La svolta a destra in Portogallo

Tra i paesi europei in cui i governi social-democratici hanno subito sconfitte elettorali ad opera di partiti di destra ed estrema destra, c’è il Portogallo. Le elezioni politiche anticipate del 17 marzo scorso hanno messo fine a 6 anni di governi del Partito Socialista, e del Primo Ministro António Guterres.
Era dal 1995 che i socialisti portoghesi governavano a Lisbona, con abbondanti maggioranze relative in Parlamento, sfiorando la maggioranza assoluta. Dopo le elezioni politiche del 1999, il PS aveva addirittura la metà esatta dei 230 deputati nell’Assembleia da República (il Parlamento portoghese). Ma, come negli altri paesi dell’Unione Europea, il Governo PS ha utilizzato la sua presenza al governo per portare avanti una politica di destra.

La politica dei Governi PS

I governi di Guterres hanno privatizzato più dei precedenti governi di destra (fatto di cui i socialisti si sono vantati pubblicamente), essendo state privatizzate aziende pubbliche in settori strategici come l’energia elettrica, le telecommunicazioni, la distribuzione di benzina e gas, i trasporti. Nell’amministrazione pubblica è stata portata avanti una privatizzazione strisciante di numerosi servizi pubblici. Il Governo ha approvato una legislazione di finanziamento alla scuola privata (su forme diverse), nello stesso momento in cui la scuola pubblica viveva un sottofinanziamento cronico. In paralello, la Chiesa ha visto la sua azione ed influenza sussidiate da numerosi finanziamenti ed accordi con lo Stato, in particolare in materia di assistenza sociale. A livello del lavoro, si sono ulteriormente precarizzati i rapporti di lavoro e messi sotto attacco i diritti dei lavoratori. Si è cercato di fare passare un pacchetto di leggi molto negative su diritto di sciopero, sicurezza del lavoro, ferie, diritto alla contrattazione colettiva (tentativo che è fallito grazie alla lotta sindacale). Nel frattempo sono proseguite e si sono intensificate le politiche di favoreggiamento del grande capitale: scandalose esenzioni fiscali, finanziamento delle politiche di espansione dei capitalisti portoghesi in mercati di paesi dipendenti, promozione della privatizzazione graduale della sicurezza sociale.
Come i precedenti governi PS e di destra, il processo di integrazione europea ha ricevuto un’adesione entusiastica, nonostante sia in buona parte responsabile della distruzione di interi settori dell’economia portoghese, come l’agricoltura, la pesca, le costruzioni navale, l’industria siderurgica. I Governi PS sono stati fedeli sostenitori delle politiche di Maastricht, del Patto di Stabilità, della creazione di una moneta unica con la quale il paese ha perso una buona parte della sua sovranità. É stato durante la Presidenza portoghese dell’UE (gennaio-giugno 2000) che il Vertice di Lisbona ha approvato il documento sulla flessibilizzazione del lavoro (la cosidetta “strategia di Lisbona”, poi confermata a Barcellona) che difende “l’accelerazione della liberalizzazione in settori come il gas, l’elettricità, le poste, i trasporti e l’aviazione commerciale”. I Governi PS hanno sempre sostenuto l’attuale processo di creazione di un Esercito europeo, che é il simbolo della trasformazione dell’Unione Europea in un blocco politico-militare imperialista. Così come hanno sempre partecipato sempre alla scalata bellica ed aggressiva scatenata negli ultimi anni dal imperialismo statunitense, dalla guerra contro la Jugoslavia, al sostegno alla guerra contro l’Afghanistan.
Questa politica è stata accompagnata da un’esercizio del potere del tutto analogo a quello che il PS aveva così duramente criticato nei precedenti governi di destra: l’uso abusivo del apparato dello Stato, l’uso dei fondi pubblici (e comunitari) per fare opere publiche di grande impatto mediatico e che favoriscono interessi immobiliari, ma che non sono prioritarie. Ed anche, qui e là, misure positive di natura sociale, come la creazione di un Reddito Minimo Garantito. Questa politica ha permesso (sopratutto nei primi anni di governo) di camuflare la reale natura della loro politica e di mantenere una quota di popolarità considerevole. Ma ha anche avuto pesanti conseguenze, sia da un punto de vista finanziario, sia da un punto di vista economico, che si sono pienamente espresse in questi ultimi due anni. Tra il 1995 ed il 2000, il deficit del bilancio commerciale portoghese è cresciuto più di 5 milliardi di Euro, e rappresenta oggi il 12% del PIL, cioè il più grande, in termini relativi, dell’UE.

L’opposizione ai Governi PS

Per la maggior parte della durata dei governi di Guterres, l’opposizione politica è venuta solo da sinistra: dal Partito Comunista Portoghese e dalle grandi centrali sindacali portoghesi, la Confederazione Generale dei Lavoratori Portoghesi (CGTP), all’interno della quale i comunisti sono in maggioranza. Nella prima legislatura, Guterres ha sempre trovato nei partiti di destra (PSD – Partito Social Democratico, e CDS/PP – Partito Popolare) i voti di cui aveva bisogno per far passare le sue leggi Finanziarie e le leggi più importanti. L’opposizione sociale ha visto in questo periodo numerose lotte settoriali e generali, come la lotta contro il già riferito pacchetto di leggi sul lavoro, culminata nella grande manifestazione (CGTP) di 50 000 lavoratori del marzo 1999, e la lotta per le 40 ore di lavoro.
È stato in questo contesto di crescente insoddisfazione e di lotte sociali che si svolsero le elezioni politiche del 1999, in cui il Partito Socialista perse voti a sinistra, sia verso la coalizione sostenuta dal Partito Comunista (CDU), che verso una nuova formazione política, il Blocco di Sinistra (BE), creata da ex-trotskisti, ex-maoisti ed ex-PCP. Il BE ricevette un’appoggio consistente da parte dei media, nell’attesa che potesse conquistare elettori al PCP, ma alla fine strappò voti al PS. I voti persi dal PS a sinistra furono, per lo più, compensati da guadagni provenienti da una destra divisa e trascinata dal PS.
La destra portoghese, ed importanti settori del capitale, hanno compreso il significato di queste lotte ed elezioni. Da quel momento hanno indurito notevolmente la loro opposizione al governo, cercando di capitalizzare lo scontento crescente nel paese. Il dirigente del CDS/PP (ed oggi Ministro della Difesa) Paulo Portas, ha adottato la classica divisa populista reazionaria del discorso sociale e temi cari alla destra. Con una presenza garantita in TV, si è presentato come difensore “dei più poveri”, dei pensionati, ma anche di più “ordine” e poteri per la polizia, della lotta alla criminalità, che veniva associata alla recente crescita esponenziale di immigrati in Portogallo. Il dirigente del PSD (ed attuale Primo Ministro) Durão Barroso, cercava di assumere il tono da statista, lontano dal suo passato maoista, criticando il PS da posizioni di ortodossia neo-liberale. Il loro sostegno parlamentare al governo venne meno, almeno in pubblico: l’approvazione delle Finanziarie del 2001 e 2002 è avvenuto in mezzo ad episodi degradanti, con il negoziato pubblico fra il governo ed un deputato del CDS/PP (ufficialmente in collisione con il suo Partito) di favori per la regione dove è anche sindaco, in cambio dell’unico voto in più di cui il Governo aveva bisogno per far passare le Finanziarie. Si sono moltiplicate le denuncie nei media di casi di corruzione e contrasti nel governo, creando l’immagine di un governo in crisi.
Il Partito Socialista, sentendosi minacciato, ha cercato di moderare le sue iniziative anti-sociali più controverse in termini pubblici, ed ha lanciato, in forma ufficiosa, un’offensiva mediatica e personale cercando di portare i comunisti ad accettare intese con il Governo, senza reali cambiamento di fondo nella sua politica, manovra non accettata dai comunisti.
La lotta sociale al Governo non è cessata, in questi ultimi due anni. La CGTP (che non ha mai firmato qualsiasi Patto o Concertazione Sociale con il Governo) ha organizzato nuove manifestazioni, come quella che ha riunito parecchie decine di migliaia di lavoratori nel marzo del 2000, all’occasione del Vertice Europeo di Lisbona. Ed ha dato un contributo decisivo al successo della manifestazione di giugno, in occasione del Vertice di Oporto.

Il ciclo elettorale del 2001/2

Nei 14 mesi dal gennaio 2001 al marzo 2002 si sono svolte ben tre elezioni, che hanno modificato profondamente il quadro politico portoghese. Il 14 gennaio 2001 si sono svolte le elezioni presidenziali1 , che non hanno dato segni dei cambiamenti politici in corso. Il Presidente in carica, il socialista Jorge Sampaio, eletto nel 1995 con il sostegno decisivo dei comunisti, aveva la sua ri-elezione assicurata, secondo tutti i sondaggi. Il suo sostegno pubblico al governo ed alla guerra della NATO contro la Jugoslavia esigevano tuttavia che il PCP presentasse un suo candidato, come affermazione di autonomia ed opposizione politica. Si é trattato di una campagna difficile per i comunisti, sia per la natura dell’elezione (a vincitore unico), che per la campagna di stampa sistematica di far credere che il candidato comunista non sarebbe andato fino in fondo e che avrebbe chiesto alla fine il voto per Sampaio (com’è successo, in un quadro del tutto diverso, nel 1995). In un’elezione marcata da un’altissimo tasso di astensioni (50%), Sampaio è stato rieletto al primo turno con il 55,8%, mentre il candidato della destra (Ferreira do Amaral) prendeva il 34,5%, il candidato comunista (António Abreu, dell’Ufficio Politico) il 5,1% ed il candidato del BE (Fernando Rosas) il 3,0%.
Sono state le elezioni amministrative del dicembre del 2001 che hanno segnato un profondo cambiamento. In quelle elezioni, ed inaspettatamente, c’è stata una grande svolta a destra. I socialisti hanno perso la maggioranza nelle più grandi città portoghesi, e la destra ha vinto a Lisbona (dove il PS governava in coalizione con i comunisti), Porto, Coimbra, Faro. I comunisti hanno perso in municipalità importanti (fra le quali Évora e Barreiro). In controtendenza, i comunisti hanno strappato ai socialisti (a maggioranza assoluta) la capitale del distretto operaio di Setúbal. A livello nazionale (e con un’astensione del 40%) i socialisti sono scesi dal 37,82% al 33,92%2, e la destra nel complesso è salita dal 40,14% al 43,21%. Le perdite dei comunisti in termini percentuali non sono state molto significative (dal 12,46% al 11,14%), ma la sconfitta è stata più importante in termini di Sindaci eletti (che, per legge, sono i capilista della lista più votata): da 41 a 28. I comunisti hanno perso la presidenza di municipalità dove hanno preso più del 40% dei voti (Évora, Barreiro, Grândola) ed anche più del 46% dei voti (Mértola, Barrancos). Tra le cause di queste perdite, c’é l’enorme campagna che, da anni, i socialisti fanno con l’obiettivo specifico di vincere nelle municipalità a maggioranza PCP, utilizzando tutto l’apparato ed i finanziamenti dello Stato a questo fine. Ma ci sono anche problemi e difficoltà dei comunisti, legati alle profonde trasformazioni socio-economiche verificatesi, all’indebolimento delle organizzazioni di Partito, ai vizi ed accomodamenti che si creano nell’esercizio del potere. Sono problemi che sono stati segnalati e discussi al XVI Congresso del PCP, che esigono tempo e sforzo politico per essere superati. Ma se è evidente che esistevano fattori interni e locali che hanno influenzato il risultato, è anche evidente che c’é stata una svolta globale a destra (simile a quelle che si sono verificate in altri paesi europei) nell’attuale contesto di “guerra permanente” dell’imperialismo, gli effetti della quale non vanno sottovalutati.
La notte stessa delle amministrative, il Primo Ministro Guterres si è dimesso. Sono state indette nuove elezioni politiche, che si sono svolte lo scorso 17 marzo. Una destra incoraggiata dalla vittoria si è presentata come favorita. Un PS messo in crisi dalla sconfitta e dalle dimissioni del suo dirigente principale ha scelto di inscenare una “svolta a sinistra”, eleggendo come suo dirigente l’ex Ministro per la Sicurezza Sociale, Ferro Rodrigues, sbandierando la sua fama di uomo con una “coscienza sociale” (ma anche con una “mano di Ferro”, come diceva la loro propaganda elettorale). Per i comunisti si è trattato di un’elezione difficile, venuta a ridosso di una sconfitta dolorosa, divenuta drammatica per la furiosa campagna pubblica che alcuni ancora membri del Partito hanno subito lanciato contro l’orientamento, la natura e la direzione del PCP, alla quale hanno adossato responsabilità per l’avanzata delle destre, a causa della troppo ferma opposizione alla politica dei governi socialisti. Questo settore del PCP, che vuole cambiare l’identità e natura del partito, ha visto le sue posizioni sconfitte da una schiacciante maggioranza al XVI Congresso. Ma avendo dalla sua parte il totale sostegno e promozione della maggioranza dei media legati al grande capitale ed al potere, ha chiesto (nonostante si fosse in pieno periodo elettorale) la realizazzione di un Congresso Straordinario ed una nuova direzione di Partito prima delle elezioni, presentandosi al tempo stesso come “vittime” di inesistenti “persecuzioni” interne. In termini pratici, questa campagna ha contribuito non solo a lasciare disorientato un’elettorato comunista già scosso dai risultati delle elezioni amministrative, ma ha anche contribuito a resituire la verginità al Partito Socialista dalle sue gravissime responsabilità per la politica fatta dal Governo e per le conseguenze che in Portogallo, come altrove, ha avuto una pratica politica al servizio del capitale, ma portata avanti a nome della “sinistra” e del “socialismo”. Gli attacchi contro l’opposizione di sinistra al governo hanno anche contribuito a canalizzare lo scontento popolare verso la destra.
I risultati elettorali (vedere la tebella annessa) segnano la vittoria della destra, un calo dei socialisti e dei comunisti (al 7%) ed una votazione praticamente stabile del Blocco di Sinistra (BE), che in questo contesto è riuscito a raccogliere voti tra elettori comunisti, anche se ha perso verso il PS (ed è sceso nelle grandi città). I risultati creano una situazione nuova e complessa. Il PCP è attualmente impegnato, per decisione del suo Comitato Centrale, in un grande dibattito interno chiarificatore, per attrezzare il Partito alla nuova situazione, dibattito che culminerà in una Conferenza Nazionale del Partito, il 22 giugno. Il nuovo governo di destra ha già annunciato un’offensiva in vari fronti. I prossimi tempi saranno tempi di lotte dure.

Note

1 In Portogallo il Presidente della Repubblica viene eletto a suffragio universale.

2 Si danno qui le percetuali relative agli organi legislativi municipali (Assembleias Municipais). Per legge, anche gli esecutivi municipali si eleggono a suffraggio universale e proporzionale, ma i risultati dei legislativi municipali sono quelli che più fedelmente rispecchiano una scelta apolitica dell’elettorato. Si esclude il municipio di Lisbona dai risultati di socialisti e comunisti, a causa della coalizione PS-PCP in quella municipalità.