Identità e diversità nel pensiero di Gramsci*

Con una modalità sobria e discreta, ma anche con efficacia e determinazione, Marcos Del Roio analizza l’attività politico-teorica di Gramsci, prima del suo incarceramento, alla luce di una tesi forte e radicale: la continuità piena tra l’azione politica e la riflessione filosofica di tutto Gramsci.

Ricordo quanto mi colpì un’affermazione in tal senso, esente da dubbi, espressa dal protagonista operaio del biennio rosso Battista Santhià, quando ebbi modo di intervistarlo a lungo nella sua casa di Torino nel 1987, pochi mesi prima che morisse. Santhià non era un intellettuale di professione, eppure il suo approccio era quello di un “intellettuale organico” nel senso rivendicato da Gramsci nel suo intervento alla Commissione Politica del Congresso del PCI a Lione nel 1926, quando, in polemica con il primato concesso agli intellettuali dall’estrema sinistra di Bordiga, sostiene: per la estrema sinistra la situazione sembra ancora quella di quando «gli intellettuali erano gli elementi politicamente e socialmente più avanzati, ed erano quindi destinati ad essere gli organizzatori della classe operaia. Oggi, secondo noi, gli organizzatori della classe operaia devono essere gli operai stessi»[1] . Si noti che «organizzatori» sono, nel linguaggio dei Quaderni del carcere, gli intellettuali in senso lato. L’affermazione di Santhià mi apparve allora “trionfalistica”. Ripensando, mi accorsi che egli aveva molte ragioni. Sostenere l’unità dell’opera di tutto Gramsci, del resto, non comporta la sottovalutazione dei cambiamenti, delle svolte, fianco delle rotture intervenute nell’arco della sua breve, ma densa esistenza. Al contrario: senza dissipare la loro unità interna, oggi sappiamo che non si possono studiare i Quaderni senza porre in atto una metodologia di indagine geneticoevolutiva di analisi.

Emergono, leggendo Gramsci, idee-cardine che determinano in modo unitario il ritmo del suo pensiero, per lo meno dall’epoca dei Consigli di fabbrica sino alla stesura degli ultimi quaderni (è lo stesso Gramsci a fornirci la chiave di questa continuità in una nota strategica dei Quaderni[2]). Mi riferisco alle idee-cardine che costituiscono l’identità del pensiero, oltre e attraverso le diversità delle sue manifestazioni: ciò che ritroviamo, in genere, nei grandi pensatori.

Il titolo e l’esergo del libro di Del Roio rinviano precisamente a questo contrappunto tra identità e diversità che Gramsci teorizza con un linguaggio ricco di immaginazione nel Quaderno 1, e che potremmo, in modo forse un po’ ardito, applicare al suo pensiero:

La elaborazione unitaria di una coscienza collettiva domanda condizioni e iniziative molteplici […] Lo stesso raggio luminoso passa per prismi diversi e dà rifrazioni di luce diverse […] Trovare la reale identità sotto l’apparente differenziazione e contraddizione e trovare la sostanziale diversità sotto l’apparente identità, ecco la più essenziale qualità del critico delle idee e dello storico dello sviluppo sociale[3].

La categoria essenziale del sottotitolo, ma anche del contenuto del libro di Del Roio – “fronte unico” – ci riporta alla medesima problematica, considerata nella temperie dell’azione politica di Gramsci, con riferimento a quel suo radicale leninismo che lo guidò nel vincente duello con Bordiga.

IL FRONTE UNICO

Del Roio ricorda la nascita nel 1921, in Germania, di questa «formula politica », che è centrale nel pensiero maturo di Lenin, e ne mostra le diverse interpretazioni che ha ricevuto, analizzando la posizione di Gramsci a riguardo. Un aspetto non secondario di quest’ultima è il fatto che, proprio alla luce delle necessità pratiche imposte dalla strategia del fronte unico, si spiega la straordinaria prudenza e duttilità da lui mostrata nel rapportarsi a Bordiga, sia quando questi determinava la linea del partito, sia successivamente, quando cominciò a profilarsi la sua supremazia. L’immagine-metafora del raggio e dei prismi consente di avvicinarci al filo rosso che accompagna la transizione dall’ultimo anno di libertà civile di Gramsci alla genesi dei QuAderni. Del Roio fa emergere in questa direzione alcuni elementi importanti, in particolare nel saggio incompiuto e allora inedito sulla «quistione meridionale», che è del 1926. Ma è l’intera elaborazione politica e teorica di Gramsci lungo quest’anno, che apre gli scenari fondamentali a partire dai quali matura la costruzione del suo pensiero carcerario. Ricordo le tappe essenziali: Congresso di Lione e relative Tesi (21-26 gennaio), Lettera a Togliatti sulla situazione nel partito bolscevico (ottobre), Alcuni temi della quistione meridionale (nei mesi precedenti l’arresto, l’8 novembre).

LE TESI DI LIONE

Le Tesi per il Congresso di Lione, stese da Gramsci in collaborazione con Togliatti, sono probabilmente il documento più alto e più complesso dell’intera storia politico-teorica del movimento comunista in Italia. Queste Tesi, lette insieme al già citato intervento di Gramsci alla Commissione politica del Congresso, costituiscono un esempio mirabile di quella «filosofia occasionale» che egli ritrovava nelle formulazioni politiche di Lenin e di Machiavelli. L’alleanza leniniana tra operai e contadini, fondamento della politica del «fronte unico», si precisa nella individuazione delle due «forze motrici della rivoluzione italiana », il cui «sviluppo» e «rapidità» – dicono le Tesi – «non sono prevedibili al di fuori di una valutazione di elementi soggettivi»[4]. È opportuno qui sottolineare come la combinazione delle categorie di «forza» (ad evidente metaforicità fisico-biologica e tecnica) e di «soggettività» (a impronta umanistica e storicistica) rappresenti un arco di tensione nel quale si muoverà l’intera riflessione carceraria di Gramsci. Nell’intervento alla Commissione politica Gramsci illustra con inequivocabile chiarezza l’antitesi tra la concezione bordighiana del Partito come «organo» e quella più congeniale del Partito come «parte» della classe operaia. Per sottolineare la distanza tra astrazione e concretezza, tra condivisione e strumentalità, scrive Gramsci: «Il partito è unito alla classe operaia non solo da legami ideologici, ma anche da legami di carattere “fisico”»5. Il ragionamento prosegue e si sviluppa nella necessità di una organizzazione del partito «“per cellule”, cioè secondo la base della produzione»6. Senza questa connotazione che potremmo chiamare tecnico-naturalistica dell’argomentazione, il soggettivismo storicista di Gramsci avrebbe necessariamente imboccato una strada unilaterale e idealistica. È tutt’altro che lineare e immediatamente consequenziale il filo del discorso. Gramsci deve riuscire ad armonizzare due istanze complementari ma distanti l’una dall’altra: la centralità della classe operaia e dell’organizzazione del partito (da qui la polemica contro l’ammissione del frazionismo e l’idea del partito come «sintesi di elementi eterogenei » da parte di Bordiga) e la demo – craticità interna, il carattere cioè antiautoritario del Partito stesso, il che si pone con la relazione dialettica che il Partito stesso ha da stabilire con le organizzazioni di massa, così come, al suo interno, tra centro e periferie. Il problema dei problemi sta nella dimensione egemonica del proletariato (cui si accenna nelle Tesi) nei confronti delle masse contadine (per definizione amorfe e polverizzate), degli intellettuali e via via degli altri strati ‘egemonizzabili’.

LA PRINCIPALE QUESTIONE DI METODO

Il raggio e i prismi simbolizza la principale questione di metodo che accompagna e guida l’evoluzione del pensiero di Gramsci nei Quaderni. Potremmo denominare tale questione la ricerca di rafforzamento e insieme di indebolimento della dialettica.

La dialettica si rafforza e insieme si indebolisce esaltando la sua origine o matrice relazionale. La concettualizzazione dei Quaderni è attraversata di parte in parte da coppie dicotomiche, che danno origine a polarità non necessariamente antinomiche, e comunque prive di un terzo termine che ne rappresenti una (possibile o necessaria) sintesi. Occorrerebbe una complessa disamina lessicale per illustrare ed esemplificare questa tesi, che qui si richiama perché mi appare evidente la sua connessione con l’animus della ricerca di Del Roio. Mi limito a sottolineare la peculiarità, nell’uso dei Quaderni, di coppie dicotomiche quali: storia e natura, umanità e animalità, intellettualità e vita, egemonia e potere, produzione e cultura, riforma e rivoluzione, dimensione evolutivo-temporale e dimensione territoriale-spaziale delle vicende umane (a partire da lingua e linguaggi)… Passando dal linguaggio della luce a quello del suono, si potrebbe dire che i prismi si armonizzano tra loro come in un contrappunto. Possono dar luogo a consonanze come a dissonanze. Il problema (filosofico e politico) nasce dal fatto che le diverse rifrazioni hanno bisogno dell’identità di un raggio. L’unità del contrappunto ha una fonte diversa dal contrappunto medesimo. Il fronte è unico – ed unito – perché ha un centro.

*Prefazione al libro di Marcos del Roio I prismi di Gramsci – la formula politica del fronte unico (1919-1926), in uscita presso la Città del Sole, Napoli.

** Giorgio Baratta ci ha lasciati a gennaio di quest’anno. È stato tra i fondatori della International Gramsci Society (IGS) e della IGS Italia, di cui era presidente. Fondatore e presidente del network Immaginare l’Europa, è stato tra gli ideatori e fondatori del Centro interuniversitario di ricerca per gli studi gramsciani; da ultimo aveva collaborato a fondare e dirigere “ Terra Gramsci”, nata in Sardegna in collegamento con la IGS Italia. Ha insegnato a lungo filosofia nell’Università di Urbino, studiando la filosofia del Rinascimento e dell’Illuminismo, Husserl, Sartre, Marcuse, il marxismo, arrivando infine alla “scoperta” di Gramsci, della cui figura e opera divenne instancabile diffusore, oltre che uno degli studiosi più apprezzati e conosciuti nel mondo. Tra i suoi libri su Gramsci: Antonio Gramsci e la critica dell’americanismo (curatore insieme con A. Catone), Ed. Associate, Roma, 1990; Antonio Gramsci e il progresso intellettuale di massa (curatore insieme con A. Catone), Unicopli, Milano, 1995; Gramsci da un secolo all’altro ( curatore insieme con Guido Liguori, Editori Riuniti, 1999), Le rose e i quaderni. Saggio sul pensiero di Antonio Gramsci (Gamberetti, Roma, 2000), Le rose e i quaderni. Il pensiero dialogico di Antonio Gramsci (Carocci, Roma, 2003), Antonio Gramsci in contrappunto . Dialoghi col presente (Carocci, 2007). Ha collaborato al Dizionario gramsciano 1926-1937, scrivendo molte voci di vario argomento. Organizzatore culturale creativo e attivissimo e attraversato da una vena artistica che affondava le proprie radici nella sua stessa famiglia, Baratta è stato autore di ricerche e interventi su vari argomenti musicali (Leonardo e la musica; Verdi nella cultura italiana; poesia e musica nella bossa nova; il pensiero musicale di Adorno, ecc.) e ha prodotto e realizzato innumerevoli eventi culturali (molti dei quali dedicati al Brasile: Napoli- Bahia), convegni, rassegne, film (fu ideatore e soggettista di Gramsci l’ho visto così, regia di G. Amico; e realizzò New York e il mistero di Napoli. Viaggio nel mondo di Gramsci raccontato da Dario Fo).

Note

1 A. Gramsci, La costruzione del partito comunista, Einaudi, Torino, 1971, p. 482 sgg

2 A. Gramsci, Quaderni del carcere, ed. critica a cura di V. Gerratana, Einaudi, Torino, 1975, p. 328 sgg.

3 Ivi, p. 33 sgg. Nella seconda stesura di questo passo, nel Quaderno 24, ß 3 (quaderno speciale dedicato al “giornalismo”) “l’elaborazione unitaria” diventa “l’elaborazione nazionale unitaria”, mentre la “qualità del critico delle idee” diventa “la più delicata, incompresa eppure essenziale dote del critico delle idee”, ecc.

4 A. Gramsci, La costruzione del partito comunista, Einaudi, Torino, 1971, p. 498.

5 Ivi, p. 482.

6 Ivi, p. 483.