I medici cubani ridanno la vista all’assassino del Che

Uccise l’eroe della Revolucion, ora è perdonato e curato dall’Operacion Milagro. Peccato che, secondo altre fonti, il caporale morì nel 1969

A essere maliziosi si potrebbe rilevare la coincidenza davvero fortunata.
A quasi quarant’anni esatti dalla morte del Che, tradito, catturato e ucciso nella giungla boliviana di La Higueria dove cercava di portare il verbo della Revolucìon il 9 ottobre 1967, i medici cubani salvano dalla cecità e dalle tenebre il suo assassino, l’ormai anziano ex caporale Mario Teran. E lo fanno proprio a Santa Cruz, capitale del distretto che fu fatale a Ernesto Guevara de la Serna, nell’ospedale dono del governo cubano, da poco inagurato dal presidente indio Evo Morales, nell’ambito di quella Operacìon Milagro varata dai governi fratelli dell’Avana e di Caracas in favore del Sudamerica tutto.
Certo, gli storici ormai ne convengono, Teran fu un colpevole di secondo grado, per così dire. Non scelse lui di ammazzare il Che, ma fu sorteggiato. Quando fu nella stanza dove il Che era rinchiuso, poi, fu preso dal panico, o dalla vergogna, e fuggì. Convinto dai commilitoni, e da abbondanti dosi di alcol, a rientrare, sparò raffiche di mitra senza mirare e lasciò all’agente cubano della Cia Felix Ramos l’onere del colpo di grazia.
In più, secondo lo scrittore messicano Paco Ignacio Taibo II, fu pure imbrogliato perché lo convinsero promettendogli un orologio e un corso per sottufficiali a West Point che ovviamente non vide mai.
Ma, consapevole o meno, Teran uccise. Ora è stato non solo perdonato, ma addirittura beneficiato. E, come scrive il sito Cuba.informa, «potrà tornare ad apprezzare i colori del cielo e della selva, godere del sorriso dei suoi nipoti e andare a vedere le partite di calcio».
Amen. A gettare una piccola ombra sulla totale autenticità del milagro c’è un dato. Secondo alcuni siti latinoamericani la notizia dell’operazione va almeno retrodatata al1’11 ottobre 2006, quando ne diede notizia il blog del giornalista argentino Juan Pablo Meneses, che riferiva ciò che gli aveva raccontato un collega del quotidiano El Deber di Santa Cruz. L’operazione era avvenuta in agosto e invano il figlio di Teran aveva chiesto al giornale di pubblicare una sua lettera di ringraziamento.
Ma la cosa più curiosa è questa: secondo Gianni Minà, che certo di Cuba ne sa più di tanti altri, il caporale Mario Teran non resse al rimorso o alla vergogna del suo gesto e, due anni dopo, nel 1969, si uccise gettandosi da una finestra, a La Paz. Ponendosi così oltre ogni cura, pietosa o meno, miracolosa o no.