subalterne, escluse per definizione dalla conoscenza e dalla formazione scolastica e universitaria superiore. Nicola ha sempre lavorato perché l’opera degli intellettuali italiani continuasse a uscire dalle angustie provinciali delle baronie universitarie italiane ed arrivasse alla gente. Basterebbe pensare alla monumentale opera in 25 volumi di taglio marxista e materialista, la Storia della Società italiana, che negli anni Ottanta si avvalse dell’opera di storici come Giovanni Cherubini, Franco Della Peruta, Ettore Lepore, Giorgio Mori, Mario Mazza, Giuliano Procacci, Rosario Villari”[1].

IL CALENDARIO DEL POPOLO

Ma il suo nome è certamente legato al Calendario del Popolo, il periodico di storia e cultura nato nel 1945 su iniziativa di Stefano Canzio e Giulio Trevisan, a lungo diretto da Carlo Salinari ed inizialmente edito dalla sezione propaganda del PCI. Presente in tutte le case del popolo italiane e diffuso soprattutto tra i tesserati comunisti, la rivista toccò una tiratura molto alta con punte, per alcuni numeri e negli anni ‘50, anche di 100.000 copie, contribuendo alla formazione culturale e politica di milioni di militanti comunisti. Dal 1964, dopo la morte di Togliatti, l’apparato politico- culturale del PCI decise di disfarsene e Teti, « prese il coraggio a due mani e decise di ereditare lui il Calendario. Con grande sgomento, ma con passione, dovette risolvere subito una seria questione giudiziario-tributaria. Ma superò brillantemente la prova del fuoco. D’altra parte, veniva dall’ottima scuola degli Editori Riuniti, nell’ambito dei quali aveva avuto incarichi di rilievo, proprio presso la sede milanese»[2]. Il Calendario «coniugava rigore d’informazione con semplicità di scrittura. Divulgare significa infatti fornire risultati scientifici aggiornati, non vecchiumi (per dirla con Ranuccio Bianchi Bandinelli). […] Un tratto che ha connotato il Calendario è l’impianto illuministico: storia, scienza, storia della scienza sono stati i campi principali di intervento. Illuministicamente, il Calendario pubblicò persino una enciclopedia generale a puntate. Né deve credersi che tale impronta illuministica riguardi semplicemente la difesa della ragione contro ciò che Voltaire definiva “l’infame”: in tempi recenti un obiettivo di Teti è stato creare strumenti che agevolassero la conoscenza della lingua italiana agli immigrati, “ai nuovi italiani”, come li chiamava»[3]. E questa attenzione al mondo dei lavoratori immigrati ha ispirato anche la realizzazione delle grandi mostre storicodocumentarie itineranti: “Macaronì e Vù Cumprà”, “Balie Italiane e Colf Straniere”, “Suonatori Girovaghi e Lavavetri”. Editore della prestigiosa rivista politico- teorica Marxismo Oggi, Nicola Teti passerà alla storia dell’editoria italiana anche per la pubblicazione e la divulgazione in Italia della Storia Universale dell’Accademia delle Scienze dell’URSS, «opera profondamente disuguale, ma di straordinario interesse — com’è stato rilevato da storici di vario orientamento — soprattutto per quel che riguarda vicende e popoli e aree geografiche che abitualmente restano fuori dalle tradizionali storie “universali”. Basti pensare alle sezioni riguardanti la storia medievale dell’Asia centrale russa e più in generale di tutta l’area che fu unificata dal gigantesco ed effimero impero di Tamerlano. Averla diffusa in lingua italiana, fu, come rilevò Spadolini, un acquisto per la conoscenza di una storiografia di cui in Occidente si parlava solo per sentito dire»[4]. Nicola Teti «al comunismo “ortodosso” fu sempre legato, anche quando molti opportunisti se ne allontanarono […] ed era orgoglioso della pubblicazione delle memorie del comandante Valerio, il partigiano comunista che, “in nome del popolo italiano”, giustiziò Mussolini. Tale pubblicazione provocò un processo ai danni dello stesso Teti, che dovette difendere più volte la propria coerenza nelle aule giudiziarie, da ultimo accusato da un denigratore d’essere stato finanziato sottobanco dall’Unione Sovietica. Uscì sempre a testa alta e ne era fiero»[5] .

Note

1 Paola Pellegrini, La rinascita della sinistra, 22.2.2010.

2 Antonio Catalfamo, www.resistenze.org

3 Luciano Canfora, Corriere della sera 11.2.2010

4 L. Canfora, cit.

5 Catalfamo, cit.