La sindrome Cecena

… Sono possibili due approcci alla questione cecena. Secondo uno di questi, la Cecenia attuale è un ascesso che infetta l’organismo sano dello stato e della società russa. Il secondo punto di vista considera la Cecenia solo come la manifestazione più grave della malattia di tutto l’organismo statale e sociale. La prima posizione viene sostenuta essenzialmente dal governo. L’opposizione popolare-patriottica fa proprio il secondo punto di vista: la Cecenia non è la fonte originaria del contagio, ma il suo sintomo più evidente. Semplicemente in Cecenia si è concentrato il peggio di ciò che si manifesta in qualsiasi regione russa, da Mosca alla periferia. La differenza sta solo nel livello della manifestazione, ma non nella qualità e nell’essenza. Se in tutta la Russia viene ritardato il pagamento di salari e pensioni, molto semplicemente in Cecenia non viene neppure erogato. Se in Russia la popolazione è stata depredata attraverso ogni genere di manipolazioni canagliesche, dai “buoni” alle piramidi finanziarie, in Cecenia essa è stata violentata con strumenti militari. Mentre in Russia la proprietà del popolo è stata spartita tra i clan oligarchici, in Cecenia è stata divisa tra i gruppi di banditi. I problemi riguardanti la proprietà vengono sempre più frequentemente risolti in Russia alla maniera cecena: con attacchi armati alle aziende. Il regime terrorista ceceno è parte integrante del regime criminale-oligarchico imperante in Russia, il suo prodotto più funesto. Non è possibile liquidare il primo, senza toccare l’altro. Il regime eltsiniano agisce in maniera più “morbida”, ma in realtà le devastazioni che produce sono maggiori. I risultati delle “riforme” sono stati nefasti: si muore prematuramente, le nascite sono calate paurosamente, si emigra all’estero, si impazzisce più frequentemente, il numero dei suicidi è negli ultimi tempi tre volte superiore al numero delle vittime cadute per mano dei banditi di Basaev e Chattab. La popolazione russa è diminuita di otto milioni di unità negli anni della direzione di Eltsin. La spiegazione del perché in Cecenia i guasti del sistema si siano manifestati in maniera più acuta, sanguinosa e crudele sta nelle cause storiche, che affondano le loro radici in un lontano passato. Se vogliamo parlare delle radici del separatismo e del terrorismo in Cecenia negli ultimi anni, allora dobbiamo affermare che questi mostruosi eventi sono stati prodotti dalle azioni sconsiderate e criminali di Eltsin nella lotta per il potere. Per attrarre dalla sua parte le regioni egli affermò: “prendete tutta la sovranità che potete acquisire”. Naturalmente, ciò venne immediatamente utilizzato nell’interesse egoistico sia delle forze interne che di quelle straniere per favorire lo smembramento dello stato unitario russo, in cui la Cecenia si presentava come il punto più pericoloso…

… Bisogna in particolare sottolineare quanto segue. Secondo il parere degli esponenti del popolo ceceno sostenitori di posizioni nazionali e patriottiche, la guerra non ha assunto il carattere di lotta nazional-popolare contro la Russia. I ceceni vi sono stati spinti e hanno utilizzato efficacemente armi fornite loro in abbondanza. Ricordiamo le disinvolte promesse di Graciov di risolvere la crisi cecena in poche ore. All’inizio delle operazioni militari nel 1994 il popolo sembrava seguire con distacco gli eventi della guerra…

.. Solo quando, nella primavera del 1995, cominciarono i primi combattimenti corpo a corpo, e la guerra passò ad una fase più esasperata, Dudajev (1) si è trovato nelle condizioni favorevoli per affrontare il compito, a cui sin dal primo momento aveva preparato la repubblica: scatenare una guerra su larga scala. La guerra non è stata per nulla di liberazione nazionale. Come in altre regioni, alla fine degli anni ’80, in Cecenia esplose un complesso di problemi irrisolti che riguardavano le relazioni tra le diverse nazionalità. Ma per risolvere questo intricato nodo, l’ultimo strumento da utilizzare era proprio quello militare, dal momento che una serie di importanti questioni sembravano essere affrontate in modo costruttivo dal potere sovietico. Ne sono esempi il progetto di legge sulla riabilitazione dei popoli ingiustificatamente repressi nel passato, l’aumento delle ore di trasmissione radiotelevisiva nella lingua delle nazionalità titolari (2), il ritorno all’uso della toponomastica nazionale. La repubblica acquisì il diritto alla stipula di un nuovo trattato di Unione, alle stesse condizioni di tutte le altre repubbliche. Nella Repubblica Autonoma Socialista Sovietica di Cecenia-Inguscezia, all’inizio degli anni ’90 non esisteva assolutamente un nazionalismo esasperato, né partiti e movimenti nazionalisti con basi di massa. Fino al 1991 il “programma” dei nazionalisti si riduceva all’appello di un gruppo giovanile rivolto al potere, perché il monumento eretto a Jermolov (3) venisse trasferito dal centro di Groznij in un museo, oppure nella richiesta di apporre targhe commemorative sui muri delle case, in cui erano vissuti esponenti significativi della nazionalità titolare…

…Ma cosa è stata in fin dei conti questa guerra?

Essa è stata certamente una sedizione, a cui è stato artificiosamente attribuito il carattere di lotta religiosa e di liberazione nazionale. E perché ha avuto luogo proprio in Cecenia? La possibilità di scatenare guerre, che rappresentassero una copertura alle più sporche e distruttive operazioni è stata ricercata anche in Abchasia, nel Karabach e nel Pridniester. Ma solo in Cecenia si è creato un “buco nero”, grazie alla totale disoccupazione e a una certa tradizione “guerriera” del popolo. La base sociale della sedizione si è così trovata negli elementi disoccupati, declassati e criminali. La Cecenia occupava il primo posto nell’URSS per livello di disoccupati. Più di metà della sua popolazione abile al lavoro praticava occupazioni precarie e “attività commerciali” in tutte le regioni del paese. La rovina economica, la dissoluzione proditoria dell’URSS e l’impedimento a praticare commerci in altre parti del paese per decine di migliaia di disoccupati hanno reso inevitabile l’esplosione della rivolta nella repubblica. Che ha trovato terreno fertile nel temperamento di un popolo, temprato nel passato da lunghe ed estenuanti guerre. Gli istigatori, che hanno lasciato nel territorio della repubblica un enorme arsenale bellico, sapevano perfettamente che esso sarebbe stato saccheggiato e che un esercito di senza lavoro avrebbe impugnato le armi. La guerra di Cecenia venne pianificata dal regime subito dopo la presa del potere. Essa fu utilizzata a più riprese nel corso di crisi politiche e situazioni drammatiche, per favorire soluzioni antipopolari. Ecco perché a partire dal 1994 l’incendio della guerra non fu mai domato. Il conflitto venne coltivato, per essere sfruttato alla prima occasione. Per questa ragione la soluzione del problema ceceno deve essere ricercata in primo luogo a Mosca. Con il cambiamento del corso politico, con lo smantellamento del regime eltsiniano. Tutti gli avvenimenti legati alla tragedia in Cecenia, dall’agosto del 1991 fino al momento attuale, e le loro cause devono essere accuratamente analizzati e devono essere valutati sul piano politico…

Ho una mia opinione a proposito della possibilità di risolvere la “questione cecena”. In primo piano c’è certamente la necessità di realizzare una politica nazionale, che abbia come base il riconoscimento dell’uguaglianza di diritti delle nazionalità. C’è poi la responsabilità storica di ogni popolo nell’assicurare l’integrità statale della Russia. A tal fine è indispensabile lo sradicamento dei conflitti tra nazionalità, di tutte le forme di separatismo, di nazionalismo e di sciovinismo. Non è da oggi che i comunisti proclamano la necessità di tale politica. È una delle proposizioni fondamentali del Programma del PCFR. E noi, patrioti di Russia, faremo tutto l’indispensabile e il possibile per realizzarla. È essenziale – occorre subito sottolinearlo – che il regolamento della questione cecena non esca mai dagli ambiti costituzionali. Ciò significa che:

– il mantenimento incondizionato dell’integrità territoriale della Russia rappresenta la condizione preliminare del regolamento del conflitto, che non può assolutamente essere messa in discussione;

– i problemi della sicurezza nazionale della Russia in generale, quali il mantenimento della sua unità statale e dei suoi diritti di sovranità su tutto il territorio del paese, hanno un’indiscutibile priorità rispetto ai problemi regionali, per quanto acuti e dolorosi possano essere;

– il problema della Cecenia non può essere regolato, senza aver prima tenuto nella dovuta considerazione l’opinione di tutti gli altri cittadini della Russia…

…Occorrerà profondere enormi sforzi per ottenere l’integrazione dei popoli della Cecenia. Senza tale integrazione non può essere risolto il compito inerente al raggiungimento della concordia multinazionale. Risolvere questi problemi è possibile solo attraverso la consapevolezza e gli sforzi collettivi. Tenendo nel debito conto l’esperienza di un non lontano passato (1957), è necessario porsi l’obiettivo della formazione di una “Commissione repubblicana di riconciliazione”. Con lo sforzo comune della società civile russa e cecena, si eviterebbe di rimandare alle calende greche l’attuazione delle più urgenti misure umanitarie, finalizzate alla pacifica convivenza. Non c’è dubbio che avrebbe una grande risonanza un appello rivolto dai capi delle confessioni religiose principali alla popolazione cecena e, soprattutto agli esponenti del clero. A conclusione di questo percorso si potrebbe giungere alla convocazione di un “Congresso multinazionale del popolo ceceno”. Naturalmente non potrà esservi sorta di compromesso e, a maggior ragione, accordo con coloro che si sono macchiati dei peggiori delitti e che non hanno ancora preso coscienza del carattere funesto dell’estremismo. Ma si sa anche che molti combattenti hanno cominciato a condannare le azioni in cui sono stati coinvolti inconsapevolmente per le più svariate cause. Noi ci rivolgiamo con comprensione verso quelli che sono pronti a deporre le armi e a passare dalla parte dei poteri federali. Si presume che tali misure contribuiranno considerevolmente a neutralizzare i piani dei capibanda tesi ad organizzare azioni militari nelle zone montagnose…

…Accanto alle misure indirizzate alla realizzazione dell’unità e della concordia a cominciare dalla società civile cecena, è necessario assumere provvedimenti in certo qual modo eccezionali per il ristabilimento di un potere legale e legittimo. Inoltre occorre prendere atto che, per la stabilizzazione della situazione politica e sociale nella Repubblica Cecena, non appare opportuno allestire qualsiasi caricatura di consultazione elettorale per la formazione di organi del potere statale. È necessario invece un periodo di transizione, nel corso del quale il governo verrà esercitato direttamente dal centro federale. E solo nei limiti della stabilizzazione e della normalizzazione della situazione nella repubblica potrà essere realizzato un graduale passaggio dei pieni poteri dalle strutture militari agli organi di autogoverno locale. La ricostruzione di tutto il sistema degli istituti del potere statale in Cecenia sarà resa possibile solo dalla definitiva disfatta delle formazioni di banditi e dal passaggio a una fase di effettiva pacificazione. Per risolvere questo compito occorre tener conto delle caratteristiche della società cecena, utilizzando adeguati “contrappesi”. A tal fine sarebbe utile creare un sistema di quote etniche nella formazione degli organismi del potere e delle strutture di sicurezza della repubblica, rispettoso anche della popolazione russa che vive in Cecenia (4).

Conseguentemente cercheremo di fare in modo che il popolo ceceno sia diretto da persone rispettabili e riconosciute come autorevoli. “Leader” della Cecenia dovrà essere un uomo di cristallina onestà e lungimiranza, nonché autentico amico della Russia. È essenziale che non condivida aspirazioni separatiste, comprenda i compiti da affrontare nel processo di ricostruzione della repubblica e sia intenzionato a risolverli, mobilitando i cittadini di tutte le età. Ma la scelta della forma di governo deve essere lasciata ai cittadini della Repubblica Cecena, perché una volta per tutte siano da escludersi nel futuro motivi di accuse, come quella per cui le diverse istanze del potere sarebbero “manovrate” da Mosca attraverso proprie “marionette”. La formazione degli organi del potere, attraverso libere elezioni, sarà determinata dal popolo, come espressione di piena fiducia nei suoi confronti…

…In conclusione vorrei ancora una volta sottolineare che le nostre proposte a riguardo della Cecenia sono parte di un programma generale per il rafforzamento dell’unità nazionale dei popoli della Federazione Russa. Esse si basano sul fatto che la componente principale della Federazione è rappresentata dai russi (etnicamente, n.d.t.), che costituiscono l’85% della popolazione. Il popolo russo è così il nucleo basilare del paese. Nello stesso tempo si è creata una situazione, in virtù della quale i russi, per le più svariate ragioni che hanno determinato le loro migrazioni, non di rado superano quantitativamente la nazionalità nativa. Così è venuto a determinarsi storicamente. Perciò fissare oggi i confini della residenza di ogni nazionalità e componente etnica, isolandola dalle altre, significa non solo puntare alla distruzione del plurisecolare stato russo, ma anche ripetere la triste storia dell’esodo di popoli, che ha tragicamente caratterizzato tempi a noi molto vicini. È essenziale che ciò venga compreso da ogni cittadino della Federazione Russa, anche perché nel processo storico della sua formazione, soprattutto nel XX secolo, il meccanismo economico della Russia si è sviluppato quale organismo integrato. E la perdita di una qualsiasi sua componente porterebbe immediatamente ad un indebolimento di tutto il sistema statuale russo. Il compito consiste nel rafforzare l’unità tra i popoli e le etnie del paese; nella ricerca della strada di una loro più forte compattezza e buona convivenza, nell’instaurazione di un clima di rispetto e riconoscimento reciproci tra membri dotati di pari diritti in uno stato unitario, che si prenda cura, valorizzi e difenda ogni suo cittadino, indipendentemente dal peso della sua componente etnica, qualora tale cittadino sia disposto a rispettare e difendere l’integrità e l’indipendenza della Federazione Russa. La soluzione di questi problemi dipende da noi stessi e, in primo luogo, dal potere, che deve saper condurre una politica nazionale intelligente ed equilibrata, che non dia alcun pretesto a manifestazioni di sciovinismo e di separatismo. In ogni caso il conflitto ceceno testimonia la presenza di un problema in primo luogo politico, che richiama alla responsabilità dello stato. Risolverlo è possibile solo operando in base ad una concezione della politica nazionale formulata con chiarezza e lungimiranza. Le forze popolari e patriottiche ne sono fornite. Una sua realizzazione incisiva e conseguente salverà la Russia e tutti i suoi popoli dalla “sindrome cecena”.

* Da Sovetskaja Rossija del 29 febbraio 2000

Note

1) Dudajev è stato l’artefice della secessione cecena

2) Si intende il diritto ad una o più della autonomie nazionali e territoriali esistenti nella Federazione Russa.

3) Jermolov fu uno dei generali che diressero la guerra contro Napoleone I.

4) Quando fu avviato il processo di secessione della Cecenia, la componente etnica russa rappresentava un quarto del totale della popolazione.

(traduzione a cura di .M. G.)