La giornata di un diffusore

Sabato mattina, diffusione di Liberazione. Ritiro il pacco dei giornali e mi prende un accidente: un terzo della pagina è occupato da una fotona di berluska con sfondo di maxischermo e replica del faccione. Penso a un titolo ironico, come ci ha abituato il Manifesto. Macché, è degno del Televideo: “Se c’è pareggio, grande coalizione”. Così, freddo, asettico. Decido che non posso portare così il giornale, qualcuno vedendomi potrebbe sommare la foto con un pezzo di testata (per esempio “Liber…” e pensare che distribuisco copie di “Libero”. Volto il pacco sull’altra metà, e l’occhio mi corre alla lezioncina firmata da un nome autorevole nella mia storia politica: Berlinguer. Ma questo è il fratello: quando noi ce ne andammo ,anche nel nome di Enrico, per non perdere la falce e martello e la strada per il comunismo, lui era con Occhetto, Mussi e gli altri a piantar querce. Ora, dalla prima pagina del mio giornale, mi spiega che il mio partito è da sciogliere, che dobbiamo di fatto riconoscere che, di fatto, avevano ragione loro nel ’91, che dobbiamo comunque puntare a “costruire le ragioni di una convergenza col Partito Democratico”. Peccato che nel mio paese il partito di Veltroni sia in giunta con Forza Italia…
Ma non mi scoraggio, anche se un’occhiata veloce al giornale voglio darla. Trovo una notiziola:”Rutelli:le unioni civili non saranno nel programma di governo di Roma”. Mi tuffo nell’articolo pensando:”Ora gliene cantiamo quattro, ora gli diciamo, a Cicciobello, che senza diritti civili per tutti, lui il sindaco può andarlo a fare da un’altra parte…”. Nulla. La notizia termina lì. A noi compete solo prendere atto. Non se ne parla neanche nella cronaca romana. Sono a fine giornale, le lettere, l’umore dei lettori e dei militanti. Ma ce n’è anche una di tale Gabriella Carlucci, scosciata deputata berlusconiana. Contesta un articolo del giornale, infarcendo la missiva di insulti:”..verità, che insieme alla libertà, storicamente masticate poco…”, “voi, orgogliosi eredi degli oppressori di mezza Europa..i fascisti che, in Cambogia, a Cuba, Cecoslovacchia e dintorni, erano all’ombra di falce e martello…questo è il linguaggio che capite?”. Non una replica, un silenzio che è ammissione di aver sbagliato l’articolo, l’inutile pubblicazione di una sequela di improperi. Ma un omaggio non si rifiuta a una fanciulla, e allora si titola con un vezzoso “Ma io le multe le pago!”: complimenti al titolista, speriamo che cambi mestiere.
Qualche giornale lo distribuisco ugualmente, ma quando un compagno lo rifiuta dicendo che lui una mega foto di Berlusconi se la vuole se la cerca sul “Giornale”, decido di smettere. E decido anche che il prossimo sabato guarderò bene il giornale prima di diffonderlo.