Le tre passioni di Giancarlo*

Ci sono tante morti e tanti modi per affrontare l’unico nemico invincibile di ogni essere vivente, un nemico subdolo e crudele che spesso riesce a stravolgere, fino all’annullamento, l’essenza stessa di un uomo in modo da renderlo irriconoscibile agli altri e a se stesso. Giancarlo Lannutti ha affrontato l’ultimo combattimento, contro le sofferenze di una malattia dagli esiti noti e certi, con orgoglioso puntiglio, opponendovi, semplicemente, i valori, le passioni, gli impegni di tutta la sua vita. Il suo ultimo articolo per Liberazione è di dieci giorni fa, di poche ore prima della fine la preoccupazione per Mirella, la sua compagna amatissima e forse, nelle ore di dormiveglia dell’ultima notte, ha pensato e sognato l’oggetto della sua terza passione: le montagne che tante volte aveva percorso con gli sci o con gli scarponi chiodati. Le tre passioni che Giancarlo concepì da giovanissimo e non tradì mai. La scelta ideale, di classe, gli derivava dall’educazione familiare – ricordava spesso i versi di sua madre sull’origine popolare e antifascista della Costituzione – e si concretò nell’iscrizione al Psi e nell’impegno alla Camera del Lavoro di Bolzano, dove incontrò i lavoratori e le montagne, la neve, gli sci, le baite dove a ogni ora si trovano polenta e vino. E un amico e maestro di eccezione, Lucio Luzzatto, già prestigioso protagonista dell’antifascismo e della Resistenza, che gli farà condividere il suo amore per il Sudtirolo e per i popoli in lotta per la libertà nei più lontani paesi del mondo. Di Luzzatto Giancarlo condividerà anche, più tardi, il percorso politico dal Psi al Psiup al Pci e quando, ormai giornalista affermato, passerà dall’Avanti a l’Unità sarà inviato in quel Medio Oriente di cui diventerà uno dei maggiori esperti italiani e che ha continuato a frequentare e a studiare nell’ultimo tormentato ventennio, quando le vicende del Libano, della Palestina, dell’Iraq saranno al centro del dibattito politico e dell’iniziativa del movimento operaio e pacifista. Qui, nell’impegno solidale al fianco del popolo palestinese, si paleserà senza tentennamenti il suo prender partito, la sua passione politica spesa senza riserve per la liberazione e la sovranità di un popolo. L’impegno degli ultimi anni, nel Prc al quale Giancarlo aderì fino dalla fondazione, non è solo giornalistico: scrive costantemente su Liberazione, collabora a l’ernesto, pubblica libri, milita con passione e rigore nel suo circolo – che è intitolato a Donini – partecipa a incontri internazionali, gira l’Italia per parlare dei diritti dei popoli, dell’aspirazione al comunismo, del ripudio della guerra e dell’imperialismo. Accanto a lui c’è sempre la fidanzata dei vent’anni, l’amore di tutta la sua vita e, nelle pause di un vivere tessuto di incontri e scontri, di riflessioni e di battaglie, le sue montagne, bianche di neve o verdi di pascoli, che gli riportano il ricordo della giovinezza e dell’amico e maestro di allora: un ricordo vissuto con tenerezza ma senza rimpianto, come solo può fare chi conserva le proprie radici per confrontarle col presente e proiettarle nel futuro. E forse sono state proprio queste le armi che hanno consentito a Giancarlo di affrontare l’ultimo scontro con l’ultimo nemico a occhi aperti, senza cedere nulla di quella che è stata la sua vita: la coerenza, il coraggio, la passione.

* per Liberazione e per l’ernesto