Il 20 novembre a Praga

Seattle, Praga, Nizza, Gotheborg, Genova, ed ora di nuovo Praga. Dopo quello del settembre di due anni fa contro il Fondo monetario internazionale, un altro appuntamento di lotta internazionale è fissato nella capitale ceka per il 20 novembre prossimo.
In quei giorni, esattamente il 21-22 novembre, si terrà a Praga, presso il Centro Congressi sul colle di Vyserad, il vertice di tutti i paesi della Nato per decidere l’ulteriore allargamento ad Est del Patto atlantico. Vi parteciperanno 46 capi di Stato o di governo dei paesi aderenti alla Nato e dei paesi della “Partnership per la pace” e circa 200 “ospiti speciali”, cioè ministri di vari governi con consorti al seguito. I delegati saranno 2.500, mentre sono circa 2.000 i giornalisti accreditati. Nel programma del Summit non sono previsti incontri, in precedenza dati per certi, tra Nato e Russia e neppure della Commissione Nato con l’Ucraina.
I paesi interessati all’allargamento sono i tre Stati baltici (Estonia, Lettonia e Lituania), la Slovacchia, la Romania e la Bulgaria, tutti confinanti con la Russia o, comunque, con paesi dell’ex-Unione sovietica. Un allargamento che, pur non aggiungendo nulla alla già terrificante potenza militare e aggressiva del blocco imperialistico guidato dagli Usa, ha due fondamentali obiettivi politico-strategici: stringere in un’ulteriore morsa la Russia, completando l’accerchiamento attorno a tutti i suoi confini più “caldi”(sul versante europeo e su quello mediorientale e caucasico) e imprimere il marchio dell’egemonia statunitense sui paesi dell’Europa centro-orientale e balcanica prima ancora del loro ingresso, se mai avverrà, nell’Unione europea. La portata dell’operazione, dal punto di vista degli equilibri mondiali, è più che evidente e risulta ancora più drammaticamente accentuata dal particolare tipo di ruolo che questi paesi si offrono a svolgere all’interno della Nato. Si tratta di una questione poco dibattuta e generalmente, purtroppo anche a sinistra, sottovalutata.
Si tratta, intanto, di paesi che hanno scelto, in campo politico ed economico, le più estreme ricette neoliberiste, legandosi mani e piedi al modello e all’egemonia del capitalismo d’oltreoceano. I governi di questi paesi, indifferentemente dal tipo di coalizioni che si sono succedute, hanno sempre e indiscriminatamente seguito una politica di totale allineamento alla politica estera, e alle guerre, americane, anche in contrasto o in difformità rispetto alle posizioni assunte dall’Unione europea o da alcuni dei suoi paesi più importanti. E alcuni di essi (in particolare Romania, Lituania e Lettonia), pur non facendo parte della Nato e addirittura senza che alcuno glielo richiedesse, si sono offerti per la partecipazione ad operazioni di guerra, in particolare nelle operazioni nei Balcani e in Afghanistan.
Si tratta, inoltre, di paesi che, vivendo una situazione economica disastrosa, cercano di offrire un diversivo al malcontento delle popolazioni, indirizzandolo verso l’esterno (alimentando i contrasti con la vicina Russia) o verso le minoranze etniche interne, particolarmente consistenti in tutti i paesi dell’Est. Nel fare questo, vengono non di rado rispolverate vecchie argomentazioni prese a prestito dall’armamentario fascista e nazista. È il caso dei tre paesi baltici, in particolare della Lettonia, dove la popolazione di nazionalità russa (circa il 40% del totale) viene sistematicamente e pesantemente discriminata, privata di diritti e spesso anche volgarmente provocata nei suoi sentimenti antifascisti con la riproposizione di simboli, ricorrenze e celebrazioni in uso nel periodo del nazismo, con pubbliche riabilitazioni e decorazioni dei cambattenti della Wermacht e con uno spudorato revisionismo storico eletto a ideologia ufficiale dello Stato.
Questo è, dunque, lo scenario dentro al quale va a espandersi la Nato, con tutte le inquietanti prospettive e gli interrogativi che questo apre non solo per gli equilibri mondiali, ma per la configurazione che potrà assumere la stessa costruzione europea. E, a corollario di tutto ciò, c’è la guerra infinita di Bush e l’imminente guerra all’Irak.
Dire di no a tutto questo, fermare questa deriva distruttiva si può. E si deve.
Il Partito comunista di Boemia e Moravia, uno dei più forti partiti comunisti in Europa (ha ottenuto il 18,6% dei voti alle politiche del giugno scorso) si è opportunamente fatto promotore di un controvertice internazionale in risposta al summit della Nato e per far esprimere, con un forte no alla guerra infinita del governo americano, la volontà di pace dei popoli europei. Ma il controvertice vuole andare ancora più in là, ponendo una questione oggi ineludibile e preliminare per qualsiasi prospettiva di pace e di sovranità dei popoli in Europa: la questione dello scioglimento della Nato.
Va detto che questa iniziativa si svolge in un paese che, per la sua collocazione nel centro dell’Europa, è in una posizione chiave per l’organizzazione strategica della Nato. Non a caso esso è stato scelto dal governo Usa come il luogo prioritario per la realizzazione del famigerato progetto di scudo spaziale. E però va anche detto che è proprio questa prospettiva a inquietare ancor più i Ceki, tanto che l’opposizione alla Nato, già maggioritaria presso l’opinione pubblica (tanto che i governanti hanno sempre respinto la proposta di un referendum sull’adesione), va ora ulteriormente crescendo. E cresce, di pari passo, l’irritazione verso l’atteggiamento servile del presidente della repubblica Havel, che qui ormai chiamano “krvavy humanista” (l’umanista sanguinario), per via della sua entusiastica adesione a tutte le guerre Usa. Il presidente ceko non si è smentito neanche nell’attuale vecenda della preannunciata guerra all’Irak. è stato, dopo Blair, il primo capo di Stato europeo a recarsi a Washington per dare la piena adesione della Repubblica ceka ai piani di guerra della Casa Bianca. Naturalmente, non aveva titolo per farlo, non avendo preventivmente consultato nè il governo nè il parlamento ed essendo a capo di una Repubblica parlamentare, e non presidenziale. Questo la dice lunga sul tasso di democrazia di questo celebrato campione dell’anticomunismo.
Il controvertice di Praga si svolgerà, dunque, il 19 e 20 novembre. Il 19 ci sarà un convegno, cui sono stati invitati a partecipare tutti i partiti comunisti e numerose forze di sinistra antagonista che agiscono sul nostro continente dove si cercherà per la prima volta di elaborare una posizione comune di tutti coloro che ad Est e ad Ovest sostengono la necessità dello scioglimento della Nato e di un sistema alternativo di sicurezza europea. E dove si cercherà di dar vita ad un coordinamento europeo permanente, che colleghi le iniziative in questo campo e lanci una petizione in tutta Europa contro la guerra e per l’abolizione del patto nordatlantico.
Sono già una trentina le organizzazioni che da tutta Europa hanno dato l’adesione al controvertice e ancor più quelle che parteciperanno alla manifestazione: organizzazioni che complessivamente rappresentano decine di milioni di cittadini di ogni parte d’Europa, “dal Portogallo agli Urali”.
Il 20 novembre, alle ore 14.30, il controvertice si trasformerà in una grande manifestazione, cui prenderanno parte migliaia di persone da tutta Europa e che sarà conclusa a Staromestske namesti (piazza della Città vecchia), nel cuore della città antica.
Il governo ceko e la maggioranza dei media stanno già alimentando un clima di terrore psicologico nella città, dipingendo i manifestanti che verranno a Praga come soggetti pericolosi e violenti. È annunciata la presenza di 12 mila poliziotti e di 240 soldati con idranti e autoblindo e altri reparti dell’esercito. Il ministro degli Interni ha affermato che le misure di sicurezza saranno superiori a quelle adottate nel 2000 in occasione del vertice del Fmi.
Una “zona rossa” sarà creata attorno al Centro Congressi e interesserà gran parte del centro di Praga, in particolare i distretti 1,2,3,4 e 6, e non si esclude la chiusura di altre zone e strade. Il governo, per scoraggiare i giovani praghesi dal prendere parte alla manifestazione anti-Nato, ha deciso la chiusura delle scuole per i giorni del Summit e ha consigliato gli studenti ad andarsene in vacanza. Molte scuole hanno organizzato proprio per quei giorni delle gite scolastiche, per tenere sotto sorveglianza i ragazzi. Mentre diversi istituti scolastici hanno organizzato per i giorni precedenti il Summit dei corsi di “formazione”, con la partecipazione di importanti personaggi politici e politologi di regime che dovranno illustrare ai giovani le straordinarie “virtù” dell’Alleanza atlantica.
È dunque indispensabile che, dopo le giornate del Forum Sociale Europeo di Firenze, tutti gli sforzi del movimento contro la guerra e il neoliberismo si concentrino sulla partecipazione, il più possibile ampia, del nostro paese alla manifestazione europea del 20 novembre a Praga.