La Russia nella Nato?

Il recente meeting di Roma, presentato come la ratifica dell’integrazione della Russia nell’alleanza nord atlantica, ha dato a molti, grazie anche all’enfasi esercitata dai media di tutto il mondo, l’impressione di una svolta dal sapore storico. Qual è il tuo giudizio?

Per quanto riguarda la Russia, il mio giudizio è che a Roma non è avvenuta alcuna integrazione.
Ciò che oggi si vuol far diventare senso comune (la Russia è nella Nato ) è del tutto falso. Si sono elaborate due o tre cartelline di documenti che sostanzialmente non mutano la situazione data. Credo che questo vertice sia stato molto utile, invece, all’Occidente, che ha messo a segno un punto importante in termini d’immagine, “dimostrando” che la Russia è praticamente d’accordo su tutto, e rafforzato, quindi, il consenso al proprio operato, ed in particolare nei confronti dell’esercizio di una politica di potenza mediante l’uso della guerra.

Lo stesso ruolo della Nato è oggetto di dispute e di dibattiti molto accesi. Da una parte abbiamo chi sostiene che l’alleanza sia oramai sciolta nei fatti, un organismo svuotato dalla forza degli Stati Uniti, uno strapotere in grado di esercitare in maniera indipendente una politica militare di natura imperialistica, soprattutto alla luce delle modalità della guerra in Afghanistan; dall’altra abbiamo chi sostiene che la Nato, lungi dall’essere un “cane morto”, conserva funzioni vitali per gli interessi Usa, soprattutto per quello che riguarda la preservazione e l’ampliamento del controllo di governi, eserciti e servizi segreti dei Paesi alleati, in particolare quelli dell’Unione Europea, tentati dalle sirene di una politica estera autonoma. Tu cosa ne pensi?

Sono vere entrambe le analisi. Di sicuro c’è che la Nato non è stata sciolta, ma ne sono state ridisegnate le funzioni. La Nato resta un mezzo indispensabile agli Stati Uniti per tenere compatto il fronte occidentale e garantire una maggiore efficacia dell’offensiva imperialista che si sta sviluppando, un’offensiva che gli Usa vogliono gestire autonomamente e tenere in mano e che dunque “non richiede” il contributo strategico né dell’Europa né di nessun altro. L’Alleanza, quindi, è sottoposta ad un mutamento di ruolo. Un mutamento volto, da una parte, a indebolire la Nato per lasciare le mani libere all’autonoma strategia nordamericana; dall’altra a subordinare, integrare e vincolare agli Usa e alla Nato i governi, gli eserciti e i servizi segreti dei paesi dell’Unione Euro-pea e degli altri futuri membri del-la Nato, a sottomettere i modelli politici e sociali – nonché i livelli di sviluppo tecnico, industriale e militare, della formazione dell’ Alleanza presente e futura – ai modelli statunitensi. Ciò non riguarderà, a mio avviso, la Russia, che continuerà a sviluppare una propria, autonoma , strategia geopolitica e militare

Ciò che affermi – sulla Russia, la Nato, sui pericoli di guerra – è sicuramente in controtendenza. Siamo di fronte ad una caduta grave di capacità generale di analisi del quadro internazionale e delle sue contraddizioni e nel contempo siamo di fronte ad un movimento di lotta contro la guerra e per la pace non certo all’altezza dei pericoli che corrono i popoli del mondo… Che ne pensi?

Il pericolo della guerra è grande, un’enorme offensiva va prendendo corpo ed è necessario, in primo luogo, difenderci e respingere tale offensiva.
Dal punto di vista delle mobilitazioni l’empasse che oggi attraversa un po’ tutte le soggettività antagoniste è qualcosa di preoccupante.
Vi è una caduta di capacità di lettura del quadro internazionale e delle sue contraddizioni strategiche e geopolitiche. Bisogna mettere al centro l’impegno per la ricostruzione di un movimento di lotta. Una prima cosa da fare, a questo scopo, è costruire una nuova coscienza collettiva, attraverso il ripristino di una profonda, vasta informazione che sveli a livello di massa le vere dinamiche internazionali, che sveli il senso ultimo delle pulsioni di guerra che attraversano gli Usa e i centri del potere economico capitalistico.