Intervento di Nadia Schavecher

Nonostante le ipocrite dichiarazioni del governo la crisi non è affatto debellata e l’autunno promette nuove sofferenze ai lavoratori. L’attacco che il capitale e la destra portano contro il lavoro e i residui assetti democratici del Paese richiederebbe che in campo vi fossero un sindacato di classe e di massa, un partito comunista all’altezza del conflitto e una vasta sinistra anticapitalista volta alla costruzione di un’alternativa. Nulla di tutto questo è oggi presente e il punto è che anche il Prc non si muove lucidamente e conseguentemente per la costruzione dei tre soggetti mancanti. Sulla questione sindacale il nostro Partito balbetta, non riesce ad esprimere una linea compiuta, né rispetto alla Cgil né rispetto al sindacalismo di base e in questo limbo i comunisti e le comuniste impegnati/e nel sindacato non sanno come muoversi, privi di orientamento e progetto. Per ciò che riguarda il rilancio di un partito comunista con più consistenza e impatto di massa da tempo vi è in campo una proposta di unità dei comunisti e di rilancio di un pensiero e di una prassi all’altezza dei tempi che viene immotivatamente respinto dall’attuale gruppo dirigente del Prc, che preferisce ancora navigare a vista tra i vecchi mari del bertinottismo, come l’allargamento della segreteria nazionale ai soli compagni della Seconda Mozione – allargamento che tutto è meno che una gestione unitaria – dimostra ampiamente. Sulla stessa esigenza di mettere in campo una vasta sinistra anticapitalista con al centro la presenza autonoma ed unitaria dei comunisti ( progetto della Federazione della sinistra d’alternativa) incombe il tentativo di varie forze ( di natura essenzialmente bertinottiana) di trasformare la Federazione in un partito di sinistra vaga. Mentre invece essa deve rimanere – per incidere nel conflitto – un’ unità d’azione tra forze comuniste e di sinistra anticapitalista, in un disegno che non chiuda ma rilanci l’autonomia comunista nel nostro Paese.