La questione palestinese ieri e oggi

“Un milione di ebrei in Palestina: perché no? Ma un milione di coloni, sia pure ebrei, no.” Questa era la posizione espressa dagli egiziani, nel 1942, quando davano accoglienza a profughi ebrei dell’orrore nazista. Ma il sionismo aveva già optato per una soluzione coloniale. Nel 1948, a soli tre anni dalla fine del nazismo, ebrei europei massacravano a Deir Yassin civili palestinesi inermi, per obbligare i superstiti a fuggire e a “sgombrare” la zona per la colonizzazione.
La vittima era diventata carnefice, ed ha continuato ad essere tale.
I palestinesi vivono come profughi o sotto occupazione dal 1948. Hanno accettato di cedere il 78% della loro patria in cambio della pace. Hanno firmato accordi che sancivano il ritiro delle forze israeliane secondo uno scadenziario che non è stato rispettato da alcuno dei cinque governi succedutisi in Israele. Hanno vissuto l’umiliazione dei blocchi e delle deviazioni stradali, mentre in un decennio il numero degli insediamenti dei coloni è raddoppiato impunemente. Un milione di palestinesi vivono ammucchiati nei due terzi di Gaza, mentre seimila coloni dispongono del rimanente terzo.
Sono stati oggetto di un abuso universale: denigrati da Israele, ignorati e disprezzati dagli USA, sacrificati ai sensi di colpa dell’Europa, strumentalizzati e traditi dai regimi arabi.
Ora vengono assediati, arrestati, rapinati e torturati sotto gli occhi del mondo che se ne accorge a fatica, e che, con la voce di Washington, chiede loro ancora un poco di pazienza.
Si è trattato di una tregua di promesse menzognere, di malafede e buoni sentimenti.
Non si può continuare a magnificare la “generosità” di E. Barak a Camp David: non lo si poteva accettare quel piano di origine americana che frammentava il futuro Stato palestinese in quattro cantoni separati da blocchi di insediamenti, che, prevedeva che le forze armate israeliane rimanessero nella valle del Giordano, e che sanciva l’annessione della maggior parte di Gerusalemme Est.
Non è vero che “siamo tutti palestinesi”, lo sono soltanto loro e lo sanno bene, ma il loro destino e quello del popolo israeliano sono legati, come il destino dello stesso mondo è forse legato al loro. Forse una maggioranza di israeliani non approva la colonizzazione e l’espansione dei loro governi. Vittime della propaganda ufficiale che ha loro promesso sicurezza e che oggi si trovano di fronte a una dura realtà. È ormai imperativo che adottino il principio della reciprocità e dell’equità, diritto uguale per tutti, e che esigano dai loro governi la rinuncia incondizionata agli insediamenti e all’occupazione.
Gli israeliani ci devono aiutare ad aiutarli e a disinnescare la rabbia che causa i loro lutti.
La comunità internazionale, e l’Unione Europea in particolare, deve muoversi subito per spedire una forza di interposizione che protegga tutte le popolazioni civili e ponga fine al massacro.
Gli atroci delitti commessi contro gli ebrei furono opera di europei. Sarebbe stato perciò comprensibile che ne pagassero il fio gli europei, per esempio eventualmente ritagliando dal territorio tedesco uno Stato d’Israele indipendente.
Ben diversa è stata la scelta degli europei, che si sono “disfatti” con straordinaria facilità del proprio debito, facendo pagare il prezzo delle proprie infamie ad un popolo, quello palestinese, che non era in alcun modo responsabile, impiegando il nuovo Stato d’Israele, da loro instaurato, come strumento dei loro interessi imperialisti nella regione!
È necessario ricordare il triplice intervento franco-anglo-israeliano contro l’Egitto nel 1956? E poi la guerra ordita dal Pentagono e Israele a partire dal 1965?
Guerra che ha instaurato l’occupazione dei territori dal 1967 ed il rifiuto israeliano di accettare anche solo l’idea di un qualsiasi Stato palestinese.
Se c’è oggi, nel mondo, una lotta che andrebbe sostenuta quasi “incondizionatamente” (pur con tutte le riserve, che condivido, sull’impiego di questo avverbio), è quella dei Palestinesi per instaurare un loro Stato sui territori occupati.
Ma così non è, e l’evocazione a tal fine del terrorismo palestinese e del fondamentalismo islamico è solo un mediocre pretesto.