NEVE SHALOM/WAHAT AS SALAAM: LA CONVIVENZA E’ POSSIBILE

La convivenza tra ebrei ed arabi e’ possible? Questa domanda e’ stata posta una infinita’ di volte ad esperti di tutto il mondo, fin dalla nascita di Israele nel 1948.
Fin dagli anni quaranta e cinquanta, gli unici che risposero convintamente SI a questa domanda furono i comunisti, vicini sia agli ebrei (per il loro ruolo storico nella costruzione delle forze comuniste mondiali e in quanto partigiani nella lotta al nazifascismo, oltre che vittime dell’olocausto nazista) che agli arabi (sensibili alle terribili conseguenze che gli arabi di Palestina hanno sofferto a partire dal ’48).
Gli unici, seppur rari, matrimoni misti tra ebrei ed arabi erano quelli tra comunisti i quali erano favorevoli alla creazione di un unico stato binazionale per le due comunita’, che avesse come obbiettivo comune la lotta al capitalismo nell’ottica della lotta di classe proletaria.
Oggi quei tempi sembrano lontani.
Eppure la risposta a QUELLA fatidica domanda e’ SI. Ed e’ stata data dagli stessi arabi ed ebrei.
Dove? A Neve Shalom/Wahat As Salaam (“Oasi della Pace” in ebraico ed arabo).
Si tratta di un villaggio al centro di Israele fondato dopo la guerra dei sei giorni (anche se il villaggio fu operativo a partire dagli anni settanta) dal prete cristiano di origini ebraiche Padre Bruno Hussar, che definiva se stesso uomo dalla triplice identita’: ebreo in quanto figlio di ebrei, cristiano in quanto prete ed arabo, in quanto era egli stesso un arabo egiziano nato e cresciuto al Cairo. Egli strutturo’ il villaggio come luogo simbolico della convivenza tra le due comunita’.
Nella pratica, nel villaggio i residenti sono per meta’ arabi e per meta’ ebrei, con gli stessi diritti e gli stessi doveri. Ogni comunita’ ha il diritto di parlare la propria lingua ma anche il dovere di parlare la lingua dell’altro. Si conservano e coltivano le proprie radici ma ci si immerge anche in quelle degli altri. Cosi i ragazzi arabi partecipano alla festa del Bar Mitzva’ con i ragazzi ebrei e questi ultimi partecipano ai festeggiamenti, sia musulmani che cristiani, dei ragazzi arabi, come la fine del Ramadan e il Natale.
Esistono strutture educative, asili, centri di assistenza psicologica e sociale, scuole di ogni livello sia laiche che religiose. I docenti sono equamente divisi tra arabi ed ebrei ed ognuno insegna a TUTTI gli allievi nella propria lingua.
Certamente le difficolta’ non mancano. Le pressioni che vengono dall’esterno sono enormi e la situazione attuale (drammatica) non aiuta di certo. Inoltre il progetto e’ sempre stato combattuto dai governi israeliani. In Israele gli arabi sono cittadini di serie B. Solo il 4% degli studenti universitari sono arabi e, in tutta Israele, vi sono solo 4 docenti universitari di ruolo arabi!
Ma a Neve Shalom/Wahat As Salaam si e’ tutti uguali. Non solo si e’ uguali formalmente ma si e’ anche complici, in quanto ogni comunita’ cerca di capire e vivere le paure e le sofferenze dell’altra.
In un certo senso questa comunita’ e’ la realizzazione in piccolo del sogno comunista di una societa’ binazionale, dove ognuno potesse vivere una vita dignitosa da pari a pari.
I primi a giungere nel villaggio furono solo quattro famiglie. Tre famiglie di ebrei atei ed una di arabi religiosi. Oggi ci sono persone che aspettano anche per tre anni per poter entrare nella comunita’. Sono molte le persone che vorrebbero insegnare la speranza della convivenza ai propri figli. Di qualunque etnia o religioni essi siano.
Il villaggio viene aiutato economicamente da molte associazioni di pacifisti in Europe e Stati Uniti ed ogni anno, molti giovani da tutti i paesi vanno a svolgere campi di volontariato al villaggio.
Ma il successo della convivenza e’ la PARI DIGNITA’, che viene negata fin dal 1948 agli arabi israeliani ed ai palestinesi dei territori occupati nel 1967. Senza pari dignita’ non vi puo’ essere convivenza.
Fin dal 1972 circa 30.000 tra arabi ed ebrei hanno partecipato alle attivita’ del villaggio, con l’aiuto ed il supporto di migliaia di medici, avvocati, docenti universitari, giornalisti ed educatori.
Questo ha avuto come risultato il progetto della “Scuola Per la Pace”, con la creazione, come gia’ detto, di un sistema educativo binazionale a tutti gli effetti.

Molto importanti sono anche le attivita’ di volontariato che si svolgono al villaggio. Giovani di tutto il mondo possono partecipare a queste attivita’, come quella che si e’ svolta nell’agosto del 2006, quando furono invitati un gruppo di bambini palestinesi dei campi profughi di Tulkarem e Jenin a trascorrere una settimana al villaggio.
Dicono Ranin Boulos (palestinese) e Deb Reich (israeliana), organizzatrici del campo estivo: “I bambini palestinesi, appena arrivati, erano terrorizzati al sentire anche solo parlare in ebraico, dato che l’unica realta’ che avevano conosciuto era quella dell’esercito israeliano che distruggeva le loro case. Poi, piano piano, hanno cominciato a prendere confidenza ed alla fine hanno fatto amicizia con i bambini ebrei. Alla fine nessuno di loro voleva tornare a casa. Avevano conosciuto per la PRIMA VOLTA NELLA LORO VITA una settimana di pace e di gioia. Fu un’esperienza incredibilmente commovente per noi tutti”.

Per maggiori informazioni e’ possibile visitare il seguente link:

http://nswas.org/ Il sito web e’ tradotto in 12 lingue.