LA SINISTRA ARCOBALENO NASCE CANCELLANDO LE DIVERSITA’.

I dirigenti del Prc affermano di voler far nascere una sinistra unitaria e plurale e cancellano un’area politica e culturale che rappresenta il 10% di Rifondazione Comunista. La Sinistra Arcobaleno nasce dunque cancellando il pluralismo, con un atto di discriminazione politica.

– Nella sua relazione al CPN su “criteri e modalità per le candidature” il compagno Francesco Ferrara, membro della Segreteria nazionale e resp. Organizzazione, a proposito del “pluralismo interno”, afferma:
“Noi pensiamo che quei compagni che non sono d’accordo con la linea espressa dalla maggioranza del partito ma che collaborano in maniera dialettica, sia a livello nazionale che territoriale, alla vita del partito debbano avere una legittima rappresentanza dentro la scelta che facciamo. Penso invece che quelle compagne/i che non svolgono quel ruolo fondamentale di minoranza ma piuttosto si esercitano in una effettiva opposizione all’impianto complessivo delle modalità democratiche e delle modalità che ci siamo dati sul versante della politica, non possano per loro stessa legittima scelta, rappresentare il partito nella compagine parlamentare”.
(Liberazione, 24 febbraio 2008).

Questa affermazione è gravissima: teorizza apertamente una discriminazione politica, tra minoranze buone e cattive, ed è in esplicito contrasto con la lettera e lo spirito dello Statuto del Partito. E sembra ignorare, sul piano territoriale, che compagne/i dell’Ernesto DIRIGONO E GESTISCONO, INSIEME AD ALTRI, INTERE E GRANDI FEDERAZIONI, PER NON PARLARE DEI CIRCOLI : OVVERO INTERI PEZZI DI PARTITO. A partire dalla Federazione di Bologna o da quella di Vicenza, protagonista del movimento che ha portato, tra l’altro, alla grande mobilitazione nazionale dei 200.000 contro la base militare USA.

Questa affermazione del compagno Ferrara:

– viola l’art.3 dello Statuto in cui si dice che “l’intera vita interna del PRC e l’intero tessuto delle sue relazioni interne sono orientati alla libertà e alla democrazia” per cui “ogni iscritta/o ha il diritto di esprimere anche esternamente le proprie opinioni politiche” e “il diritto di elettorato attivo e passivo”;

– viola l’art.5 volto a “garantire la libera espressione di tutte le opinioni”;

– viola l’art.7 in cui si afferma che “il libero dibattito e la pluralità delle posizioni rappresentano l’essenza della vita democratica del partito che è impegnato nei suoi organismi dirigenti alla ricerca costante della sintesi”;

– viola l’art.8 che garantisce il diritto alla “pluralità delle posizioni che possono esprimersi liberamente e in modo trasparente attraverso diverse forme di aggregazioni o tendenze, sia in fase congressuale sia nel corso di dibattiti su questioni di grande rilevanza politica”;

– viola l’art.57 che, in materia specifica di “cariche pubbliche ed elettive”, sostiene che “nel rispetto del vincolo di maggioranza sulle alleanze e le scelte politiche approvate dagli organismi dirigenti, nelle cariche elettive vanno valorizzate le pluralità delle esperienze e delle soggettività interne al partito”.

Va notato qui, a proposito delle “modalità democratiche” citate ambiguamente e con linguaggio poco trasparente da Ferrara, che in ogni occasione in cui si è votato in Parlamento, i due parlamentari che si rifanno all’area dell’Ernesto hanno SEMPRE rispettato la disciplina di partito e di gruppo, anche quando il loro dissenso di merito era radicale, motivato e investiva persino questioni di coscienza, come nel caso della pace, della guerra e delle missioni militari.

E va notato che MAI gli organismi di garanzia hanno avuto nulla da eccepire sull’azione e sulle “modalità” dell’azione dei due parlamentari in questione, che debbono quindi essere considerate da tutto il partito come ASSOLUTAMENTE LEGITTIME e quindi non possono essere richiamate come argomenti per la esclusione dalle liste elettorali.

– La questione viene richiamata nell’ODG presentato al CPN e sottoscritto da 13 compagne/i (primo firmatario Guido Benni) che fanno parte di diverse aree ed ex mozioni congressuali, di minoranza e di maggioranza, in cui tra l’altro si afferma:

“La modalità di scelta dei candidati va prospettandosi in coerenza con la modalità della scelta, finora, di una campagna elettorale fondamentalmente subalterna a Sinistra Democratica e al Pd e con la cancellazione della falce e martello. Sarebbe grave ed emblematico se le decisioni sulle liste avvenissero, come è avvenuto finora sulla linea politica, senza il rispetto né delle proposte dei territori (come recita lo Statuto agli articoli 56 e 59) né delle minoranze (sempre lo Statuto all’articolo 57). Sarebbe un modo per danneggiare ulteriormente il risultato elettorale, deludendo parti rilevanti del partito e dell’elettorato che invece hanno bisogno di essere motivate, per una campagna elettorale importante e difficilissima.
Anche per una reale democrazia interna serve un radicale cambiamento di rotta. E’ necessario consultare ed ascoltare gli iscritti e le iscritte oltre che i sondaggi, praticando nei fatti quella democrazia partecipata a fondamento della rifondazione comunista. Ma l’autonomia del nostro partito e la sua piena sovranità nelle sue scelte sono alla base di una reale democrazia interna. Se il partito diventa eterodiretto e le decisioni vengono prese nel rapporto fra vertici ristrettissimi di alcune forze di sinistra, non ci potrà essere nessuna vera democrazia e partecipazione dal basso”.
(ODG sottoscritto da : Guido Benni, Claudio Bettarello, Fosco Giannini, Antonello Manocchio, Adriana Miniati, Francesco Maringiò, Leonardo Masella, Vladimiro Merlin, Olido Orlandini, Gianluigi Pegolo, Roberto Sconciaforni, Fausto Sorini, Marco Verruggio).

Su questo punto sono intervenuti diversi compagni e compagne al CPN.

Dall’intervento di Gianluigi Pegolo al CPN (area Ernesto) :
“Il punto sul quale voglio soffermarmi è il seguente: la nostra posizione, dichiaratamente alternativa a quella della maggioranza, ha ancora cittadinanza nel partito o viene considerata intollerabile?
Esiste ancora, insomma, la garanzia di un’effettiva agibilità politica nel nostro partito? Quando parlo di effettiva agibilità politica – ovviamente – non mi riferisco al solo diritto di espressione di queste posizioni, ma anche alla possibilità, per chi le sostiene, di esercitare un ruolo effettivo. Se pongo questo interrogativo è perché la segreteria nazionale, nei giorni scorsi, ci ha fatto sapere che l’area dell’Ernesto – in quanto area di opposizione – non ha diritto ad avere alcuna presenza a livello parlamentare. Non solo, ma ci è stato anche fatto balenare la possibilità di un atteggiamento diverso se avessimo sospeso l’iniziativa di protesta che si terrà domani davanti a questa sede. Quell’iniziativa, però non ci appartiene. E’ stata promossa da compagni autoconvocati di Roma, che fanno riferimento ad aree diverse. Ed in ogni caso noi non accettiamo ricatti. Lo vogliamo ripetere in modo pacato ma fermo: noi non siamo in vendita e non sarà la minaccia di toglierci due parlamentari che farà cambiare le nostre posizioni politiche. Da quando è stata avanzata la proposta del nuovo soggetto politico noi abbiamo espresso un dissenso esplicito, ma tutti sanno che per questo non abbiamo mai fatto venir meno la nostra solidarietà, specie nei passaggi difficili a livello parlamentare. Credo che ogni discriminazione nei nostri confronti segnerebbe il venir meno di elementari garanzie democratiche. Né accettiamo la protervia di una maggioranza che si arroga il diritto di distinguere fra minoranze buone e cattive. Per questo chiedo a questo Comitato Politico Nazionale di farsi garante del pluralismo interno, che dovrebbe essere tutelato dal nostro statuto, ma che – in ogni caso – costituisce in qualunque corpo politico la condizione fondamentale per il mantenimento di un impegno comune”.
Dall’ intervento di Fosco Giannini al CPN (area Ernesto):
“Il compagno Ferrara ha delineato una distinzione tra minoranze buone e oppositori cattivi, oppositori da escludere, punire, emarginare. Caro Ferrara, non capisco davvero che cosa vuoi dire: una minoranza è di per sé opposizione, se no sarebbe maggioranza o un’ala della maggioranza. Se una minoranza è quella di sua maestà, è quella servile, non è minoranza. E’ solo utilizzo di alcune differenze politiche a fini di lucro, di accumulazione di prebende e potere: è opportunismo! E l’opportunismo non fa bene alla verità e alla democrazia, anche alla democrazia interna al nostro Partito. Le minoranze non possono che essere di opposizione, e cioè si oppongono, senza calcoli opportunistici e di sopravvivenza, ad una linea che non condividono! La teorizzazione di una minoranza ingabbiata entro limiti politici decisi dalla maggioranza è un orrore antidemocratico…
Caro Ferrara, cari compagni del gruppo dirigente: al vostro posto sarei molto cauto nel tentare di emarginare ed escludere le minoranze. Vi sono migliaia di iscritti e militanti che a queste minoranze tengono molto e per queste minoranze sarebbero disposte a battersi in modo determinato. Queste migliaia di compagne/I e hanno un rapporto ormai molto critico col Partito e per noi è stato e rimane difficile convincerle che la cosa giusta (l’unica possibile) è continuare a battersi nel Partito e militare per Rifondazione Comunista. Sono migliaia di compagne e compagni, come ben sai, compagno Ferrara. Noi li abbiamo sempre convinti a non andarsene a casa, a continuare la militanza, svolgendo così un’azione unitaria e volta al rafforzamento del Partito. Non convincerli tu, Ferrara, ad abbandonare la militanza e l’impegno politico. Per ultimo, al compagno Giordano: non si può chiedere una moratoria interna per la campagna elettorale con il sorriso sulle labbra e con la spada in mano. Ti dico tutto questo, compagno Giordano, solo per necessità di una discussione politica, non per altro. Perché mai, anche se potessi, scambierei una mia candidatura con la rinuncia alle cose in cui credo, con la rinuncia alla battaglia politica”.
Dall’intervento di Leonardo Masella al CPN (area Ernesto):
«Tuttavia, noi comunisti siamo tranquilli e invito alla tranquillità, perché sappiamo che non riuscirà questo progetto, fallirà come è fallita la Bolognina. Perché se c’è una esigenza storica che è anche una esigenza sociale, questa è insopprimibile, prima o poi risorge, riemerge. E non è con la repressione che si riuscirà a cancellarla, compagne compagni, anzi. E’ un onore che il compagno De Palma dica qui, oltre che è d’accordo con Bertinotti, che chi nel partito si è veramente opposto al superamento di Rifondazione Comunista, va espulso dalle liste elettorali ! E’ un onore che il compagno Ferrara dica a Pegolo che c’è una minoranza buona che va premiata perché non dà molto fastidio e una minoranza cattiva che pur avendo rispettato rigorosamente lo statuto del partito, votando tutte le porcherie di questo governo Prodi, tutte, comprese le missioni militari all’estero e la capitolazione sul welfare, viene cancellata. Chiaro, no ? Quindi non c’è un motivo disciplinare o statutario, c’è un motivo politico e ideologico, si tratta di una chiara discriminazione anticomunista e per me è un onore, perché dimostra francamente, in questo mercato delle vacche che è la società italiana, e in particolare il mercato delle poltrone istituzionali e della corruzione morale connessa, in cui tutto si vende e tutto si compra, che c’è qualcuno che non si vende e non si compra, cioè che i nostri ideali comunisti non sono in vendita. ».
Dall’intervento di Donatella Linguiti al CPN (sottosegretaria ministro Paolo Ferrero, area di maggioranza):
«Voglio dire un’altra cosa sulla questione dei criteri. Capisco che è difficilissimo, ma anche qua credo che debba vivere lo spirito delle cose in cui crediamo e l’unico punto su cui non sono d’accordo della relazione di Ferrara, riguarda l’esclusione di una componente critica del nostro partito. Io, per esempio, sono la più lontana possibile dalle posizioni politiche di Fosco Giannini, che è un compagno che conosco bene e conosco le sue posizioni – veniamo dalla stessa esperienza di territorio – ma non credo che noi possiamo pensare che ci sono i nemici interni nel partito. Ecco io su questo, dal punto di vista dei principi in cui noi stessi crediamo, credo che facciamo un errore. Non credo che avendo paura della differenza e della critica si risolva il problema in questo senso…Credo che se la casa della sinistra è una casa aperta e di tutti, deve contemplare anche la possibilità di ospitare chi la pensi nel modo opposto al mio su tante questioni ».
Dall’intervento di Marco Gelmini al CPN (area di maggioranza):
«Concordo anch’io sul fatto che c’è bisogno di maggiore democrazia al nostro interno… Io non credo che bisogna considerare avversari politici coloro che sostengono al nostro interno legittimamente una discussione politica da rinviare al congresso. Ci misureremo là. Penso che lo “stile e la misura” che ci proponeva Schettini dovremmo averlo soprattutto all’interno del nostro gruppo dirigente e all’interno del nostro dibattito».
Dall’intervento di Claudio Grassi al CPN (area Essere Comunisti):
Sui “criteri per la costruzione delle liste”:
“Nel momento in cui si agisce il proprio dissenso nel rispetto delle regole comuni che ci siamo dati, ritengo che esso debba avere pari cittadinanza in tutti i luoghi dove il partito è rappresentato”.

Dall’intervento di Maria Campese al CPN (area Essere Comunisti):
“Per quanto riguarda i criteri per la formazione delle liste elettorali, ritengo che sia il momento, non più rinviabile, di dare attuazione a quanto deciso alla Conferenza d’organizzazione di Carrara”, tra cui : “piena rappresentanza al pluralismo interno”.
Dal resoconto del CPN di Davide Pappalardo nel Sito “Valorizzare il saper fare”:
“Un’ulteriore notazione per quanto riguarda i criteri. Fra i criteri enunciati proposti dal compagno Ferrara e poi non ripresi nel dispositivo finale era stata avanzata la tesi di escludere dalle liste quei compagni che la pensano diversamente dalla segreteria. Giudichiamo questo sbagliato e ci auguriamo che non sia questa la prassi adottata nelle proposte che il CPN prenderà in considerazione il 29 febbraio”.
Ha così commentato la vicenda il quotidiano Il Manifesto (23 febbraio 2008):
“Trattamento differenziato per le minoranze di Rifondazione comunista nella compilazione delle liste per le elezioni politiche del 13 e 14 aprile. Dopo l’uscita dal partito dell’area trotzkista di Sinistra critica – che si presenterà alle urne sotto l’insegna della falce e martello – restano nel Prc l’area Essere comunisti di Claudio Grassi e Alberto Burgio e quella dell’Ernesto di Fosco Giannini e Gianluigi Pegolo. Solo i primi saranno ricandidati, ha spiegato ieri davanti al comitato politico nazionale del partito il responsabile dell’organizzazione Francesco Ferrara. In quanto minoranza «dialettica»: Grassi ha dalla sua una lunga pratica di contestazione delle scelte della segreteria ma poi di voto conforme alla maggioranza. Restano fuori invece Pegolo e Giannini dell’Ernesto in quanto «contrastano al fondo qualsiasi scelta del partito». La reazione nel CPN che prosegue oggi e deve approvare i criteri per la formazione delle liste è stata dura: «Mi chiedo se la parola democrazia abbia ancora un senso – ha detto Pegolo. Noi non siamo in vendita, non rinunceremo alle nostre idee in cambio di due posti in parlamento» “.