La Rivoluzione cubana ad Arcore

Durante il fine settimana del 22/23 novembre, si è tenuta ad Arcore, simbolica e vituperata capitale politica del nuovo potere del presidente del Consiglio e del suo partito, una due giorni di discussione e confronto sul caso di Cuba.
Nella sala spettacoli del locale Circolo ARCI, che con l’associazione Italia-Cuba ha sostenuto uno sforzo organizzativo encomiabile e apprezzato da tutti, sono state accreditate più di 140 persone tra oratori e pubblico. Sono arrivati, per l’occasione, compagni da diverse parti del paese.
Tra sabato e domenica, prima che una simbolica manifestazione attraversasse le strade della cittadina lombarda sfidando la pioggia, numerosi esponenti di partiti politici, movimenti sindacali, associazioni e amministratori si sono confrontati sulla realtà della rivoluzione cubana e del suo significato nel mondo globalizzato e schiacciato dallo strapotere americano.
L’alto livello dei relatori e la generale intelligenza con cui si sono affrontati temi e proposti spunti di riflessione, hanno permesso di non appiattire il dibattito su uno sterile quesito: pro o contro Cuba. La rivoluzione castrista, l’embargo a cui il paese è sottoposto da decenni, l’orgoglio di un popolo che cerca un ruolo da protagonista nella storia sono stati il punto d’avvio di un ragionamento che ha costretto tutti i presenti a fare i conti con una grande verità: Cuba esiste e resiste, pur tra mille difficoltà e attacchi (tutti esterni e strumentali), perché impegnata in un esperimento politico e sociale problematico, ma inedito, alternativo e degno di rispetto.
Caratterizzati da un approccio più problematico, in alcuni casi polemico, sono stati gli interventi degli esponenti politici. Le posizioni assunte in seguito alla vicenda dai tre terroristi condannati a morte alcuni mesi orsono sono emerse nelle parole dei diversi rappresentanti di partiti politici: la condanna senza appello alla pena di morte è stata riproposta da alcuni, identificando la scelta del tribunale cubano con la presunta repressione interna che colpirebbe i dissidenti del regime di Castro. Da altri contributi è emersa invece la necessità di contestualizzare questo atto, analizzando la difficoltà oggettiva che oggi Cuba vive nel garantire la propria sovranità da un nemico tanto potente quanto vicino.
Per il Partito della Rifondazione Comunista hanno parlato diversi compagni, in particolare il segretario della federazione di Milano, Augusto Rocchi, Bruno Steri del Dipartimento Esteri e Claudio Grassi della Segreteria Nazionale. È stato chiaro a tutti che le posizioni all’interno del partito non sono univoche: si è riproposta in sede di convegno quella polemica apertasi all’interno del Comitato Politico Nazionale sulla valutazione da dare all’esperienza cubana, inserita nel contesto di una revisione generale del giudizio sulle esperienze socialiste del secolo XX. Le voci più qualificate sono state però quelle a favore di una valorizzazione e di una condivisione dei principi della rivoluzione castrista.
Diversi oratori hanno sollevato la necessità, per la sinistra internazionale, di riappropriarsi del tema della questione nazionale e del diritto dei popoli all’autodeterminazione, evitando di continuare che sia la destra a cavalcare il tema del nazionalismo, con i toni sciovinisti e degeneri che oggi monopolizzato questo delicato problema. Si sono citati i casi dell’America Latina, ma anche delle popolazioni mediorientali, dalla Palestina all’Iraq.
Più improntati alla ricerca di una proposta concreta di collaborazione e di sostegno pratico alla causa del paese caraibico sono stati invece i contributi degli esponenti delle varie associazioni e dei movimenti sindacali. Quanti da anni collaborano con il governo cubano per cercare di mitigare gli effetti di un blocco economico criminale, rilanciano la loro volontà di cooperazione e di confronto. I mille progetti in campo servono a gettare un ponte tra due culture e due modi di vita che possono trarre, da un confronto reciproco e paritario, numerose occasioni di crescita culturale e sociale. Tutti gli interventi sono attuati nel rispetto totale della popolazione cubana e della sua scelta politica: in un mondo in cui la globalizzazione distribuisce per il pianeta fame, povertà, miseria ed ingiustizia, il livello di progresso sociale, di tutela dei diritti alla salute e all’istruzione raggiunti fa del paese americano un esempio in contro tendenza che necessita di essere sostenuto, e la cui crisi economica è in buona parte generata artificialmente.
Ci sono state, da parte della CGIL lombarda, aperture significative ad un confronto con i sindacati cubani; tale apertura è stata valutata positivamente dal Consigliere politico dell’ambasciata cubana, Hugo Ramos Milanes, che, parlando domenica mattina, ha confermato la positività del convegno e ha portato il contributo del governo cubano. Iniziative come questa, ha sottolineato il diplomatico, rinsaldano il legame del suo paese con le forze progressiste, democratiche ed antimperialiste dell’Italia e dell’Europa, contribuendo a tenere alta la fiducia del popolo cubano in un futuro più giusto e più libero, dove ogni nazione possa trovare la propria strada e il proprio modello di sviluppo. Significativi anche la presenza e l’intervento di Dennis Guzman, direttore del Centro studi europei di Cuba, venuto espressamente dal suo Paese per partecipare al Convegno.
In margine alla parte più seria della due giorni, abbiamo avuto un sodalizio culinario con la comunità curda, che si è occupata di offrire una cena etnica e una serata danzante, naturalmente dominata dai ritmi cubani.
La manifestazione conclusiva di domenica mattina ha percorso un simbolico percorso partendo dalla stazione di Arcore e terminando nel centro del paesino brianzolo. Nonostante la pioggia, la partecipazione è stata di tutto rispetto, mentre le muscolari forze dell’ordine presenti non hanno potuto che registrare la correttezza e compostezza dei partecipanti.