Il Partito Comunista Libanese invita a preparare la resistenza contro il progetto Netanyahu-Obama

Ancora una volta, i leader del nemico Sionista hanno spinto il mondo Arabo sull’orlo dell’abisso, senza che nessun dirigente Arabo abbia alzato un dito in segno di reazione.

Ancora una volta, Benjamin Netanyahu, detentore della doppia nazionalità Americana e Israeliana, sfida gli Arabi, e i Palestinesi in particolare, riaffermando in maniera brutale, degna di un regime di apartheid, che Israele deve restare lo Stato che appartiene esclusivamente a tutti gli Ebrei del mondo; che la Gerusalemme araba deve essere riunificata sotto la bandiera Sionista per divenire la capitale dello Stato sionista; che non esiste il diritto al ritorno per i rifugiati Palestinesi; e che le nuove colonie non saranno smantellate, ma al contrario, che il governo israeliano fornirà tutto l’aiuto necessario ai nuovi coloni.

Non ci siamo affatto sorpresi per il contenuto del discorso di Netanyahu a Bar Ilan, perché rappresenta la conseguenza logica e prevista della posizione espressa dal Ministro Israeliano degli Affari Esteri, Avigdor Liberman. Di fatto, questa posizione è stata rafforzata dal discorso del Presidente degli Stati Uniti, in cui gli Arabi vengono invitati a riconoscere il diritto degli “Ebrei” alla violazione e al saccheggio della patria Palestinese. Ma tuttavia ha suscitato la nostra collera (ma non ci ha sorpreso) la reazione dei dirigenti arabi che, sia in Palestina che nel resto del mondo Arabo, si sono limitati semplicemente a condannare tali dichiarazioni, senza cercare allo stesso tempo di convocare una riunione d’urgenza dei Ministri degli Affari Esteri, per non parlare di una riunione d’urgenza del Vertice Arabo.

Non è certamente la prima volta nella storia recente che i dirigenti Arabi, di regimi riconosciuti ufficialmente o meno, vengono meno ai propri doveri, lasciando così l’iniziativa ai Sionisti, e, in secondo piano, agli Stati Uniti. In seguito, quando è passato un sufficiente lasso di tempo, e quando ormai è troppo tardi, piangono per tutto quanto è stato perduto.

I contenuti del discorso di Netanyahu, e prima ancora del discorso di Obama, sono veramente molto pericolosi. Aprono la strada a nuovi massacri contro i Palestinesi, nel momento in cui non è stato ancora dimenticato l’ultimo massacro a Gaza, che per Netanyahu è parte del territorio Ebreo. Che si torni a parlare dell’alternativa di un “trasferimento della popolazione” verso il Libano e la Giordania non è un segreto per nessuno, fin dal 2003. Ciò che è stato scritto e pubblicato negli Stati Uniti, conferma che sono in corso piani che prevedono una nuova ondata di immigrazione forzata e di pulizia etnica contro il popolo Palestinese, non solo a Gaza e in Cisgiordania, ma anche per tutti quei Palestinesi che vivono nei territori originali della Palestina del 1948. In effetti, ciò è stato sostenuto anche dai Neo-Conservatori, che sono alleati dei Sionisti più estremisti, e che sono attualmente rappresentati nell’amministrazione Americana di Obama nelle stesse proporzioni dell’epoca di George Bush.

Ecco dunque lo Stato “ebreo”, oggetto di tutte le discussioni del momento tra Washington e Tel Aviv. Si tratta dello Stato puro, religioso, razzista che sarà costruito sulla base di nuove ingiustizie e della pulizia etnica contro il popolo Palestinese e la sua giusta causa. In tale contesto, va riconosciuto che gli Ebrei non hanno mai costituito una nazione o un’etnia, e che questa non è la ragione per cui gli Stati Uniti sostengono Israele. Ma Israele è uno Stato che si prepara a giocare un ruolo più rilevante nel rilancio del progetto di un Nuovo Medio Oriente che è basato sul frazionamento e la divisione del mondo Arabo in piccoli Stati religiosi, comunitari, in conflitto tra loro e che si fanno la guerra nello stesso momento in cui si trovano tutti sotto controllo e nella sfera di influenza degli Stati Uniti e di Israele. Israele è lo Stato che agisce come rampa di lancio in grado di permettere agli Stati Uniti di riprendere il controllo di tutti i paesi Arabi e delle loro risorse naturali; e contemporaneamente di riappropriarsi di quella posizione strategica che garantisca il controllo dei mari adiacenti e delle vie di approvvigionamento mondiale del petrolio e del gas.

La riedizione del progetto Americano, messo sotto scacco dall’Intifada del popolo Palestinese, e poi dalla resistenza eroica del popolo Libanese nel luglio 2006, costituisce un nuovo pericolo e una minaccia per l’esistenza e i diritti del popolo Palestinese. Costituisce anche una minaccia per il popolo Libanese che può diventare oggetto di una nuova aggressione israeliana ed essere costretto a portare il peso di una nuova ondata migratoria dalla Palestina e dell’istallazione definitiva di centinaia di migliaia di rifugiati Palestinesi in Libano. Per contrastare questo progetto è necessaria la concentrazione degli sforzi, dei mezzi e delle competenze per una resistenza popolare totale ed è necessaria la mobilitazione di un aiuto internazionale in vista di una tale resistenza.

Per questa ragione l’ufficio politico del Partito Comunista Libanese rivolge un appello a tutti i progressisti, gli Arabi di sinistra e comunisti, e a tutti coloro che resistono, perché assumano le proprie responsabilità, concentrando gli sforzi necessari, e perché si preparino a mettere sotto scacco questo nuovo progetto Americano. Rivolge anche un appello a tutti perché lottino contro il cedimento continuo dei regimi Arabi nel processo di normalizzazione delle relazioni con il nemico Sionista: in primo luogo, imponendo una rottura delle relazioni diplomatiche e commerciali con Israele e, in secondo luogo, lottando per spingere i regimi Arabi a rivedere le loro relazioni con gli Stati Uniti, in particolare attraverso un riesame degli accordi petroliferi, commerciali e militari che hanno firmato con gli USA.

Il partito rivolge un appello anche ai partiti Comunisti e Operai di tutto il mondo perché si mobilitino prontamente nei propri paesi a sostegno del popolo Palestinese e del popolo Arabo nella loro resistenza contro la macchina da guerra Sionista e nella loro resistenza al progetto Americano.

Traduzione di Mauro Gemma per www.lernesto.it