I segreti dei servizi

*Capogruppo Prc al Senato

Il feuilleton a firma di Giuseppe D’Avanzo, che compare da mesi sul quotidiano La Repubblica, vorrebbe dimostrare che furono i servizi segreti italiani a fabbricare le prove false sulle acquisizioni di uranio dal Niger da parte di Saddam Hussein sulla base delle quali Bush decise di attaccare l’Iraq. Lo scandalo CIAgate scoppiato negli Stati Uniti ne sarebbe una schiacciante conferma. Scandalosa non sarebbe tanto la guerra (vi ricordate il quotidiano, ancora diretto da Eugenio Scalfari, all’indomani dell’11 settembre, sulle valide ragioni degli USA e dell’Occidente di difendersi?), quanto Berlusconi che si accredita presso Bush portandogli qualche pezza d’appoggio per poter bombardare Baghdad… Cerchiamo di capire quel che sta succedendo e perché.

NIGER-GATE: IL POLVERONE DI REPUBBLICA

Dopo l’attacco e l’invasione dell’ Afghanistan dei Talebani, come prima “risposta” Usa all’attentato alle Torri Gemelle avallata dall’Onu (e dal centrosinistra in Italia), l’amministrazione Bush si era riproposta di realizzare l’operazione principale nell’area: l’abbattimento con la forza del regime di Saddam Hussein. Ciò era stato pianificato senza particolari infingimenti. Si trattava solo di definirne tempi e modalità, nonché elementi di sostegno alla nuova impresa militare. Prendendo a pretesto le dichiarazioni propagandistiche della propria forza da parte dell’Iraq, Stati Uniti e Gran Bretagna iniziano una campagna sull’esistenza delle cosiddette armi di distruzione di massa, nonostante gli ispettori delle Nazioni Unite inviati a più riprese a Baghdad non avessero mai avuto alcun riscontro positivo né su armi o depositi per la guerra chimica o batteriologica e tanto meno per quella nucleare.
Siamo nel 2002. Le intelligences alleate – e in particolare quella italiana è la più impegnata sul terreno dopo la CIA e il M16 britannico – riferiscono di un regime indebolito e della totale incapacità di resistenza all’invasione a causa delle distruzioni subite dal proprio apparato convenzionale e di assenza di armamento non convenzionale NBC. Tutta la campagna propagandistica angloamericana, però, continua ad elencare dettagliatamente quel che Saddam possiederebbe, esercitando pressioni e minacce sugli ispettori dell’AIEA. I presunti tentativi di acquisizione di uranio yellowcake dal Niger non rientrano in nessuna campagna specifica, tanto sono poco significativi. Ma per il discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato da Bush il 29 gennaio 2003, ossia la dichiarazione di guerra all’Iraq, non c’è bisogno di portare prova alcuna: Saddam ha armi di distruzione di massa, punto. E va abbattuto. Berlusconi, a sua volta, elenca davanti al Parlamento italiano negli stessi giorni gli esatti quantitativi di antrace, di gas tossici, ecc. diffusi dagli USA. Di atomica neppure si parla, non serve.
I riferimenti al Niger riguardano esclusivamente l’invio dell’ex ambasciatore Wilson nel paese centroafricano per verificare la fondatezza del dossier sull’acquisto di uranio da parte dell’Iraq, che si conclude con la constatazione che quel carteggio era una patacca.
Come si sa, a marzo 2003 l’attacco all’Iraq si compie, e di lì a poco Bush decreterà la “missione compiuta”, con la fine della guerra. La verifica della totale non esistenza di armi di distruzione di massa non è argomento che si possa rinfacciare ai vincitori. Chi mai si occupa più di Hans Blix e degli ispettori dell’ONU? Saddam era o no il dittatore cattivo da cacciare? Anche con la forza, perché no? Così tuonava anche Repubblica contro le belle anime pacifiste…
Dell’uranio del Niger nessuno si preoccuperebbe più. Sennonché la guerra non finisce affatto, anzi è solo agli inizi, e lo scontro tra gli apparati negli Usa è fortissimo. Da una parte i falchi procedono alla liquidazione dei settori meno allineati alla dottrina della guerra preventiva di George Bush, già iniziata subito dopo l’11 settembre. La vittima più importante sarà il capo della CIA nominato da Clinton, George Tenet, costretto a lasciare nel 2004. Si tratta di un enorme sconvolgimento. Tenet è quello che ogni mattina alle 7.45 riferiva al Presidente sulla situazione della sicurezza Usa contro il terrorismo. Al suo posto la riorganizzazione prevede l’ingresso di John Negroponte, già quadro dell’intelligence in Vietnam, poi coordinatore della contro-insorgenza negli anni ’80 in Centroamerica e artefice dell’affare Iran-Contras, poi ambasciatore all’Onu nella fase della sua picconatura da parte Usa, e quindi dal 2004 capo della diplomazia americana a Baghdad. Lo zar Negroponte viene posto a capo di tutte le 15 intelligence USA, subordinando la stessa CIA, che passa nelle mani del più allineato Porter J. Goss.
Solo l’intelligence direttamente controllata dal Pentagono, già totalmente nelle mani del falco ministro della difesa Donald Rumsfeld, mantiene la sua autonomia e agisce fuori controllo del Parlamento…
È in questo clima che nel 2003, a guerra già avviata, iniziano a volare gli stracci sulle cosiddette “prove”: c’è un’indagine dell’FBI (giugno 2003) e della procura militare italiana (luglio 2003) su possibili documenti falsi forniti dal Sismi agli Usa relativi all’uranio del Niger, che si concluderanno con l’archiviazione. Ma la crisi progressiva degli Usa, che si impantanano sempre più in Iraq, accentua le contraddizioni nell’amministrazione. Negli Stati Uniti si viene a sapere che la moglie dell’ambasciatore Wilson era un’agente della CIA, gettando così discredito sul marito, fatto passare agli occhi dell’opinione pubblica come persona non disinteressata: scoppia il CIA-gate. La fabbricazione dei falsi e delle bugie sulla guerra in Iraq sta a Washington, questa è l’unica cosa certa. Ma perché allora risalire al ruolo del Sismi nell’eventuale fabbricazione delle prove false, quando questa vicenda nulla ha a che vedere con quella americana, se non per il possibile coinvolgimento di uno dei paesi produttori di yellowcake come il Niger? E soprattutto per l’evidente marginalità di tutto ciò nelle decisioni prese a preventivo di scatenare la guerra in Iraq.
Sta a vedere che i depistatori, gli Usa e l’amministrazione Bush, risultano essere depistati… dal Sismi e da Berlusconi! Il Sismi, che ancora nel novembre-dicembre 2002 sostiene che eventuali acquisizioni di yellow – cake e altro materiale “non consentirebbero prima di almeno cinque anni alcun utilizzo in senso militare” all’Iraq (audizione del generale Pollari al Copaco), per poi smentire completamente i dati del falso dossier sul Niger nei mesi successivi, viene fatto passare da Repubblica come il costruttore delle prove false.
Senza entrare in eccessivi dettagli sulle ricostruzioni di Repubblica, che in gran parte si basano non a caso su dati forniti dai settori più reazionari dell’estabilishment americano, D’Avanzo mette la sordina sul fatto che è una giornalista di Panorama a fornire il 9 ottobre 2002 alla CIA, attraverso l’ambasciata Usa a Roma, il falso dossier sul Niger. Ossia il giorno dopo quello in cui Vincent Cannistraro, ex capocentro della CIA a Roma, scrive sul Guardian che alla CIA sta per arrivare un dossier sul Niger…
A cosa, e soprattutto a chi, serve il tentativo di Repubblica di inserire il ruolo del Sismi italiano nello scontro durissimo tra gli apparati Usa, ancora in corso oggi nonostante l’insediamento di Negroponte e il cambio ai vertici della CIA? Perché si mette l’accento a posteriori su maldestri tentativi di vendere prove false da parte del Sismi, ignorando fatti ben più gravi, come la partecipazione del Sismi nella concreta preparazione della guerra in Iraq insieme alla CIA nell’anno precedente i bombardamenti? Questo sì per decisione del Ministro della difesa, Antonio Martino, e del governo Berlusconi.
Perchè, nonostante l’offerta di pubblicare in anteprima il dossier di RAInews24 sull’uso di armi di distruzione di massa da parte dei marines contro Falluja, Repubblica l’ha rifiutato?
Perché, oggi, mentre si sta ripetendo volgarmente la medesima sceneggiata sulla preparazione dell’atomica da parte dell’Iran e si organizzano manifestazioni bipartisan davanti ambasciata di Tehran a Roma, si ignora che Israele sta procedendo al riarmo nucleare anche con l’aiuto dell’Italia e delle sue università, dopo l’approvazione – non contrastata dal centrosinistra – del Memorandum di cooperazione militare Italia-Israele dei mesi scorsi? Perché, mentre anche dal partito democratico Usa si levano delle voci per il ritiro delle truppe dall’Iraq, questo obiettivo è palesemente contrastato in Italia, nonostante l’opinione favorevole della grande maggioranza dei cittadini?
Perché produrre prove false a sostegno della propaganda di guerra (peraltro a guerra già fatta) è ritenuto più grave che fare la guerra stessa da parte dell’Italia, prima con la sua intelligence e poi con il concreto invio delle truppe?

NEGROPONTE E DE GENNARO

Capisco l’irritazione del capo della polizia, simbolicamente additato dal sottoscritto come il Negroponte italiano, ma il gioco è quanto mai scoperto.
Gianni De Gennaro è stato nominato al vertice della pubblica sicurezza dal governo di centrosinistra, dopo lunghe frequentazioni transatlantiche nella lotta alla mafia e al traffico di droga. È l’esponente che incarna la “modernizzazione” degli apparati al tempo della guerra globale: a Napoli nel marzo 2001 (governo di centrosinistra) e a Genova a luglio dello stesso anno (governo di centrodestra) gestisce “il fronte interno” di questo scenario internazionale. Poliziotti e carabinieri che scatenano la repressione di piazza in Italia sono gli stessi impiegati nei teatri di guerra in Somalia, nei Balcani e in Medio Oriente. I comandi sono fisicamente gli stessi, stessa è la regia che attraversa indenne differenti quadri politici. Stesso lo scontro che prosegue tra gli apparati. C’è anche il rischio assai fondato che tutto ciò si riproduca anche dopo la fine del governo Berlusconi.
La cartina di tornasole è il caso Calipari. Non stiamo parlando di servizi buoni e di polizia cattiva: solo gli sciocchi possono pensarlo.
Stiamo parlando di un progetto di riorganizzazione che prevede un allineamento totale con le esigenze dell’imperialismo americano, e di apparati (e forze) che entrano in contraddizione con questo progetto data la collocazione geopolica dell’Italia. L’Italia è stata indispensabile, con la sua intelligence, nella preparazione logistica delle guerre imperialiste in Medio Oriente, per i rapporti con i regimi dell’area e la penetrazione nei loro apparati.
L’Italia, nel contempo, si è avvalsa di quei rapporti – ivi compresi quelli con i servizi degli “stati canaglia” e con i gruppi inseriti negli elenchi dei “terroristi” – per ottenere il rilascio degli ostaggi italiani in Iraq, sulla base di negoziati con i rapitori. E anche francesi e… persino americani! La “linea della fermezza” dettata dal Centro ostaggi di Baghdad, controllato da John Negroponte, non è stata applicata dall’Italia fin dal rapimento dei quattro contractors. Si è cercato di mascherare il negoziato per il loro rilascio con un blitz artificiale dei marines nella liberazione di Stefio, Agliana e Cupertino, e poi con un ruolo di facciata umanitaria attraverso la CRI di Scelli per la liberazione delle due Simone. La tensione tra Usa e Italia nel corso del 2004 era palpabile: la squadra di Nicola Calipari era a rischio fortissimo. La liberazione tramite negoziati anche di Giuliana Sgrena diventava intollerabile per Washington. Per questo, sotto la regia diretta dell’ex ambasciatore Negroponte, presente sul luogo dell’assassinio (le dinamiche della liberazione potevano prevedere scenari diversi e necessitavano decisioni in tempo reale sul campo al massimo livello), la linea della fermezza viene imposta al governo italiano con un atto inequivocabile.
Governo che peraltro si allinea in cinque minuti! Perché non succede niente in Italia, se non goffi tentativi di gestire una versione dei fatti talmente falsa da non poter essere sottoscritta neppure nel quadro di una finta commissione d’inchiesta congiunta italo-americana?
La spiegazione è che questo conflitto tra Italia e Usa, dati i differenti interessi congiunturali in campo (la gestione positiva degli ostaggi era essenziale per qualsiasi governo in Italia, mentre qualsiasi pagamento di riscatto era ritenuto finanziamento del terrorismo per gli Stati Uniti), è stato l’occasione per tentare di dare il colpo di grazia al Sismi e imporre un’altra gerarchia negli apparati italiani.
Buoni e cattivi, dunque? No. Come per l’estromissione del capo della CIA ad opera dei falchi del Pentagono, così l’indebolimento del Sismi in Italia è funzionale al nuovo progetto. La costituzione del CASA, infatti, un centro di coordinamento dell’attività antiterrorismo, interna e internazionale, istituito presso il Viminale, cui debbono sottostare tutti e tre i servizi di intelligence italiani, è un punto segnato a proprio favore da Gianni De Gennaro, che lì a capo ha piazzato un suo uomo di fiducia.
Per rispondere quindi ad alcuni dei perché precedentemente posti, rispetto al ruolo di D’Avanzo e del quotidiano La Repubblica, mi permetto solo di ricordare che, mentre tutto il paese si stringeva attorno ad un valoroso agente caduto sotto i colpi del “fuoco amico” per salvare Giuliana Sgrena, un solo giornale si permise un altro approccio, denunciando la squadra del Sismi di Nicola Calipari come quella dei “furbetti italiani” che cercano di imbrogliare gli americani. Gli argomenti usati erano anche in quell’occasione quelli esplicitamente ispirati dal Pentagono.
Sull’ispiratore italiano di La Repubblica, invece, mi pare di aver detto abbastanza.
Una sola annotazione sulla vicenda Niger-gate. Se il feuilleton dovesse continuare, inasprendo ulteriormente lo scontro anche tra i servizi europei, dato che nessuno vuol pagare per gli altri, il risultato rischia di essere quello di far capire che la non partecipazione alla guerra in Iraq da parte della Francia non sia proprio stata dettata da propensioni pacifiste, e che il controllo neocoloniale dell’uranio nigeriano attraverso la multinazionale COGEMA rappresenta un interesse concorrente agli Usa, com’è evidente nelle forniture di uranio all’Iran e non solo da parte di Parigi. Ma questa è un’altra storia.