La NATO e il Tribunale dell’Aja: la guerra è assolta

Il Tribunale delle signore Louise Harbour e Carla del Ponte, detto Tribunale contro i crimini di guerra in Jugoslavia e stanziale all’Aja per succhiare un minimo di decoro alla contigua Corte di Giustizia Internazionale, ha un braccio armato che si chiama Nato, che è al tempo stesso uno delle due parti in causa. Le signore sunnominate, una delle quali, importatrice di questo tribunale speciale, è stata premiata per i servigi atlantici con la nomina alla Corte suprema canadese – e al tempo stesso incriminata per correità con i crimini di guerra Usa e Nato da alcuni dei più importanti studi legali americani – mandano i loro sgherri a dinamitare la porta di casa di un dirigente della Repubblica Serba di Bosnia e firmatario di Dayton, per poi sequestrarlo e portarlo in pigiama nel carcere dell’Aja, dove dovrà sostare senza avvocato e senza processo per 90 giorni.

Contemporaneamente si gloriano di aver mandato sotto processo cinque generali croati per le carneficine di inermi serbi nelle offensive del ’91, ’92 e ’95 che pulirono etnicamente la Croazia. Con un particolare: sarà un processo vicario o virtuale. A questi birichini è concesso di venire giudicati nel loro paese e da giudici che sono gli stessi che finora hanno coperto e avvallato quella che, insieme a Bosnia e Kosovo, è stata la più massiccia e sanguinaria pulizia etnica di tutta la storia balcanica. Una guerra umanitaria che ha tolto ai serbi qualche migliaio di vite e gli ha regalato un milione e 200.000 profughi. Con accurato tempismo, Del Ponte ha incriminato Slobodan Milosevic il 27 maggio per l’uccisione in Kosovo di 385 albanesi (non è detto se si trattasse di componenti di bande UCK uccise nel conflitto con le forze jugoslave) e lo ha fatto su diretta sollecitazione del Dipartimento di Stato, imbarazzato per i troppi effetti collaterali della sua ingerenza umanitaria. Tudjman, che ha istigato e coperto i generali croati stragisti, è morto nel suo letto, riverito e stimato. Izetbegovic, che di stragi ne ha commesse, anche sulla propria gente (le due stragi del mercato di Sarajevo), più di quante Arkan ne abbia mai saputo immaginare, è il partner fidato e l’alleato sicuro dell’etnicizzazione bosniaca. Hashim Thaci, rampollo delle famigerate (per l’Europol) Quindici Famiglie – che gestiscono la criminalità organizzata in Albania-Kosovo, hanno finanziato l’UCK, hanno dato vita, sotto l’ala della KFOR e delle cancellerie occidentali, al nuovo Triangolo d’oro della droga, Montenegro, Albania, Kosovo, che ormai domina il mercato mondiale degli stupefacenti e giorno dopo giorno fa macolli di anziani e bambini serbi – è il premier riconosciuto della Repubblica del Kosovo che, per l’Onu, resta una provincia jugoslava. Infine, la Nato, Ha sterminato oltre 3.000 civili serbi, non si sa quanti albanesi e Rom, ha governato la più feroce epurazione etnica mai vista in Kosovo, ha infranto tutte le leggi e convenzioni di guerra, ha usato armi proibite, in tutto assimilabili a quelle bandite dalla convenzione di Ginevra, ha radioattivizzato per l’eternità il territorio balcanico, ha violato la sovranità di uno stato, ma ha fatto per sbaglio o, al peggio, per la stupidità di qualche pilota alla Cermis. Basterebbe, per provare la malafede di questo anti-tribunale che riunisce in un’unica istanza una parte in causa, la pubblica accusa e il giudice, ricordare quanto la stampa mondiale, esclusa quella italiana, ha dettagliatamente riferito su obiettivi che al 98 per cento sono stati civili, quindi proibiti, e al 2 per cento militari. Solo due episodi. Il treno sul ponte, 45 morti, colpito ripetutamente e poi mostrato alla stampa da quelli di Bruxelles a triplice velocità del filmato, per spiegare che il povero top gum non poteva davvero evitare un treno costruito nel 1960) che si avventurava su un ponte alla velocità di un razzo vettore. La colonna di profughi albanesi che dal Kosovo stava raggiungendo il confine albanese, bombardata dalla Nato per errore, con 80 vittime. Errore confermato da Carla del onte. Le sarebbe bastato leggere il Daily Telegraph, quotidiano conservatore inglese, che riportava giorno dopo parola per parola la trascrizione del colloquio avvenuto tra quel pilota e il Centro Comando Nato.

Pilota: noto una colonna di profughi. Comando: guarda meglio, non ci sono obiettivi militari? Pilota: non ce ne sono, solo trattori, carretti, civili in fuga. Comando: i trattori potrebbero essere tank mascherati e tra i civili si potrebbero nascondere i paramilitari serbi. Pilota: sono sicuro che si tratta di profughi in fuga. Comando: bombarda lo stesso. Pilota: eseguo.

L’attacco, non da altitudini che avrebbero impedito al fesso con la cloche di vedere bene, ma da mille metri, cioè a volo radente, durò dalle 10.30 alle 13.00.

All’Aja sono pervenuti, da studi legali, governi, partiti (anche da Rifondazione), giuristi, investigatori, anche statunitensi e canadesi, infinite documentazioni sui crimini di guerra, le gratuite uccisioni di civili, la pianificata distruzione di aree residenziali, infrastrutture, ospedali, scuole, gli stupri, le esecuzioni a freddo, compiuti dai nemici della Jugoslavia, Nato compresa. Tutto archiviato, con la postilla bonariamente lamentosa che, in effetti, la Nato è stata carente nel fornire informazioni utili alle indagini.

Non è vero. La Nato, nelle sue figure di spicco, Albright, Cohen, Wesley Clark, Clinton, Solana, Robertson, Kouchner, di roba ne ha fornito al Tribunale dell’Aja. Tutta utilissima ad assemblare una moltitudine di imputati, al 90 per cento serba, il resto croata. La parte in causa Nato, oltre ad essere utilizzata come braccio armato e banditesco dal Tribunale, è stata praticamente, insieme a croati, bosniaci o albanesi, la principale fonte per le incriminazioni del due Harbour-Del Ponte. Gli Usa, con 350 milioni di dollari, oltre a essere stati gli ideatori del Tribunale, ne sono gli ufficiali pagatori. Spesa nella quale non sono compresi i mille cocktail, le cene, i viaggi di piacere, gli abboccamenti, le briscole offerte dalla cosca di Washington alle due mondane signore. Non stupisce che da tali salottini non sia mai uscita, nonostante le innumerevoli prove e testimonianze offerte, neanche una sola carenza contropelo ai responsabili delle più efferate violazioni dei diritti umani compiute dopo il Vietnam. Non sono state osservate neanche le più elementari regole della correttezza deontologica, e tanto meno della giurisprudenza e della procedura. Carla del Ponte e la sua predecessora Luoise Hrbour non si sono fatte scrupolo di apparire in TV, concordi e affettuose, con personaggi come il dirigente Nato Robin Cook, la segreteria di Stato Madeleine Albright, il portavoce del Dipartimento di Stato James Rubin, tutta gente gravata da denunce allo stesso Tribunale. Come se il Procuratore di Mani Pulite, Borrelli, avesse passato le sue domeniche a cavallo insieme a personaggi come Previti o Squillante. Colpi al decoro del diritto internazionali dai quali sarà duro evitare conseguenze nfaste per la cultura giuridica del futuro. Si moltiplicheranno i tribunali dei vincitori, sparirà ogni differenza tra la parte in causa più forte e la pubblica accusa. Tribunali speciali se mai ce ne sono stati. Sulla popolazione jugoslava, rea di non volersi piegare alla Nato e al liberismo selvaggio che Washington vuole garantire al suo apparato economico, sono state scagliate 40.000 tonnellate di esplosivo (80.000 per Belgrado, alla prova dei fatti assai più credibile), per dieci miliardi di dollari sottratti ai contribuenti degli Stati Uniti e dei paesi Nato. L’ambiente e la vita di future generazioni sono stati compromessi da decine di migliaia di ordigni all’uranio 238, solo tardivamente e parzialmente ammessi, decine di migliaia di bombe a grappolo, del tutto assimilabili alle bandite mine anti-uomo e mirate esclusivamente alla popolazione civile. La Nato in tutte le sue componenti, italiani in testa, ha supervisionato la cacciata di 280.000 serbi e rom (dopo i 200.000 fuggiti dai pogrom albanesi e dalle bombe Nato prima dell’ingresso della KFOR e l’uccisione, tra lupara nera e lupara bianca, di 2.000 serbi. Un’apocalisse criminale accompagnata dal costante intervento agevolatore ed ammortizzatore del Tribunale, regolarmente chiamato alla bisogna dai capi Nato perché sollevasse qualche velo su atrocità serbe. Ed è una tragedia supplementare constatare quanti nella sinistra, quella che si presume vera e che si dice pacifista, hanno retto bordone alle mostruosità giuridiche di questi magistrati, subendo sublaternamente anche le operazioni di intossicazione mediatica tendenti a spostare perlomeno su posizioni di equidistanza, né con la Nato, né con Milosevic, il confronto tra un impero aggressore e devastatore e un paese multinazionale, multietnico, con una dirigenza democraticamente eletta, che, con dieci milioni di abitanti già sfiancati dall’opera di prevenzione dell’FMI, ha dovuto subire l’assalto dei più potenti, ricchi, tecnologicamente avanzati Stati del mondo. Resta qualche non indifferente rilievo giuridico. Tra i centri di documentazione che, oltre a Usa e Nato, hanno fornito materiale antiserbo al Tribunale dell’Aja figurano in prima fila alcune NG legate al finanziere e destabilizzatore ungherese George Soros, di cui era ed è portavoce in Jugoslavia radio B-92: Ong e radio talmente foraggiate da soldi e programmi occidentali, ma non per questo non accolti come interlocutori democratici da certa pare della cosiddetta società civile italiana. Lo stesso Soros ha poi distribuito milioni di dollari a centri universitari Usa perché finanziassero ricerche su crimini serbi (e di nessun altro, poi diventate prove nelle mani di Harbour e Del Ponte. Alcuni giuristi che hanno assistito alla fase adolescente del Tribunale e poi se ne sono ritirati in disgusto,. Hanno riferito come nascessero le regole procedurali del consesso: in chiacchericci informali di corridoio tra magistrati e consulenti Nato. Si è così arrivati ad accettare come testimonianza valida e prova il sentito dire, le voci. Aberrazione che il Tribunale ha giustificato ammettendo. Mortificato, che non possiede i mezzi e gli strumenti per indagare sul terreno e verificare sospetti ed accuse di parte. Diventano dunque prova inconfutabile le veline Nato e le invenzioni di avanzi di galera come Thaci, Izzetbegovic, o i militari croati. Il Tribunale, però, se non ha la possibilità di fare quello senza il quale qualunque tribunale si scioglierebbe istantaneamente, cioè proprie indagini indipendenti, ha la possibilità di sequestrare e uccidere imputati. Un lavoro che gli fanno Nato e servizi segreti occidentali. Basta ricordare quel giudice del Tribunale che avvertì: gli imputati serbi si consegnino all’Aja, se non vogliono fare la fine di Arkan.

Chiunque direbbe che si tratta dell’implicita ammissione di aver ordinato l’esecuzione extragiudiziale del capo delle Tigri. Non esiste presunzione di innocenza. Innumerevoli sono le dichiarazioni di Harbour e Del Ponte in cui si da per scontato che da Milosevic in giù i serbi ricercati sono criminali di guerra. La parola presunto non c’è nel vocabolario dell’Aja. Anche se nelle sue carceri marciscono imputati serbi le cui presunte vittime (in un caso due fratelli croati) sono comparse vive e vegete, il che non ha mutato di una virgola la condanna a vita del criminale, ovviamente criminale a questo punto solo in quanto serbo. Sempre in galera restano alcuni imputati di cui si è dovuto riconoscere lo scambio di persona. All’elemento prova del sentito dire (pensate cosa ne direbbero i colleghi dei zuzzurelloni dell’Aja, Mancuso e Carnevale, se questo valesse per i nostri pentiti di mafia!), si aggiunge la novità giuridica (collaudato già da altri interventori umanitari all’inchiesta sulla Domenica di Sangue di Derry) dell’accusa anonima. Quando gli accusatori, non soddisfatti che Del Ponte abbia valorizzato le loro telefonate da Sarajevo e Pristina nel rapire qualche serbo, si vogliono togliere lo sfizio di partecipare alle udienze senza rischio di rampogne successive, gli si offre uno schermo opaco e l’assoluto anonimato. E alla condanna a vent’anni, all’ergastolo si arriva così. C’è una corte che, anziché valutare accusa e difesa, formula le accuse, a senso unico, direttamente essa stessa. Ci sono procuratrici che si fanno imboccare dal governo Usa e dai capi Nato su quando e chi incriminare. Ci sono accusatori anonimi. Una voce poco fa basta per rinchiudere a vita una persona della nazionalità sbagliata. Il più bugiardo, massiccio, criminale attacco ai diritti umani di milioni di persone è archiviato perché non esistono indizi di dolo. Banditi internazionali come Soros e la massima potenza imperialista ed espansionista impegnata nella ricolonizzazione del mondo viaggiano sui tappeti rossi della giurisprudenza dell’Aja. I popoli, gli aggrediti, i diffamati, i fantasmi dei massacrati e avvelenati nella vita e nei figli dei figli hanno soltanto il Tribunale di Ramssey Clark per i crimini di guerra Usa e Nato in Jugoslavia. Un tribunale che non arresta e non incarcera. Un tribunale politico, d’opinione. Però fondato sul diritto dei giusti. Come a suo tempo il tribunale Bertrand Russel contro la guerra nel Vietnam. E sappiamo come andò a finire allora.