L’Europa in camicia nera

Diverse le ragioni per prestare attenzione all’uscita in Italia del libro di Pierre Milza Europa estrema. Il radicalismo di destra dal 1945 ad oggi (487 pagine, Euro 28,90, Carocci editore).
Pierre Milza non è certo uno storico da assumere acriticamente. Docente di storia contemporanea all’Institut d’études politique di Parigi, è stato per almeno vent’anni in stretti legami, professionali e d’amicizia, con Renzo De Felice, delle cui opere si professa ancora oggi fervente ammiratore. In linea con il suo maestro, in questo lavoro come nel precedente (Mussolini, uscito solo tre anni fa, sempre per Carocci editore), si fa portatore di alcuni giudizi storici, assolvendo, fra l’altro, le “classi dirigenti” in Italia e in Germania riguardo l’ascesa del fascismo e del nazismo, visti come obiettivi temporanei per “scongiurare la minaccia rivoluzionaria”, nella prospettiva di un ritorno quanto prima “alle pratiche tradizionali dello Stato liberale”.

Le matrici ideologiche

Nonostante anche altri limiti, di cui diremo, la ricerca nel suo complesso merita seria considerazione, a partire dal riconoscimento delle comuni matrici politiche e culturali delle diverse destre estreme in Europa. È questa una delle parti più interessanti e valide del lavoro, in cui scandagliando il retroterra ideologico delle vecchie e nuove destre, le si riconnette a filoni antichi, da quello “tradizionalista” e “controrivoluzionario”, nato in opposizione alla Rivoluzione francese, portatrice delle teorie dell’ineguaglianza degli individui e più tardi delle razze, al “nazionalismo plebiscitario”, nato anch’esso in Francia nella seconda meta dell’ottocento, al “nazionalismo integrale” della scuola maurrassiana, al fascismo vero e proprio. Un insieme ideologicamente disomogeneo, ma in grado, sostiene Milza, di “sfumare le differenze per rispondere all’appello di una guida catalizzatrice capace in un contesto di crisi di riunire le forze disperse”. Così è stato “prima e soprattutto dopo la presa del potere negli Stati in cui hanno trionfato il fascismo e le sue imitazioni”.

Le nuove destre radicali

In questa trattazione, ricca di informazioni, per certi versi quasi enciclopedia, si passa in rassegna il passato ed il presente dei singoli paesi europei, sconfinando fin nei territori dell’ex-Unione Sovietica. “Si tratta davvero di qualcosa di nuovo?”, si domanda inevitabilmente Pierre Milza. “Un pò dappertutto in Europa, all’Est come all’Ovest, vi sono militanti in camicia nera o bruna… ma non sono le loro rade legioni a costituire il pericolo principale che minaccia le nostre democrazie liberali. Noi dobbiamo temere di più coloro che hanno deciso, seguendo l’invito dei dottrinari della ‘nuova destra’ di avanzare a viso coperto”. Sono dunque le destre nazional-populiste a rappresentare per Milza la minaccia principale, dal Front National di Le Pen al Vlaams Blok fiammingo, dal FPO austriaco di Jorg Haider al successo della lista di Pim Fortuyn nei Paesi Bassi, dall’ UDC (Unione Democratica di Centro) in Svizzera alla Lega Nord di Umberto Bossi, a pieno titolo inserita nella costellazione dell’ultradestra razzista. “Numerosi di loro”, conclude l’autore, “vengono da movimenti neofascisti e neonazionalisti del secondo dopoguerra. Alcuni hanno addirittura partecipato all’impresa totalitaria, come militanti e come combattenti.” Le “nuove destre” in Europa “si sono adattate” e oggi come ieri mirano “a far entrare nelle teste delle idee che erano già veicolate più di un secolo fa”, dalla”criminalizzazione dell’immigrato al trinceramento sull’identità (declinato sul modo etnico o culturale), dalla glorificazione del ‘popolo’ alla critica delle élite, dal processo intentato alla classe politica al rifiuto implicito della democrazia rappresentativa”.
Sulla rilevanza della crescita delle destre radicali in Europa, Pierre Milza è ancora più perentorio: ”siamo in presenza di un fenomeno politico che per ampiezza sorpassa di gran lunga gli occasionali sfondamenti dell’ultradestra dopo il naufragio della coalizione hitleriana”. Immigrazione, insicurezza e identità i suoi cavalli di battaglia, capaci oggi di penetrare in profondità anche in settori operai e popolari, come il caso francese a più riprese ha indicato.

Un grido di allarme

Il libro di Pierre Milza è anche costellato di errori e imprecisioni. In particolare sulla ricostruzione del dopoguerra italiano: dal giudizio sull’“epurazione” (i fascisti non hanno per niente nella loro maggioranza scontato lunghe pene detentive), ad alcuni dati della cronaca politica e giudiziaria più recente (la strage di Bologna del 2 agosto 1980 non è rimasta senza colpevoli e il MSI-FT non ha eletto alle ultime elezioni politiche 11 deputati, solo per limitarci ad alcuni appunti). Ben più grave invece l’assenza di un ragionamento sulla “strategia della tensione” come chiave interpretativa delle vicende del neofascismo negli anni ’60 e ’70. Ma pur scontando questi limiti e assumendo angolazioni e approcci storici non sempre condivisibili, le conclusioni cui arriva Pierre Milza vanno considerate come un non trascurabile contributo di analisi, ma anche un grido di allarme. Le destre estreme, in tutte le loro varianti xenofobe e razziste, nazional-populiste e neonaziste, sono in crescita. Si alimentano a vicenda. Un virus che “può infettare tutta una parte del corpo sociale, e non solamente l’elettorato di destra”. Ben più profondi di quanto si credano i rapporti, le origini, l’ideologia. Un tutt’uno assai sfaccettato. Il titolo del libro, non per niente, in francese suonava anche meglio: L’Europa in camicia nera.