Il movimento per la pace e la Politika

Il movimento contro la guerra “senza se e senza ma” in questi quattro anni ha espresso in numerose occasioni politiche una chiara visione della politica estera italiana e del ruolo di guerra dell’Italia. Una visione che ha richiesto, come nell’ultimo Forum del movimento contro la guerra svoltosi a Firenze nel febbraio di quest’anno, una svolta nella politica estera italiana per uscire dal sistema di guerra e ripudiare concretamente la guerra con vere politiche di disarmo.
Ora, questa svolta in politica estera potrà essere ottenuta solo se il movimento si riorganizza in piena autonomia e se sarà in grado di rimettere in campo una nuova stagione di iniziative e di lotte. In questo movimento “bastaguerra” ha dato il suo utile contributo, ma oggi avverto la fase di inevitabile stanchezza e riflusso, e la tentazione che ha preso la maggioranza degli e delle attiviste, di delegare in questa fase alla Politika le azioni e le decisioni, sperando che finalmente, dopo tante lotte e movimentazioni, i rappresentanti della sinistra siano finalmente disponibili o meno restii a dare corso alle richieste del movimento.
Ma la realtà invece ci delude. Nel dilemma deleghiamo ai nostri leader politici o rilanciamo la nostra iniziativa e auto-organizzazione, credo che sia una urgente necessità scegliere la seconda strada, perché a quanto pare se oggi riflettiamo sul programma dell’Unione e su come e da chi verrà attuato, non possiamo che ritrovarci a mani vuote o con qualche briciola in mano insieme a tanta retorica e fumo negli occhi. Vorrei dunque che aprissimo una discussione sulla mailing list a partire da alcune osservazioni che vorrei fare sulla politica estera di Prodi e su quello che ci aspetta.
Leggendo il generico programma dell’Unione, mi sorgeva inevitabilmente una domanda di approfondimento. Il punto sulla pace insiste soprattutto sulla centralità dell’Unione Europea, che è la realtà attraverso la quale vogliamo essere protagonisti nel mondo. E io mi chiedevo: quale Europa, e con quali mezzi. L’Europa armata che ha tentato di rendere eterna la Nato attraverso la parte terza di quel trattato costituzionale europeo bocciato giustamente dal referendum in Francia? L’Europa fortezza, disseminata di lager per migranti, che fa delle guerre securitarie e del multilateralismo armato il suo nuovo modello di difesa per esprimere il suo protagonismo? Insomma, l’Europa che i Forum sociali europei hanno ripudiato in nome di un’Europa del disarmo e della fraternità?
La risposta a queste domande mi viene direttamente dall’intervista di Prodi al Corriere, dove ogni dubbio è fugato. Premettendo che chi vince le primarie detta il programma (e dunque si può anche mettere nel taschino la forza dei movimenti dispiegata in questi anni), veniamo a sapere dalla voce diretta del futuro leader dell’Unione che:
• l’Italia sarà il miglior alleato degli Usa, pur nel quadro di una politica estera prioritariamente europea;
• con gli alleati Usa si può e si deve lavorare nel settore della lotta al terrorismo;
• circa il ritiro dall’Iraq, verrà fissato un calendario di ritiro (sì, ma c’è una data ultimativa ravvicinata?) e la missione militare sarà sostituita da una umanitaria (un impegno per la ricostruzione e per gli aiuti?).

Ma la cosa più interessante è l’orizzonte ideologico espresso in questa intervista. Viene riproposta la teoria della guerra giusta che tanti danni ha arrecato alla causa della pace, giustificando il massacro di migliaia di civili operato dalla guerra umanitaria nei Balcani e dalla guerra contro il terrorismo in Afghanistan. Insomma, proprio quell’ideologia che è stata il cavallo di Troia per rilegittimare la guerra a cavallo dei due secoli e per incenerire i sogni di coloro che già a Comiso volevano buttare fuori la guerra dalla storia e imporre il disarmo alle grandi potenze. Così, nessun ripudio della guerra targata Nato in Kosovo e Afghanistan, dove resteranno i nostri soldati. E disponibilità a future avventure militari targate Onu. Ecco cosa significa multilateralismo. Significa che dobbiamo potenziare il riarmo e le spese militari, dotarci di nuovi armamenti per il nostro nuovo ruolo in Europa e nel mondo, potenziare il ruolo della Nato, contribuire all’armata europea e sviluppare l’apparato bellico-industriale in Italia. Significa proseguire il Modello di Difesa, che prevede la proiezione di potenza europea con le missioni oltreconfine e le guerre di sicurezza, ma targate Onu.
Perché, come dice Prodi, occorre definire quali tipi di intervento armato possano essere considerati giustificati, e il metodo più ovvio è quello che fa dipendere la legittimità dall’approvazione dell’Onu?
Il quadro fosco del multilateralismo armato che emerge da questa intervista viene reso ancora più fosco dalle dichiarazioni del nuovo ambasciatore americano in Italia, che sostiene che anche in caso di cambio di governo l’Italia non ritirerà le sue truppe dall’Iraq, perché l’Italia non rinuncerà ad appoggiare il governo iracheno. Su questo non ci sono nuove dichiarazioni ufficiali di Prodi, ma il silenzio è complice, e certo lascia poco sperare l’enunciato finale della sua intervista, in cui sostiene che in ogni caso l’Italia resterà il miglior alleato degli Usa. Il che significa che un voltafaccia alla Zapatero è impensabile, e che certo il calendario del ritiro verrà concordato con l’amiko amerikano. In sintesi: non abbiamo dietro l’angolo una svolta in politica estera, obiettivo chiaro del nostro movimento, ma una politica di continuità del sistema di guerra e di alleanze, con qualche correttivo, magari in stile franco-tedesco. Tutto ciò può bastare alle nostre aspettative, può essere una risposta alle nostre lotte?
Io credo francamente di no, e per questo scrivo questa lettera, perché penso che sia necessario un rilancio del nostro movimento, e al suo interno una ripresa dell’auto-organizzazione e dell’iniziativa di “bastaguerra”, un nuovo contributo per una nuova stagione di lotte.
Sto lavorando a una proposta di una nuova campagna per il disarmo attraverso varie iniziative, non ultima quella di un progetto di legge di iniziativa popolare. Ma vorrei prima che dalla nebbiosa palude in cui siamo cadute e caduti ci rialzassimo, almeno con un franco dibattito in rete. C’è qualcuno là dietro che ha voglia ancora di discutere e di fare? Allora, compagna, compagno, se ci sei batti un colpo.

P.S.
E’ scandaloso! Mentre il governo taglia del 50% il fondo sociale , si trovano nella stessa Finanziaria 105 milioni di euro per 27 fregate da guerra! Dirò a mio figlio che i soldi che servivano per il suo insegnante di sostegno, per la fisioterapista, per i suoi plantari, per l’assistenza domiciliare ecc.., sono andati a finire per costruire navi da guerra che bombarderanno altri figli di altre madri e padri!

1/11/2005