L’ITALIA AL CONGRESSO

Cosa stà accadendo in Italia, e nel mondo, mentre gli eredi di quello che fu il più grande partito comunista occidentale litigano tra chi vuole sciogliere il partito domani, chi lo vuole prima trasformare per poi scioglierlo dopodomani e chi invece lo vuole di nuovo forte ed egemonico nella sinistra italiana?

Accade che in Italia, ma anche nel mondo, si stia rafforzando un riassetto in senso antidemocratico della società. Non è corretto parlare di rigurgiti fascisti perché il fascismo non è stato altro che un’espressione temporale del potere del capitale sul lavoro. Ciò a cui stiamo assistendo negli ultimi mesi è soltanto la naturale accelerazione che i gruppi di potere imprimono alla loro azione nel momento in cui vedono che nella società sono venuti a mancare i fondamenti sociali e culturali che storicamente ne hanno contrastato il passo. L’eliminazione dei comunisti dal parlamento, e della sinistra tout court, sono il punto di arrivo dell’opera di demolizione della cultura comunista e di sinistra operata dalla borghesia italiana e dai poteri forti.

Le ultime elezioni politiche ci hanno consegnato un parlamento che vede le forze liberiste e xenofobe prevalere nettamente. La assillante campagna elettorale iniziata il giorno delle elezioni vinte dal centro-sinistra ha instillato nelle menti delle persone il terrore che l’Italia era un paese governato da imbroglioni (chi si ricorda dell’accusa-brogli da parte di Berlusconi la sera stessa della vittoria di Prodi?) ed in mano alla criminalità, indigena e straniera. Questa campagna mass-mediatica condotta dalle televisioni di Berlusconi, alle quali si sono presto accodati gli altri media che facevano riferimento al Partito Democratico, ha creato sia un’emergenza securitaria nel paese, per cui gli italiani hanno sentito la necessità di affidarsi a chi diceva loro che l’unico rimedio era l’esercizio della forza, sia un’avversione contro la “sinistra radicale” che avrebbero impedito le riforme e quindi il progresso. I primi provvedimenti adottati dal nuovo governo vanno nella direzione prevista e segnano nettamente il definitivo passaggio dalla democrazia al regime. Un esempio è il decreto rifiuti (che stabilisce che le discariche possono essere dichiarate siti di importanza strategica, militarizzando la questione rifiuti ed imponendo il bavaglio ad ogni opposizione, legittima, proveniente da parte dei territori) e la decisione di creare una superprocura apposita (ponendo sotto controllo le vicende giudiziarie che vedono coinvolti nel caso rifiuti uomini politici e gruppi industriali del nord, nonché clan camorristici funzionali al ciclo rifiuti);

un altro esempio è l’ennesimo tentativo di salvare Rete4 dalla trasmigrazione sul satellite (ciò in aperto contrasto sia con una sentenza europea – che multa l’Italia di 350 mila euro al giorno, ed oggi siamo a circa 310 milioni che l’erario dovrà sborsare perché lo stato italiano non affida le frequenze al legittimo assegnatario Europa 7 – sia con le dichiarazioni in campagna elettorale sulla supremazia della legalità); ultimo, ma non per importanza, il progetto di legge sulle intercettazioni telefoniche. Nelle intenzioni di Berlusconi, le intercettazioni potranno essere predisposte soltanto per reati di mafia e terrorismo e non potranno essere pubblicate. I magistrati ed i giornalisti che violano la legge saranno puniti fino a cinque anni di reclusione. Con tale legge saranno esclusi dalle intercettazioni non solo i reati finanziari, per i quali la legge decreterà l’invisibilità de facto, ma anche tutti quei reati non legati alla fattispecie che la legge prevede come le molestie, l’estorsione, ecc, in barba proprio alla propagandata supremazia della legalità sulla quale la destra ha vinto le ultime elezioni. Questi sono sono alcuni esempi del regime che si stà instaurando nel Paese. E’ un golpe strisciante, un golpe che non ha fasi cruente. E’ un golpe che non rinchiude gli avversari in uno stadio ma li rinchiude in una ragnatela di leggi che ne impediscono la agibilità democratica. Chi potrà arginare questo scivolamento antidemocratico del paese? Sicuramente non il PD la cui politica della pax veltroniana tende a fare, nella migliore delle ipotesi, una debole opposizione: oggi l’opposizione parlamentare è affidata a Di Pietro, mentre il PD è impegnato, assieme al PDL, a mettere fine definitivamente alla repubblica nata dalla guerra di liberazione partigiana, una repubblica che vedeva nella partecipazione e nella pari dignità politica di tutte le sensibilità presenti nel Paese la condizione necessaria per lo sviluppo della democrazia. La scelta del PD è stata inequivocabile sin dalla sua nascita: creare un sistema bipartitico in un’ottica di alternanza al potere. Non a caso la prima mossa di Veltroni, una volta divenuto leader del partito, è stato quello di ridare una legittimità politica a Berlusconi che era stato abbandonato da Fini e Casini che si ponevano in posizione critica, se non addirittura in alternativa, al cavaliere. Il modello americano bipartitico è un modello dove il partito non al potere non fa opposizione reale ma si candida a governare successivamente il paese proseguendo, sostanzialmente, le politiche del governo precedente. Questo sistema sancisce definitivamente il tramonto della speranza di creare un modello di società, e di sviluppo, alternativo al modello capitalista. Non a caso il sistema americano è, tra quelli occidentali, quello meno rappresentativo delle istanze di cambiamento di larghissime fasce di popolazione che non hanno rappresentanza ed è per questo caratterizzato da una scarsa affluenza al momento elettorale. Infatti il progetto del PD e del PDL non è, diversamente da quello che si pensa, creare un sistema bipolare nel quale si contrappongano un polo capitalista ad un polo anticapitalista che potrebbero sviluppare una dialettica riformatrice del sistema odierno in senso più equo e paritario nell’offerta delle opportunità. Il progetto è l’eliminazione del dissenso al sistema capitalistico e neoliberista.

In questo desolante quadro non poteva mancare la voce del Vaticano. L’ascesa al soglio pontificio di Ratzinger è il completamento dell’opera di Giovanni Paolo II. Woytila, grande comunicatore, era però molto rigido sulle questioni della fede e non a caso Ratzinger era uno dei suoi collaboratori più importanti in quanto Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede che è l’organismo della Curia Romana incaricato di vigilare sulla purezza della dottrina della Chiesa Cattolica. Tempo fa ebbe a dichiarare che “Solo nella Chiesa è possibile essere cristiani e non accanto alla Chiesa”.

L’opera di Ratzinger si inserisce a pieno titolo nelle vicende nazionali ed internazionali. Il suo pontificato è tutto teso alla demolizione del relativismo culturale. Il relativismo è una concezione filosofica secondo la quale non esistono verità assolute (potremmo dire che il relativismo è una continua ricerca della verità, è il non fermarsi nella ricerca e quindi nella conoscenza). La battaglia di Ratzinger, pur partendo dal presupposto teologico che Dio è verità assoluta e quindi il relativismo ne mette in dubbio l’esistenza, non fa altro che riproporre la validità del pensiero immodificabile e, in ultima analisi, del pensiero unico. Nella sua opera demolitrice trova ampio spazio l’affermarsi nella società del pensiero unico in quanto la negazione della validità del relativismo mette in risalto il pensiero dogmatico, imposto dall’alto. In ultima analisi, Ratzinger nel difendere la verità teologica, diventa l’alfiere dello sfruttamento che il sistema capitalistico impone alla natura ed all’umanità perché negando il relativismo nega implicitamente la possibilità della ricerca di alternative.

In questo contesto assume un importanza rilevante il prossimo congresso di Rifondazione Comunista. Questo congresso va al di là di quelle che sono le questioni interne, politiche e personali. Questo congresso stabilirà se, in Italia, resta aperta una prospettiva comunista ed anticapitalista. I rigurgiti autoritari ai quali stiamo assistendo pongono sulle spalle del partito che uscirà dal prossimo congresso una importanza storica notevole, forse ancora più importante del 1921 perché reduci di una sconfitta alla fine del secolo scorso siamo impegnati nella ricerca, teorica e pratica, per costruire una nuova via alternativa al capitalismo.

Si tratta, quindi, di non disperdere quel patrimonio di conquiste civili, politiche, culturali e sindacali storicamente consolidatosi nel nostro paese per metterlo al servizio di questo ambizioso disegno di alternativa al capitalismo. Per questo la domanda che ci poniamo oggi è sempre la stessa: Che fare?

Non va nascosto che all’interno della dialettica congressuale si stiano sviluppando due filoni di pensiero (celati o meno all’interno delle cinque mozioni): superare l’opzione comunista oppure no.

C’è chi apertamente dice che bisogna superare Rifondazione per riproporre la Sinistra Arcobaleno (mozione 2); c’è chi lo lascia sottointendere quando parla di costruire “una sinistra plurale non come fase di passaggio… ma come condizione fisiologica di una sinistra articolata in una pluralità di pratiche, di culture politiche e di riferimenti ideali” (in pratica l’Arcobaleno, un po’ più a sinistra del progetto bertinottiano, ripreso da Vendola ma comunque subalterno al PD di cui costituirebbe l’ala sinistra in una prospettiva bipartitica ma non bipolare), ma allo stesso tempo, strumentalmente, si erge ad unico difensore della sopravvivenza del partito (mozione 1); c’è chi si propone non solo di salvare il partito ma anche l’identità comunista per rilanciarne il progetto originario: la costruzione di un partito comunista di massa, dove per massa si intende “dal basso”.

Che fare? Il congresso deciderà se sarà Rifondazione a tenere ancora aperta l’alternativa anticapitalistica per rilanciare la sinistra, l’opposizione ed il conflitto sociale.

Renato Sellitto – Franco Romano

L’Ernesto – Area politica del PRC – Coordinamento provinciale Napoli