“Il partito che ha diviso la sinistra europea”

*responsabile esteri del KSCM

Con il titolo che riproduciamo testualmente, il quotidiano del Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM), Halò Noviny, ha pubblicato con ampio risalto un articolo del responsabile esteri del partito sul Partito della Sinistra Europea. Lo pubblichiamo per contribuire alla migliore conoscenza di una problematica e di una discussione in larga parte misconosciute. Il prossimo congresso del Partito della Sinistra Europea si terrà l’8-9 ottobre 2005 ad Atene.

È ormai risaputo che l’Unione Europea (UE) mira a creare il cittadino europeo, che prenderà il posto del cittadino ceco, francese, polacco, italiano. È evidente che un tale obiettivo non potrà essere raggiunto senza la costruzione di una corrispondente struttura politica, e ciò spiega, e richiede anche finanziariamente, la nascita di partiti politici a livello europeo.
Un tale tipo di partito, per poter essere registrato, deve però avere dei deputati eletti in almeno sette dei paesi membri del Parlamento europeo, oppure in sette Parlamenti nazionali. Questo partito deve inoltre garantire l’adempimento programmatico dei principi dell’UE. In altri termini, deve essere un partito statualizzato, se vuole ottenere le dotazioni del Parlamento europeo.
Su richiesta di almeno un quarto dei deputati di tre differenti gruppi parlamentari, il Parlamento europeo può a maggioranza compiere delle verifiche per accertare se tale partito europeo rispetta questi principi. E se il Parlamento europeo dovesse giudicare che una qualche condizione non viene rispettata, tale partito verrebbe escluso dal finanziamento.
Un gruppo di parlamentari europei (definitosi “SOS democrazia”) sì è appellato alla Corte europea di giustizia con la richiesta di annullamento di questa norma antidemocratica. Il Partito comunista di Boemia e Moravia (KSCM) ha partecipato al congresso fondativo del Partito della Sinistra europea (SE) tenutosi a Roma (8-9 maggio 2004) con una delegazione composta da 17 persone. A causa di una serie di pratiche antidemocratiche e del mancato rispetto del principio del consenso, il KSCM non è divenuto membro di questo partito. I partiti membri effettivi, rispondenti ai suddetti criteri dell’UE, sono soltanto cinque (Synaspismos, Rifondazione Comunista, il Pds tedesco, Pcf, la spagnola Izquierda Unida). Il KSCM partecipa solo come osservatore alle attività del partito europeo. Sulla base della propria esperienza come osservatore, i1 KSCM ha inviato il 25 ottobre 2004 alla SE alcune lettere con le seguenti richieste, proposte e considerazioni riguardanti il progetto del Partito della Sinistra europea.

1. Il profilo della SE deve essere paneuropeo. Il Partito della Sinistra europea deve profondere ogni sforzo per il raggiungimento di questo obbiettivo. Abbiamo chiesto che fossero invitati almeno 27 partiti comunisti e di sinistra di tutta l’Europa (tra questi, i Partiti comunisti di Russia, Ucraina, Bielorussia, Moldavia, Paesi baltici, Scandinavia, ex Jugoslavia, Turchia, Gran Bretagna, Portogallo, Grecia, ecc.) per un incontro finalizzato a dibattere con loro le questioni riguardanti l’unità della sinistra europea. Ciò avrebbe consentito a tutti di prendere conoscenza delle loro opinioni e condizioni, ed anche di ciò che impedisce loro di collaborare con il Partito della Sinistra europea.

2. La storia del movimento comunista del XX secolo non può essere globalmente rigettata come negativa; é indispensabile trarre insegnamento dagli errori e, a1 tempo stesso, sviluppare e attualizzare ciò che di positivo vi si é manifestato.

3. Il principio del consenso nelle scelte della SE deve essere non solo declamato, ma rispettato nella prassi.

4. L’adesione individuale alla SE è per noi inaccettabile, per ragioni giuridiche e politiche. La doppia appartenenza partitica, nella Repubblica ceca, é in contrasto con la legge.

5. Il finanziamento della SE da parte del Parlamento europeo non può essere vincolato a condizioni politiche che siano in contrasto con la sovranità e l’identità di un partito membro.

6. Nel preambolo dello statuto del Partito della Sinistra europea l’uso del termine “stalinista” dà luogo ad una serie di differenti interpretazioni in relazione alla storia passata. Non è mai stata data una definizione comunemente condivisa di cosa sia lo “stalinismo”. Si tratta di una definizione che viene spesso utilizzata in modo artificioso e propagandistico. Sarebbe assai difficile e inaccettabile escludere alcuni partiti dalla SE solo perché definiti da alcuni come “stalinisti”. Il termine “stalinista” potrebbe essere sostituito da altri termini, come ad esempio “antidemocratico”.
Le lettere del KSCM contenenti queste considerazioni sono state discusse nella seduta del Comitato esecutivo del Partito della Sinistra europea svoltasi a Berlino l’8 gennaio 2005. La discussione è stata introdotta dal presidente della SE, Fausto Bertinotti, che ci ha impartito una lezione su quanto lo “stalinismo” sia orrendo, riaffermando l’indisponibilità a modificare lo Statuto. In merito al cambiamento del profilo del partito in senso paneuropeo, Bertinotti ha risposto con arroganza: il Partito della Sinistra europea esiste, chi vuole aderirvi, aderisca, chi vuole restare come osservatore, resti come osservatore. Ed ha inoltre ribadito che lo spazio di azione politica del partito è dentro l’Unione Europea.
Pedro Marset, della spagnola Izquierda Unida, ha affermato che il KSCM vuole una nuova Internazionale. In modo demagogico ha così indicato i1 nostro sforzo per l’unità della sinistra europea come un tentativo di creare “l’ Internazionale”.
Il rappresentanti del Synaspismos e del Pcf hanno scelto la stessa tattica di Bertinotti, e cioè, invece di avviare una discussione seria e la ricerca delle vie per costruire l’unità della sinistra europea, hanno intenzionalmente e demagogicamente ridotto la discussione ad una lezione sui mali dello “stalinismo” e, così come Pedro Marset, hanno definito gli sforzi per l’unità della sinistra europea come se si trattasse di ricostruire “l’Internazionale”.

La. delegazione del KSCM ha protestato contro questi metodi, dichiarando che i1 nostro non è un partito “stalinista”. La nostra richiesta di sostituire – nel preambolo della Statuto della SE – l’espressione “pratiche staliniste” con l’espressione “pratiche non democratiche” muove dalla constatazione che l’espressione “pratiche non democratiche” è più appropriata e vasta, poiché include anche le pratiche non democratiche di Mao Tse- Tung, Pol Pot e altri. In alcun modo, quindi, partivamo da posizioni di difesa dello “stalinismo”. La nostra delegazione ha colto l’occasione offerta dai materiali del prof. Schumann (distribuiti dagli organizzatori, all’inizio della seduta, a tutti i partecipanti) e ha richiamato l’attenzione sulle differenti e problematiche interpretazioni dello “stalinismo” presenti in quegli stessi materiali, dove tutte le esperienze dei paesi ex-socialisti vengono indicate come “staliniste” e dove l’autore sostiene che gli “stalinisti” definiscono se stessi come “marxisti-leninisti”. Basterebbero queste interpretazioni per dimostrare la giustezza della nostra proposta di modifica dello Statuto.
L’atteggiamento non democratico delle delegazioni di Rifondazione e del Synaspismos si é manifestato quando i rispettivi rappresentanti hanno tentato di interrompere il nostro delegato mentre questi sottolineava come fosse necessario che la lotta contro le pratiche “staliniste” fosse incorporata nella prassi del nostro comportamento e del nostro modo di pensare, poiché l’esperienza storica della proclamazione formale del ruolo guida del Partito nelle Costituzioni degli ex paesi socialisti nella prassi non aveva avuto alcun valore ed era dunque necessario sbarazzarsi di questi feticci.
La nostra delegazione ha ricordato che al congresso fondativo del Partito della Sinistra europea si era detto che nel primo congresso sarebbe stata offerta la possibilità di .una modifica dello Statuto. Ma Bertinotti ha categoricamente respinto questa affermazione.
In sostanza, si può dire che niente di quanto contenuto nelle lettere inviate dal KSCM è stato accolto. Neppure il tentativo della nostra delegazione di apportare una piccola modifica all’appello relativo alla catastrofe nel sud-est asiatico é stato accolto…
Il dibattito sulle nostre lettere del 25 ottobre 2004 ha evidenziato l’arroganza dei partiti leader della SE, Bertinotti in testa, e ciò deriva probabilmente anche dal timore per la presenza di un forte soggetto politico come il KSCM, che non concorda sempre e comunque con le loro posizioni. Inoltre, il dibattito ci ha convinto del fatto che le nostre richieste sono fondate e che riflettono il nocciolo dei problemi di questo partito. Ci ha convinto che non vi è alcuna volontà politica di cambiare il profilo della SE in senso pan-europeo e che il principio del consenso in pratica non esiste.

Senza l’applicazione del principio del consenso nel contesto dell’attuale struttura di appartenenza e organizzazione della SE – dove partiti minuscoli e insignificanti, come il Partito del socialismo democratico della Repubblica ceca, avrebbero nel Comitato esecutivo lo stesso numero di rappresentati di partiti grandi e importanti come il KSCM – l’appartenenza a questo partito europeo resta assai pericolosa, specialmente se prendiamo in considerazione l’identità comunista del nostro partito in confronto con l’identità degli altri partiti aderenti.

Resta da evidenziare che anche l’aspetto finanziario di questo partito costituisce una questione problematica. Quantunque esso abbia avuto accesso alle dotazioni del Parlamento europeo, le sue necessità finanziarie oltrepassano di gran lunga questi introiti, e perciò la SE sta prendendo in considerazione l’ipotesi di contributi finanziari da parte dei soli partiti aderenti (non degli osservatori). Questi contributi sarebbero determinati sulla base del numero di iscritti dei singoli partiti nazionali, oppure sulla base del numero di iscritti e di voti elettorali. Una di queste due proposte presupponeva due euro all’anno per ciascun iscritto. In base a tale proposta, il KSCM, nel caso aderisse a questo partito europeo, dovrebbe versare sei milioni di corone all’anno (circa 450 milioni di vecchie lire che, calcolate sulla base del potere d’acquisto nella Repubblica Ceca, corrispondono a circa cinque volte tanto, ovvero a oltre 2 miliardi di lire – NdR).

(in: Halò Noviny, 11.02.2005 . Nostra traduzione)

In ricordo di Alvaro Cunhal e Vasco Gonçalves

Al Comitato centrale del PCP

Cari compagni,
a nome di tutti i comunisti de l’ernesto e nostro personale vi inviamo i sentimenti della nostra partecipazione commossa e solidale per la morte del compagno Alvaro Cunhal, dirigente storico del vostro partito e del movimento comunista internazionale. Il compagno Cunhal verrà ricordato per sempre come una delle figure più emblematiche, oneste e prestigiose della storia del movimento operaio internazionale; e come una delle personalità più rappresentative di quella “Rivoluzione di Aprile” che alla metà degli anni Settanta rappresentò un’impresa e una speranza rivoluzionaria per tutta una generazione. Cogliamo l’occasione per trasmettere, per il vostro tramite, a tutto il popolo portoghese, le nostre sentite condoglianze per la scomparsa, in questi giorni, di un altro grande rivoluzionario, il generale Vasco Gonçalves, che di quella “Rivoluzione di Aprile” fu uno dei maggiori protagonisti.
Ricevete il nostro forte abbraccio

Fosco Giannini (Comitato politico nazionale PRC, direttore de l’ernesto)
Fausto Sorini ( Direzione nazionale del PRC, della direzione de l’ernesto)

Nato a Coimbra nel 1913, Alvaro Cunhal comincia giovanissimo la sua attività rivoluzionaria come studente alla Facoltà di Diritto di Lisbona; un’attività che continuerà incessantemente per 74 anni, fino all’ultimo giorno di vita. Nel 1931 si iscrive al PCP, nel 1935 diventa Segretario della Gioventù comunista portoghese, passa alla clandestinità, partecipa a Mosca al Congresso della Internazionale giovanile comunista. Imprigionato nel 1937 e nel 1940, torturato dal regime fascista portoghese, partecipa nel 1940-41 alla riorganizzazione del PCP di cui sarà membro della Segreteria dal 1942 al 1949. Arrestato nuovamente resterà 11 anni nella prigione-fortezza di Peniche (di cui 8 in isolamento) da cui evaderà con una fuga leggendaria il 3 gennaio 1960. Nel 1961 è Segretario generale del PCP e lo resterà fino al 1992. Dopo la “Rivoluzione dei garofani” dell’aprile 1974, sarà ministro nei primi governi provvisori. Lascia un patrimonio di idee ed esperienze e un esempio di vita e di coerenza rivoluzionaria che non andranno perdute.

Nel 1974 il Colonnello Vasco Gonçalves (poi Generale) è una delle figure chiave della Rivoluzione di Aprile, che pone fine a 48 anni di fascismo, la più alta autorità militare del Movimento delle Forze Armate. Designato come Primo ministro di vari governi provvisori, nel 1975 sarà protagonista della nazionalizzazione delle banche e delle compagnie di assicurazione. Nei momenti cruciali della rivoluzione si opporrà con fermezza alle manovre della reazione interna, guidata dal Partito Socialista di Mario Soares, ed esterna (guidata dall’Ambasciata USA), volte a rovesciare le basi rivoluzionarie e progressive della Rivoluzione di Aprile. Rimarrà nella storia del Portogallo come una delle sue figure più degne.