Il ramoscello d’ulivo e il mio fucile rivoluzionario

In onore di Arafat pubblichiamo, specie per i più giovani, ampi stralci dello storico discorso che il leader palestinese tenne all’ONU il 13 novembre 1974, con il quale si dava il via alla strategia di negoziati e di pace in un momento in cui i dirigenti israeliani, a cominciare dai laburisti, negavano l’esistenza stessa del popolo palestinese.

La ringrazio, Signor presidente, d’aver invitato l’Organizzazione di liberazione della Palestina a partecipare a questa sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite (…).
Siamo risoluti più che mai a costruire un mondo al riparo dall’imperialismo, dal colonialismo, dal neocolonialimso e dal razzismo sotto tutte le sue forme, compreso il sionismo.
Viviamo in un mondo che aspira alla pace, alla giustizia, all’uguaglianza e alla libertà. Questo mondo spera che le nazioni oppresse, oggi piegate sotto il giogo dell’imperialismo, possano riacquistare la libertà ed esercitare il loro diritto all’autodeterminazione. Questo mondo vuole che le relazioni tra nazioni siano fondate sull’uguaglianza, la coesistenza pacifica, il rispetto reciproco, la non ingerenza negli affari interni degli altri e sul rispetto della sovranità nazionale, dell’indipendenza e dell’unità territoriale. Questo mondo vuole che i legami economici che lo uniscono siano fondati sulla giustizia, l’uguaglianza e il riconoscimento degli interessi reciproci, affinché gli sforzi concertati permettano di eliminare quei flagelli che sono la miseria, la carestia, la malattia e le catastrofi naturali e d’assicurare il processo scientifico e tecnico per un maggiore benessere dell’umanità. Così potremmo sperare di ridurre il divario tra paesi in via di sviluppo e paesi sviluppati.
Ma come realizzare tali aspirazioni nel mondo d’oggi, segnato dalle tensioni, l’oppressione, la discriminazione razziale e lo sfruttamento, un mondo su cui incombe la minaccia di catastrofi economiche, di guerre, di crisi?
Molti popoli (…) sono ancora vittime dell’oppressione e della violenza. Molte regioni del mondo sono teatro di lotte armate imposte dall’imperialismo e dalla discriminazione razziale (…). Per questo i popoli oppressi hanno deciso di lottare, e la loro lotta è giusta e legittima. È essenziale che la comunità internazionale appoggi la lotta di questi popoli e li aiuti ad assicurare il trionfo della loro giusta causa e ad esercitare il loro diritto all’autodeterminazione (…). La corsa agli armamenti è al culmine nel mondo e, per questo fatto, il mondo rischia di perdere le sue ricchezze e di non poter cogliere il frutto dei suoi sforzi (…).

Bisognerebbe perciò che misure necessarie fossero adottate allo scopo di distruggere le armi nucleari, e risparmiare così le somme destinate all’acquisto d’armamenti. Le somme così economizzate potrebbero servire al progresso della scienza, all’aumento della produzione e al benessere dell’umanità.
La tensione raggiunge il suo punto culminante nella nostra regione, poiché l’entità sionista è fermamente decisa a conservare i territori arabi che ha occupato. Il sionismo persiste nelle sue aggressioni in questi territori. Sono in atto dei preparativi militari per lo scoppio di una quinta guerra d’aggressione (…). La questione della Palestina si inserisce nel quadro di quella giusta lotta alla quale i popoli oppressi dedicano tutti i loro sforzi. È un problema estremamente importante e mi è stata offerta l’occasione d’esporlo davanti a questa Assemblea, ma non dimenticherò mai – mai – che questa occasione deve essere offerta a tutti i movimenti di liberazione che lottano per difendere il diritto dei popoli all’autodeterminazione (…).

Ci sono coloro che pensano che il nostro sia unicamente un problema di profughi, o che il problema del Vicino Oriente sia semplicemente una disputa sui “confini” tra i paesi arabi e il sionismo. Ci sono coloro che pensano che il nostro popolo rivendichi dei diritti che non gli appartengono, e che lotti senza alcuna ragione valida, turbando la pace per fini terroristici. Ci sono tra voi – e alludo qui agli Stati Uniti d’America e ad altri – paesi che forniscono al nostro nemico aerei, bombe ed ogni strumento di distruzione di massa. Ci sono coloro che assumono nei nostri confronti una posizione ostile e che deformano volutamente i fatti, e ciò a danno del popolo americano stesso, a danno del suo benessere e dell’amicizia con questo grande popolo – amicizia a cui aspiriamo –, poiché la storia della sua stessa lotta per liberare il proprio paese è per noi motivo di stima e d’apprezzamento.
Desidererei cogliere questa occasione per lanciare, dall’alto di questa tribuna, un appello al popolo americano e per chiedergli di appoggiare il nostro eroico popolo in lotta. Vorrei che appoggiasse la giustizia e il diritto, che si ricordasse del suo eroe, George Washington, che ha lottato per l’indipendenza e la libertà del suo paese; vorrei che questo popolo si ricordasse di Abraham Lincoln, che ha protetto i poveri e i diseredati, e anche di Woodrow Wilson, di cui il nostro popolo ha adottato e rispettato i 14 punti (…).

Le origini della questione della Palestina risalgono alla fine del XIX secolo, in altre parole all’era del colonialismo e all’inizio della transizione verso l’imperialismo: è a questo punto che il sionismo ha elaborato i suoi piani per invadere la Palestina, e che immigranti europei sono venuti per conquistare la Palestina, come si è fatto per l’Africa. È dall’epoca in cui l’imperialismo dell’Occidente si diffondeva in Africa, in Asia e in America Latina, per stabilirvi delle colonie ed esercitarvi le forme più crudeli di sfruttamento, di oppressione e di saccheggio a danno dei popoli di questi tre continenti, che il sionismo si è insediato nel nostro paese (…).

A imitazione del colonialismo, che ha usato i poveri, i diseredati e gli sfruttati per compiere le sue aggressioni e insediare le colonie, l’imperialismo mondiale e i dirigenti sionisti si sono serviti degli ebrei oppressi e diseredati. Gli ebrei europei sono serviti come strumento d’aggressione, sono serviti all’insediamento di colonie e sono stati vittime della discriminazione razziale. L’ideologia sionista è stata usata contro il popolo palestinese. Non si trattava soltanto d’insediare delle colonie alla maniera occidentale, ma anche di sradicare gli ebrei dai loro diversi paesi e di separarli dalle altre nazioni. Il sionismo è una ideologia imperialista, colonialista e razzista, profondamente reazionaria e discriminatoria, che può essere paragonata all’antisemitismo nei suoi aspetti più retrogradi, e che perciò ne costituisce l’altra faccia.
Quando si propone che gli ebrei, quali che siano le loro origini nazionali, non portino fedeltà ai loro paesi e non vivano su di un piano di uguaglianza con i cittadini non ebrei, si va verso l’antisemitismo.
Quando si afferma che l’unica soluzione al problema ebraico sarebbe quella secondo la quale gli ebrei abbandonino comunità o nazioni a cui sono appartenuti per centinaia di anni, e quando si afferma che gli ebrei dovrebbero risolvere il problema ebraico emigrando con la forza sul territorio di un altro popolo, si assume, così facendo, la stessa posizione che assumono gli antisemiti nei riguardi degli ebrei.

L’invasione della Palestina da parte degli ebrei è cominciata nel 1881. Precedentemente all’arrivo della prima ondata di immigranti, la Palestina aveva una popolazione di mezzo milione; la maggior parte degli abitanti erano musulmani o cristiani, e non c’erano che 20.000 ebrei. Ogni strato della popolazione godeva della libertà di religione, cosa che ha sempre caratterizzato la nostra civiltà. La Palestina era una terra verdeggiante, abitata principalmente dalla popolazione araba che vi costruiva la sua vita e beneficiava di una prospera cultura. Tra il 1882 e il 1917, il movimento sionista ha attirato nel nostro territorio circa 50.000 ebrei europei. Per far questo, tale movimento ha dovuto ricorrere all’inganno. Il fatto che sia riuscito ad ottenere dal governo britannico la dichiarazione di Balfour, prova, ancora una volta, l’alleanza tra il sionismo e l’imperialismo. Inoltre, promettendo al movimento sionista qualcosa che non potevano mantenere, i Britannici hanno dato prova dell’arbitrarietà oppressiva della regola imperialistica. I Britannici non avevano il diritto di autorizzare il movimento sionista a insediare un’entità nazionale. È così che la Società delle Nazioni ha abbandonato il popolo arabo, e i principi e le promesse del presidente Wilson sono divenuti inoperanti. Così l’imperialismo britannico, sotto forma di mandato, ci è stato imposto crudelmente e direttamente. Questo mandato, proclamato dalla Società delle Nazioni, permetteva ai conquistatori sionisti di consolidare la loro posizione sul nostro territorio. Poco dopo la dichiarazione di Balfour, e per trent’anni, il movimento sionista è riuscito, in collaborazione con il suo alleato imperialista, a insediare altri ebrei europei sul nostro territorio, usurpando così i beni degli Arabi di Palestina. Nel 1947 gli ebrei erano 600.000 e possedevano circa il sei per cento della terra arabo palestinese. Questa cifra dovrebbe essere paragonata con quella della popolazione della Palestina che, a quell’epoca, arrivava a 1.250.000 abitanti.
Il risultato di questa collusione tra la potenza mandataria e il movimento sionista (grazie anche all’appoggio di alcuni altri paesi) è stato che l’Assemblea generale dell’ONU, sin dall’inizio dell’organizzazione, ha approvato una raccomandazione che mirava a dividere la Palestina. L’Assemblea generale ha diviso ciò che non aveva il diritto di dividere: un territorio indivisibile (…). Inoltre, nonostante la risoluzione della spartizione che accordava ai colonialisti il 54% della terra di Palestina, questi ne sono rimasti insoddisfatti e hanno iniziato una guerra terroristica contro la popolazione civile araba. Hanno in tal modo occupato l’81% dell’insieme della terra di Palestina, sradicando così un milione di arabi. In seguito hanno occupato 524 città e villaggi arabi, distruggendone 385 nel corso di questa invasione! Dopo di che, hanno insediato le loro colonie sulle rovine delle nostre terre e delle nostre fattorie. Hanno coltivato i nostri frutteti e i nostri campi.
È così che il problema della Palestina ha avuto inizio. Non si tratta dunque di un conflitto religioso o nazionalista tra due religioni o due nazionalismi. Non si tratta di una lotta riguardante i confini tra due paesi vicini. Si tratta piuttosto della causa di un popolo che è stato cacciato dalla sua terra, disperso, sradicato e condannato a vivere, nella sua grande maggioranza, in campi di profughi (…).

Il sionismo non ha rispettato le decisioni e gli appelli successivi lanciati dal Consiglio di sicurezza, né l’opinione pubblica che lo invitava a ritirarsi dalla terre occupate nel giugno del 1967; tutti gli sforzi pacifici prodigati su scala internazionale non hanno impedito al nemico di perseguire la sua politica di espansione. La sola alternativa che si offriva alle Nazioni Arabe era quella di compiere ogni sforzo per prepararsi a lottare contro questa barbara invasione armata, allo scopo di liberare le terre arabe e di ristabilire i diritti dei Palestinesi. Ed è quello che essi hanno fatto, dopo che tutti i mezzi pacifici si sono rivelati vani (…).
Il nemico mortale che affrontiamo ha commesso molti crimini contro gli stessi ebrei, poiché in seno all’entità sionista esiste un razzismo praticato nei confronti degli ebrei orientali. Quando condannavamo con forza i massacri di ebrei da parte dei nazisti, i dirigenti sionisti sembravano più interessati, all’epoca, a sfruttarli per realizzare il loro obiettivo di immigrazione in Palestina. Se questa immigrazione avesse avuto lo scopo di permettere agli ebrei di convivere con noi e di fruire degli stessi diritti e doveri, avremmo aperto loro le porte, come abbiamo fatto per gli Armeni ed i Circassi che vivono tra noi, fratelli e cittadini che godono degli stessi diritti. Ma che si usurpi la nostra terra, che ci disperdano e si faccia di noi dei cittadini di seconda classe, è una cosa che mai potremo accettare.
È per questo che, sin dall’inizio, la nostra Rivoluzione non è stata dettata da fattori razziali o religiosi. Non è diretta contro l’uomo ebreo in quanto tale, ma contro il sionismo razzista e l’aggressione. In questo senso la nostra Rivoluzione è fatta per l’uomo ebreo in quanto essere umano, è favorevole all’uomo ebreo. Lottiamo affinché l’ebreo, il cristiano e il musulmano possano vivere sullo stesso piano d’uguaglianza. Ci opponiamo al sionismo colonialista, ma rispettiamo la fede ebraica, poiché questa religione fa parte del nostro stesso patrimonio (…).

Ci domandiamo, e io mi domando: perché il popolo arabo della Palestina, perché il nostro popolo dovrebbe pagare il prezzo della discriminazione nel mondo? Perché deve essere ritenuto responsabile per il problema dell’immigrazione ebrea? (…).

Coloro che giudicano terroristica la nostra Rivoluzione lo fanno per mistificare l’opinione pubblica mondiale e per impedirle di conoscere la realtà, di conoscere il nostro vero volto, il volto della giustizia e dell’autodifesa. La differenza tra il rivoluzionario e il terrorista risiede nella ragione della sua lotta. Colui che lotta per una causa giusta, colui che lotta per ottenere la liberazione del suo paese, che lotta contro l’invasione e contro lo sfruttamento, come pure contro la colonizzazione, non può mai essere definito un terrorista. A meno di non considerare il popolo americano terrorista per aver lottato contro il colonialismo britannico, terroristica la resistenza degli Europei che si opponevano ai nazisti, e allo stesso modo bisognerebbe giudicare la lotta dei popoli dell’- Asia, dell’Africa e dell’America Latina. Bisognerebbe che molti di voi si considerassero terroristi (…).

Migliaia di Palestinesi sono stati trucidati nei villaggi e nelle città, decine di migliaia sono stati costretti, con la punta della baionetta, ad abbandonare il loro paese natale. Quanti uomini, donne, vecchi, bambini sono stati fatti evacuare e obbligati ad andare nel deserto, a valicare montagne senza acqua né cibo (…). Hanno cercato di distruggere tutto; come può essere definita l’affermazione di Golda Meir che esprimeva la sua apprensione riguardo “a tutte le nascite di bambini palestinesi che quotidianamente vengono alla luce»? (…)

L’esiguo numero di Arabi che non sono stati espulsi dai sionisti nel 1948 sono ora dei profughi sulla loro stessa terra (…). Sono stati sottoposti a tutte le forme di discriminazione razziale e di terrorismo, dopo che sono state loro confiscate le terre e le proprietà. Sono stati vittime di sanguinosi massacri, costretti ad evacuare i loro villaggi, e si sono visti negare il diritto di tornare nelle loro case. Per 26 anni la nostra popolazione è vissuta sotto la legge marziale; non ha il diritto di spostarsi da un punto all’altro senza il preliminarmente permesso del governatore militare israeliano (…).

È superfluo ricordare le numerose risoluzioni con le quali l’Assemblea generale ha condannato le aggressioni israeliane, le violazioni israeliane dei diritti dell’uomo e degli articoli della convenzione di Ginevra, come pure le risoluzioni relative all’annessione di Gerusalemme (…).

Quando il nostro popolo ha perduto la speranza nella comunità internazionale che persisteva nell’ignorare i suoi diritti, e quando è apparso evidente che i Palestinesi non avrebbero potuto recuperare le loro terre con mezzi politici, non è rimasta loro altra scelta che il ricorso alla lotta armata. Abbiamo utilizzato in questa lotta tutte le risorse materiali e umane. Abbiamo affrontato con coraggio gli atti inimmaginabili di terrore degli israeliani che volevano scoraggiare e arrestare questa lotta. Nel corso degli ultimi dieci anni della nostra lotta migliaia di Palestinesi sono divenuti martiri, altri sono stati feriti, mutilati e imprigionati: si sono sacrificati per resistere alla minaccia di sparizione, per riacquistare il nostro diritto all’autodeterminazione e al ritorno sulle nostre terre (…).

L’Organizzazione per la liberazione della Palestina ha acquistato il suo carattere legittimo grazie al suo ruolo d’avanguardia e grazie ai suoi dirigenti che si sono dedicati alla lotta nazionale. La sua legitti-mità le è stata riconosciuta dalle masse palestinesi che hanno scelto di condurre la loro lotta sotto la sua direzione (…). La legittimità dell’ Organizzazione per la liberazione della Palestina si è accresciuta con l’appoggio fraterno degli altri movimenti di liberazione e delle altre nazioni che ci incoraggiano e ci aiutano nella nostra lotta (…).

Da lunghi anni il nostro popolo subisce le rovine della guerra, della distruzione e della dispersione. Abbiamo pagato col sangue dei nostri figli, e questo non può essere ripagato. Abbiamo subito l’occupazione, la dispersione, l’allontanamento e il terrore più di ogni altro popolo: ciononostante il nostro popolo non è vendicativo. Tutto questo non ci ha resi razzisti. Per questo deploriamo tutti i crimini perpetrati contro gli ebrei; deploriamo anche la discriminazione che gli ebrei hanno sofferto a causa del loro credo.
In quanto rivoluzionario che lotta per la libertà, riconosco tra voi quelli che hanno condotto una lotta simile alla mia e che, grazie a questa lotta, hanno potuto concretizzare i loro sogni e farne una realtà (…).

Perché non potrei sognare? Perché non potrei sperare, quando la Rivoluzione consiste nel realizzare i sogni e le speranze? (…). Questo nobile sogno non merita forse che io lotti con tutti gli uomini nobili del mondo, quelli che amano la libertà? Questo sogno è tanto più nobile in quanto riguarda la Palestina, terra santa, terra di pace, di martirio, d’eroismo e di storia (…). Vi esorto a permettere al nostro popolo di fondare la sua sovranità nazionale indipendente sulla sua propria terra.
Sono venuto qui tenendo in una mano il ramoscello d’ulivo e, nell’altra, il mio fucile di rivoluzionario. Non lasciate che il ramoscello d’ulivo cada dalla mia mano. La guerra divampa in Palestina, e tuttavia la pace sorgerà in Palestina.