Intervento integrale di Paola Simonelli – CPN 10-11 Aprile 2010

L’esito delle recenti elezioni regionali per certi versi è sconvolgente! In presenza di una forte crisi economica e conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro i partiti al governo si sono rafforzati.

Io vengo dalla Marche e da noi le elezioni non sono andate male, ma il nostro partito non è riuscito a far eleggere neanche un Consigliere Regionale. Il P. D., con cui avevamo governato nella legislatura precedente, alla fine di un percorso di elaborazione programmatica, ci ha “mollati” per stringere un’alleanza con l’UDC. Siamo andati alle elezioni insieme al PdCI e alla SEL che hanno comunque eletto un consigliere ciascuno. Il nostro candidato Massimo Rossi era stato presidente della provincia di Ascoli Piceno dal 2004 al 2009, in precedenza sindaco di Grottammare, ( una cittadina sull’Adriatico) per più mandati, ed era pertanto conosciuto ed apprezzato anche all’esterno del partito.

Nei fatti queste elezioni hanno sancito la vittoria ideologica della classe al potere. I lavoratori, i giovani, i pensionati o non hanno votato ( per nostra mancanza di credibilità, penso io), o hanno votato le liste di Grillo o della Lega, partito presente sul territorio e organizzato come il Partito Comunista di una volta, ma con obiettivi diametralmente opposti. Quello della Lega è un partito xenofobo e in ultima analisi incentiva una guerra tra poveri. In presenza di una elevata disoccupazione, di bassi salari, di precarizzazione e di mancanza di prospettive lavorative per i giovani o c’è la consapevolezza che quello che si sta vivendo interessa tante persone e la risposta non può essere individuale o si scatena una guerra tra poveri.

Qui, secondo me, c’è una responsabilità del nostro Partito.

La coscienza che l’attuale modo di produzione, storicamente dato, ha esperito tutta la sua capacità di sviluppo e vive una crisi strutturale, è ciò che non siamo riusciti a trasmettere anche perchè non chiara è la nostra identità. Se pensiamo ancora di destreggiarci nella indeterminatezza del momento, siamo destinati all’estinzione perché non serviremo a nessuno.

E’ stupefacente la nostra incapacità di leggere la realtà e proporre soluzioni adeguate tanto più se pensiamo che pochi decenni fa il Partito Comunista Italiano era il più grande dell’occidente.

Constato con dispiacere che abbiamo disperso questa eredità.
La crisi attuale dimostra che l’analisi marxista è vera e attuale.

Dobbiamo accelerare la riunificazione dei comunisti e ricostruire un Partito all’altezza dei tempi. Dobbiamo elaborare un programma economico per uscire da questa terribile crisi.

Che cosa può produrre l’Italia all’interno della divisione internazionale del lavoro?

L’economia mista dell’Italia dal dopoguerra agli anni ’90 è ancora auspicabile. C’è quindi da ripubblicizzare molti settori economici strategici. L’autonomia energetica perseguita da Enrico Mattei e appoggiata in Parlamento dal PCI, è una questione prioritaria per lo sviluppo del nostro paese.

Correlata c’è la questione istituzionale.

Il presidenzialismo e un più spinto federalismo non sono riforme indifferenti per la vita dei lavoratori perchè da una parte l’uno, se attuato, farà contare sempre meno le masse popolari, e l’altro, aumenterà il divario tra il Nord e il Sud dove i poteri criminali si rafforzeranno, mentre al Nord la Lega svolgerà un ruolo da protagonista.

Ci aspetta un grande impegno, una chiarezza di obiettivi e una grande coerenza anche personale per poter essere di nuovo credibili.