La speranza è il movimento per la pace

La guerra contro l’Iraq ha rappresentato uno spartiacque per l’umanità. Peserà come un macigno sulla storia. Prima di tutto perché la super-potenza USA l’ha voluta in barba alla comunità internazionale. Secondo, questa dichiarazione di guerra quasi unilaterale ha stracciato l’ONU. Terzo, questa “guerra preventiva” ha messo sotto i piedi i principi fondamentali dell’ONU. Quarto, il mondo musulmano ha percepito l’attacco all’Iraq come un attacco contro l’Islam stesso.
Questo significa cancellare le voci moderate nel mondo arabo, fomentare le tendenze fondamentaliste e preparare nuove guerre di religione e nuove crociate. Quinto, questa guerra esprime al meglio questo sistema economico-finanziario che trova nelle armi il suo motore.
Il complesso militare-industriale americano, giocando sui sentimenti del dopo 11 settembre, ha voluto rilanciare l’economia mondiale in recessione tramite enormi investimenti in armi. Gli USA hanno investito circa 500 miliardi di dollari nel 2002 (il bilancio della Difesa 2002 firmato da Bush prima di Natale era di 380 miliardi di dollari!). A questi bisogna aggiungere i 60 miliardi di dollari stanziati dal congresso sotto Clinton per rafforzare l’armamento atomico americano. Altri 60 miliardi di dollari dovrebbero essere stati accantonati per iniziare la costruzione dello Scudo Stellare che, a lavori compiuti, dovrebbe costare 300 miliardi di dollari. Infine per la guerra contro l’Iraq gli USA devono aver stanziato 100 miliardi di dollari (a cui ora il Congresso ha aggiunto altri 82 miliardi di dollari). Fonti americane, rilanciate dall’Agenzia MISNA, calcolavano, prima della guerra, che essa sarebbe potuta costare dai 1.000 ai 1.900 miliardi di dollari: dipendeva dalla sua durata.
È chiaro che qui ci troviamo davanti ad una incredibile macchina da guerra che non può più non sfociare in nuove guerre. È chiaro che ormai le armi sono il motore dell’economia e della finanza mondiali. E’ altrettanto chiaro che tutto questo è la premessa per la “guerra infinita”. Sarà una guerra dietro l’altra, decise dall’ Impero.
Non dimentichiamo poi che questi enormi investimenti in armi servono al 20% della popolazione mondiale per mantenere i propri privilegi, che non sono negoziabili, come diceva il vecchio Bush.
Ecco perché ritengo che questa guerra non sia altro che il risultato di un mondo costruito sull’ingiustizia più assurda.
Accettare questa guerra vuol dire accettare questo Sistema di morte. Per rifiutare questo Sistema che uccide attraverso le armi e attraverso la fame, dobbiamo dire no alla “guerra infinita”, come abbiamo detto no alla sua premessa, la guerra in Iraq, che ne è stata l’espressione più emblematica.
È ormai ovvio ai più che questa guerra è stata ingiusta e illegittima! Perfino il New York Times si è schierato contro: la comunità internazionale si è espressa contro!
Ma vi sono grandi segni di speranza.
Li hanno annunciati gli stessi New York Times e Financial Times, quando hanno asserito che il 15 febbraio (quando oltre 100 milioni di persone in varie città del mondo hanno marciato contro la guerra all’Iraq!) è nata la “seconda super-potenza”, cioè “l’opinione pubblica mondiale” (non mi piace molto questo vocabolario, ma è importante che il più autorevole quotidiano americano abbia così salutato la nascita planetaria della società civile organizzata, della quale la super-potenza americana non può non tenere conto) .
Questa è la speranza! In Italia si esprime forse la miglior società civile organizzata d’Europa. E vedo che questa società civile va ancor più crescendo ed allargandosi, nel nostro Paese, in questi ultimi tempi.
Ho visto con i miei occhi negli ultimi sei mesi fiorire un movimento straordinario e si sbagliano quanti pensano che esso rientrerà. Da qui non si tornerà indietro!
Altri segni di speranza: forse per la prima volta “l’uomo della strada” comincia a capire che la guerra è una tragedia costruita sulle menzogne (la guerra all’Iraq non ha forse, per le sue dinamiche, rivelato a tanti, tantissimi, le grandi bugie che le stavano dietro?).
Il tarlo del dubbio sulla guerra è entrato nel cittadino “normale”. È questo un salto di qualità antropologico straordinario.
Nonostante il momento difficile che viviamo c’è speranza: la speranza che i popoli del mondo divengano un unico popolo per la pace!