intervento di Fosco Giannini CPN 16/12/2007

Anche una bocciofila, se si trasforma in birreria, consulta i suoi dieci soci. Il Prc no: si fa Cosa Rossa ( cancellando anche la falce e il martello) senza consultare nessuno dei suoi 80 mila iscritti. Anzi, cancella il Congresso. Se il Prc fosse una società per azioni i suoi soci addiverrebbero alle vie legali. E davvero ipocrita è l’argomento – utilizzato non solo dalla maggioranza – secondo il quale il Congresso deve slittare perché c’è la consultazione. Perché, era scritta nel cielo? La consultazione: come può il gruppo dirigente portare il Partito a tanto disastro ( fallimento del governo Prodi, rottura con i movimenti, complicità nelle politiche di guerra e confindustriali) e poi deresponsabilizzarsi, passando la palla avvelenata alla base? No: un gruppo dirigente porta sino in fondo il proprio progetto e poi si fa giudicare al Congresso. E se gli iscritti bocciano la linea si dimette. E’ forse per questo che non si vuole il Congresso? Non solo: non lo si vuole perché sarebbe d’impaccio alla costruzione veloce della Cosa Rossa e alla scelta rapida di una legge elettorale fatta con Veltroni e Berlusconi e volta a soddisfare il bipolarismo di Mussi. Nel senso che di fronte a Berlusconi non rimarrebbe che il Partito Democratico con al suo fianco l’ancella della Cosa Rossa. Mandando in pensione il Prc ( almeno lui, direbbero i lavoratori di fronte al Protocollo del 23 luglio) e spegnendo i movimenti si normalizza per un po’ il quadro sociale e politico. Proprio nella fase in cui prioritario sarebbe lanciare e sorreggere un nuovo ciclo di lotte sociali. Ma tant’è: il governismo rischia di divenire strategico e va di pari passo con la scelta di rompere con gli operai di Mirafiori, con Genova, con il popolo vicentino, con la NoTav, col movimento contro la guerra, con i diritti civili. Abbracciando i nuovi rivoluzionari Mussi, Folena e Occhetto. Bel lavoro, Presidente Bertinotti!