Intervista a Nicola Nicolosi

Continuano le critiche espresse dai rappresentanti sindacali sull’azione di governo circa le tematiche calde che interessano, e colpiscono, soprattutto i lavoratori, quali riforma delle pensioni, legge 30 e stato sociale. L’intervista a Nicola Nicolosi, coordinatore Nazionale di “Lavoro e Società” Cgil, mette a nudo le forti perplessità che stanno maturando nell’ambiente sindacale.

Cosa pensi sull’ipotesi dell’accordo tra governo e sindacati?
«Innanzitutto bisogna sapere che sono il primo firmatario di un documento che chiede alla Cgil di non firmare l’accordo, soprattutto per due punti di fondo che non si possono in alcun modo accettare: la questione che riguarda le pensioni per il futuro, ovvero l’abbattimento dello scalone che, nella nuova formulazione dell’accordo, si situa dentro la filosofia della legge Maroni e nella concezione sindacale degli anni 90 circa l’aumento dell’età lavorativa; in secondo luogo, sulla precarietà e il mercato del lavoro, la Cgil va a infilarsi dentro la concezione sottesa alla legge 30, anzi introduce addirittura la detassazione degli straordinari e altri aspetti che peggiorano la stessa legge 30. Che per noi era da abolire in toto. Il documento di “Lavoro e Società” è stato l’unico documento alternativo e ha preso 22 voti, mentre la Fiom si è astenuta e il documento Epifani ha preso 92 voti con 8 astensioni di Rinaldini».

Qual’è il tuo giudizio sull’operato del governo?
«Come affermiamo nel nostro documento conclusivo, il governo Prodi è sempre più condizionato dalle componenti moderate presenti nel suo governo e per questo ha condotto una trattativa contraddittoria e poco affidabile nella prima fase e poi unilaterale nella parte decisionale, che ha riguardato la decontribuzione dello starordinario, il contratto a tempo determinato, il mercato del lavoro in generale, dando vita a soluzioni assai gravi e per il movimento sindacale inaccettabili.
Occorre perciò, da parte nostra, salvaguardare la piena autonomia del sindacato confederale rispetto alle pressioni esercitate dal governo e attenersi al rapporto con i lavoratori che rappresentiamo e alle loro decisioni».

Quali conseguenze vi attendete, ora?
«Il nostro giudizio sull’intesa è negativo in gran parte, perché ha al centro più la dimensione delle compatibilità economiche che di quelle sociali. Perciò è necessario mettere in campo la mobilitazione dei lavoratori per riaprire la trattativa sui temi del m.d.l. e della previdenza; va da subito messa in campo un’azione sulle questioni fiscali e sulla lotta alla precarietà che utilizzi tutti gli strumenti di cui disponiamo per riaprire la vertenza col governo. Importante sarà realizzare una ripresa del rapporto coi lavoratori, a partire dal referendum da tenersi a settembre».