Medio Oriente: il nervo è sempre scoperto

– Che giudizio dà il Fronte rispetto agli ultimi avvenimenti in Palestina?

I fatti degli ultimi giorni rivelano quanto il cosiddetto processo di pace in Medio Oriente sia sempre stato un’invenzione dell’imperialismo e del governo israeliano. Noi consideriamo un crimine l’attacco contro il compagno Ahmed Saadat, uno degli ennesimi. Hanno assalito dei militanti e dirigenti politici disarmati, da anni rinchiusi in maniera arbitraria nel carcere palestinese di Gerico. Il Fplp denuncia la complicità di Stati Uniti e Gran Bretagna i cui osservatori, abbandonando il carcere poco prima dell’assalto israeliano, hanno dato il via libera ai bombardamenti del carcere di Gerico e alla distruzione della Muqata, il quartier generale palestinese che vi era ospitato, violando numerosi accordi internazionali oltre che quelli sottoscritti direttamente da Israele, USA e GB ai tempi di Oslo. Un’operazione criminale a scopi prettamente elettorali, perché Olmert aveva bisogno di dimostrare agli elettori israeliani che è il degno erede di Sharon e che quindi merita il loro appoggio alle prossime elezioni.

– Ci puoi spiegare brevemente che tipo di organizzazione è il Fronte Popolare e quali sono i suoi principali obiettivi?

Il FPLP è un’organizzazione della sinistra marxista palestinese, laica, che lotta per ottenere il rispetto dei diritti del nostro popolo, a partire da quello fondamentale all’autodeterminazione con la costituzione di uno Stato indipendente laico, democratico e progressista con Gerusalemme come propria capitale. Una condizione indispensabile al conseguimento di una pace giusta in Medio Oriente è il ritorno dei profughi scacciati dalle loro case durante questi ultimi decenni, così come stabilisce la risoluzione 194 delle Nazioni Unite. Noi crediamo che la pace sia possibile e necessaria, ma essa potrà essere raggiunta solo obbligando lo Stato di Israele ad accettare le risoluzioni dell’ONU. Noi non siamo quindi disponibili ad un negoziato che ci privi dei nostri diritti fondamentali e della nostra dignità. Il problema in Medio Oriente è che oggi Israele pensa di non poter accettare una pace giusta, perché altrimenti dovrebbe riconoscere il proprio carattere razzista e colonialista. Non è
una complicazione da poco.

– La vostra è considerata un’organizzazione estremista dalla cosiddetta comunità internazionale, dai governi, dai mezzi di informazione per la vostra opposizione agli accordi di Oslo e per il fatto che non riconoscete la legittimità dello Stato di Israele.

Cos’è Israele? Nemmeno i suoi dirigenti e abitanti hanno chiaro cosa intendono quando parlano di Israele. Addirittura Ehud Olmert, l’attuale primo ministro, ha affermato che vuole dare confini certi allo stato di Israele entro il 2010. Questo tipo di dichiarazioni mette in evidenza il carattere espansionista di uno stato che non ha frontiere e che tende ad allargarle sempre di più, come ha sempre fatto negli ultimi decenni. Questo intendiamo quando parliamo di carattere artificiale dello Stato di Israele. Però tutti si concentrano nel chiedere a noi, vittime dell’aggressività israeliana di riconoscere la legittimità del nostro aguzzino! Nessuna pressione viene esercitata su Tel Aviv. Perché non si chiede e impone a Israele di riconoscere i legittimi diritti nazionali del popolo palestinese accettando la creazione di uno stato indipendente? Eppure ci sono centinaia di risoluzioni dell’ONU che sanciscono i nostri diritti, completamente violati da Israele. Prevalgono nella comunità internazionale gli interessi economici e geopolitici. Il giorno della vile aggressione al carcere di Gerico e del sequestro del nostro segretario, il signor Solana, responsabile della politica estera dell’Unione Europea, è completamente sparito, non ha rilasciato nessun tipo di dichiarazione, sottraendosi anche alle interviste. Rispetto al presunto carattere “estremista” del FPLP è veramente un giudizio assurdo. Si gioca con le parole, se ne cambia e manipola il signifi- cato. I mercenari li chiamano “contractors” o “agenti di sicurezza”, mentre coloro che combattono per difendere i propri diritti vengono definiti estremisti se non addirittura terroristi. Qualsiasi popolo, quando viene aggredito, ha il diritto e addirittura l’obbligo di lottare per difendersi. Questo lo riconosce anche il diritto internazionale. Il 7 aprile 2002, ad esempio, è stata approvata una risoluzione delle Nazioni Unite che afferma che il popolo palestinese ha diritto di utilizzare tutte le forme di lotta disponibili per resistere ed opporsi all’occupazione israeliana. È esattamente ciò che sta facendo il FPLP. Come possiamo opporci allo sterminio, al genocidio fisico e culturale al quale siamo sottoposti da parte di Israele se non ricorrendo alla resistenza? Quale rimedio, quale alternativa ci propone la comunità internazionale che non sia quella di soccombere? Cosa dobbiamo fare per bloccare gli assassini cosiddetti mirati, o la costruzione del muro dell’apartheid, o la distruzione dei nostri olivi e dei nostri pozzi di acqua?

– Che giudizio date dei risultati delle elezioni?

Intanto credo che esser riusciti a far votare nella maniera più limpida e democratica possibile un popolo sottoposto ad un’occupazione militare e all’aggressione quotidiana da parte di un esercito invasore è stata una vittoria storica per noi. Non ci sono stati problemi o brogli, e quindi abbiamo dimostrato che il popolo palestinese è un popolo che sa scegliere e praticare meccanismi di partecipazione democratica indipendenti se non addirittura opposti agli input dei paesi aggressori. Noi sappiamo cos’è la democrazia, mentre Bush ha dimostrato di non saperlo né in patria né organizzando le elezioni farsa in Afghanistan o in Iraq. La vittoria di Hamas è la manifestazione di una volontà del popolo palestinese, ed in quanto tale va rispettata. Prima USA e Israele affermavano che l’ostacolo alla pace era Arafat, adesso l’ostacolo è diventato Hamas. Eppure la vittoria di Hamas è il risultato di precise cause. In primo luogo c’è stata una insistente propaganda, proprio da parte dei paesi che appoggiano Israele e di Israele stessa contro il voto ad Hamas, il che ha dato a questo partito maggiore credibilità di fronte agli occhi dei palestinesi. Il voto ad Hamas è stato anche un gesto di protesta contro l’alto grado di corruzione della burocrazia dell’Autorità nazionale palestinese. La terza causa è che in tutti questi anni Hamas, così come il Fronte Popolare, ha fornito quotidianamente ogni tipo di assistenza alla popolazione martoriata dall’occupazione. Ora dobbiamo dare ad Hamas l’opportunità di governare e di applicare il suo programma, sperando che con il dialogo tra tutte le organizzazioni palestinesi si possa far avanzare la nostra lotta contro un nemico comune, che oggi attua politiche che in passato sono state proprie dal fascismo e dal nazismo in Europa

– Molte forze progressiste occidentali però affermano che la vittoria di Hamas rappresenta un pericolo per la pace in Medio Oriente, oltre che per gli stessi palestinesi. Si punta il dito sul carattere islamista di Hamas, sulla possibilità di imposizione della legge islamica, sulla violazione dei diritti delle donne. Qual è il vostro giudizio? C’è la possibilità di una collaborazione tra il FPLP e Hamas?

Occorre intanto differenziare tra i termini islamista e islamico, che i mezzi di comunicazione tendono a confondere. Per noi Hamas è un movimento islamico e non islamista. Le donne dei territori palestinesi occupati devono trovare la forza per contrattare un programma con il nuovo governo per la difesa dei propri diritti. È vero che Hamas ha una propria visione religiosa della questione femminile, mentre il movimento di sinistra ne ha un altro. Però quattro mesi fa è accaduta una cosa molto significativa, quando per la prima volta una donna, un’esponente del Fronte Popolare e quindi oltretutto laica e di sinistra, è diventata sindaco di Ramallah grazie al fondamentale appoggio di Hamas. È l’unica donna sindaco della Cisgiordania. Hamas non è un mostro; noi siamo critici rispetto a certe sue visioni rispetto alla possibile organizzazione della società palestinese, ma siccome siamo tutti all’interno di un movimento di liberazione nazionale dobbiamo collaborare e quando è possibile arrivare a degli accordi.

– Le attività del Fronte Popolare sono proibite, in quanto la vostra organizzazione è stata inserita nelle cosiddette liste nere delle organizzazioni terroristiche, in Europa, negli USA e naturalmente in Israele. Quale contributo possono dare i movimenti di solidarietà e i governi europei al raggiungimento di una pace giusta in Medio Oriente?

Intanto occorre chiedere all’Unione Europea che rispetti la propria “clausola democratica” nei rapporti con gli altri paesi, sanzionando quelli che violano i diritti umani e le convenzioni internazionali. Israele è uno di questi. Noi vogliamo la pace, siamo i primi a volere che cessi questo mattatoio che è diventato il Medio Oriente, perché ne siamo le principali vittime. Per cui chiediamo all’UE che non fornisca più nessuna copertura ai crimini commessi da Israele. Non è accettabile che Javier Solana si sia sottratto alla denuncia dell’aggressione israeliana al compagno Saadat. Come è possibile che si consideri Sharon – noto come il responsabile delle stragi di Sabra e Chatila e poi per molte altre fino a quella di Jenin – un uomo di pace e lo si accolga con tutti gli onori in Europa, mentre invece si criminalizzano le organizzazioni che lottano per i diritti del popolo palestinese come il FPLP? L’unica soluzione è l’applicazione in forma stretta e precisa delle risoluzioni dell’Onu e del diritto internazionale per porre fine al conflitto in Medio Oriente. Grazie per averci concesso la possibilità di spiegare le nostre ragioni all’opinione pubblica europea.