Il saluto de l’Ernesto alla III Conferenza nazionale della FGCI

Care compagne e compagni,
purtroppo un impegno mi impedisce di assistere ad i vostri lavori che, comunque, seguo da PdciTv tutte le volte che mi è possibile. Vorrei inviarvi i migliari auguri di buon lavoro a nome delle compagne e dei compagni de l’Ernesto. Un saluto che vorrei giungesse e tutti i vostri invitati ed alle delegazioni estere lì presenti. Non vi sembri un saluto rituale o “dovuto”, tutt’altro. Ma un ringraziamento particolare per il lavoro che avete fatto in tutti questi ultimi anni e che ci ha portato, l’estate scorsa, a dare vita ad un campeggio unitario con le/i Giovani Comuniste/i di Rifondazione.

La gran parte delle giovani compagne e compagni che assiepano la vostra assemblea è nata quando il muro di Berlino cadeva ed i teorici del liberismo teorizzavano la fine della storia, la vittoria definitiva del capitalismo. Sappiamo che quelle non erano previsioni, per quanto fallaci, ma le basi di una controrivoluzione culturale che ha cercato di normalizzare la nostra società ed il nostro futuro. Il lavoro per l’esistenza di una giovanile comunista diventa quindi una scommessa gravida di futuro: un lavoro di resistenza culturale, morale e politica alla devastazione del capitalismo. Ecco perchè mi auguro – e lavoreremo conseguentemente – perchè questo lavoro veda coinvolti tutti i comunisti di questo paese.

Il mio è quindi un augurio affinchè in tempi brevi si giunga alla costruzione di un’unica organizzazione giovanile comunista che riunisca i Gc e la Fgci. Ma contemporaneamente è anche un impegno ed una scommessa: dare vita oggi ad una forte organizzazione di giovani comunisti sarebbe un segnale importante di controtendenza alla disgregazione della sinistra e dei comunisti di questi ultimi anni. E rappresenterebbe un ritrovato motivo di impegno per le tante compagne e compagni che, come noi, hanno l’ambizione e la speranza di cambiare questo mondo.

Abbiamo tanto da imparare dai dirigenti adulti dei nostri partiti, ma abbiamo anche il dovere di costruire una nostra strada ed un nostro percorso autonomo. Una strada inedita e non scontata. Ma questa, lo sappiamo bene, è una battaglia che cambierà per sempre la nostra vita. Sarà una strada tortuosa e dura, non nascondiamocelo, ma proprio per questo abbiamo il dovere di percorrerla tutte e tutti insieme.

Buon lavoro
Francesco Maringiò