I comunisti tedeschi e la Linkspartei

I congressi della CDU, CSU e della SPD hanno approvato l’accordo di coalizione. Cosa comporta ciò per la politica della DKP?

Heinz Stehr. La grande coalizione, con i suoi intenti politici, corrisponde grosso modo ai desideri del capitale e delle sue organizzazioni. Ora verranno presi provvedimenti che accelereranno il peggioramento della condizione sociale. Ad esempio, verranno sottratti ai disoccupati di lungo periodo 4,5 miliardi di euro, mentre il cosiddetto snellimento della burocrazia rappresenta un programma miliardario per le Banche e le grandi concentrazioni economiche. Si metteranno brutalmente le mani nelle tasche dei pensionati. E il cosiddetto abbassamento del costo indiretto del lavoro (oneri sociali) farà salire i già enormi profitti delle Banche e delle grandi concentrazioni economiche. L’impiego dell’esercito federale all’interno è, di fatto, cosa già decisa. E Schäube, che qualche tempo fa parlava di “osare una minore democrazia”, come ministro dell’interno, vuole per qualche tempo stabilire il corso delle contraddizioni sociali, fino a farle divenire autentici conflitti.
Ciò può e deve far nascere una più forte resistenza sociale e politica. Una politica di sinistra, se riuscisse ad offrire concrete alternative e se fosse in grado di proporre forme di lotta adeguate – per le quali dispone di una adeguata autorevolezza – avrebbe opportunità reali di diventare più forte di quanto oggi non sia. Ciò vale anche per la DKP. Sfruttare le nuove opportunità: questa deve essere la nostra parola d’ordine.

Prossimamente ci sarà una Conferenza per stabilire l’azione e la strategia, in vista delle prossime scadenze del movimento sociale. Che cosa ti aspetti da tale Conferenza e che cosa speri?

HS. Forse un po’ in ritardo, tuttavia, questo dibattito andrà nel senso della resistenza allo sviluppo della destra. La DKP farà di tutto per orientare le azioni a livello locale, regionale e centrale, in primo luogo contro la politica di peggioramento delle condizioni sociali. Io auspico che il dibattito serva a sviluppare una forza di reazione, quale finora non si è mai sperimentata. Si deve raggiungere l’unità delle forze, in primo luogo, a livello sindacale e delle maestranze. E’ bene, inoltre, che si discuta sulle forme di lotta necessarie al raggiungimento di questi obiettivi.
Allo stato attuale, un punto debole è che vi è ancora troppo poca chiarezza circa i rapporti di forza. Come prima, gli interessi del capitale dominano le relazioni politiche, tuttavia, noi dobbiamo esser capaci di raccogliere la maggioranza intorno ai nostri obiettivi. Come prima, si è puntato troppo sul terreno parlamentare. Senonché, un’alternativa alla politica della grande coalizione, una diversa e nuova politica, potranno essere praticabili solo se le lotte extraparlamentari verranno condotte in un quadro nuovo, con nuova intensità e con nuovi contenuti. Senza azioni di massa e senza azioni dei lavoratori contro la chiusura di luoghi di lavoro, senza una diretta pressione contro i rappresentanti del grande capitale, senza grandi dimostrazioni, che mettano in movimento centinaia di migliaia di persone, nessun obiettivo progressista potrà essere raggiunto. Un ulteriore problema è che in una parte della sinistra il dibattito politico- sociale è poco sviluppato. Il neo-liberalismo non è un incidente di percorso del capitalismo: al contrario, si tratta del capitalismo del nostro tempo, di qualcosa di obiettivamente necessario per gli interessi del capitale. Abbiamo bisogno, dunque, di dibattere anche sui rapporti sociali dell’odierno capitalismo.

Cosa ti aspetti da questa convergenza di forze nella Linkspartei?

HS. A mio giudizio, questa formazione politica presenta un’immagine contraddittoria. Su di me ha fatto molta impressione il discorso di Oskar Lafontaine contro il prolungamento delle missioni all’estero dell’Esercito federale. Esso rispecchia ampiamente le posizioni del movimento pacifista. Mi interessa meno porre al centro la questione della vicepresidenza del Bundestag; dal mio punto di vista ci si muove nel campo delle illusioni, quando ci si sorprende e ci si indigna moralmente perché Lothar Bisky non è stato eletto a quella carica. In questa repubblica, l’anticomunismo è elevato a dottrina di Stato!
La DKP si è rivolta comunque ad alcuni deputati, perché si dispongano ad operare, insieme alla Linkspartei, per il superamento dell’ostracismo legale a cui la DKP è sottoposta da mezzo secolo. Noi speriamo che la Linkspartei voglia impegnarsi nel Bundestag per sostenere questa richiesta. In generale, credo che l’efficacia politica della Linkspartei dipenderà dallo sviluppo delle lotte extraparlamentari e dall’unità col movimento extraparlamentare.

Come si svilupperanno i rapporti fra DKP e Linkspartei, la quale, insieme alla WASG di Lafontaine, potrebbe arrivare alla formazione di un nuovo partito?

HS. La Linkspartei e la WASG vogliono portare avanti insieme il progetto di un nuovo partito, che – a mio avviso – si collocherà, nella sua maggioranza, in una prospettiva riformista. Il congresso della Linkspartei-Pds del 10-11 dicembre ha preparato il terreno per questo obiettivo condiviso. L’accordo tra i due partiti si è andato costruendo nel tempo. Una più forte componente politica con questo carattere può avere effetti positivi per lo sviluppo della necessaria resistenza contro il rafforzamento della destra. Un tale partito può avere un’attrattiva anche per quei membri ed elettori della SPD che non vogliono esser partecipi del corso neoliberale della loro organizzazione. Un tale partito può divenire il partner politico di almeno una parte del movimento sindacale, che si sente sempre di più abbandonato dall’attuale SPD. Un tale partito può farsi interprete e sostenitore delle richieste dei movimenti extraparlamentari.
Tuttavia, un tale partito non può essere la forza capace di guidare ad un futuro socialista. Esso non può sviluppare alcuna strategia che coordini l’odierna lotta contro la destra con una prospettiva di riforme antimonopolistiche, con finalità socialiste. Vedremo in quale misura questo partito sosterrà forme di lotta chiaramente anticapitalistiche e più radicali di quelle finora condotte, lotte che vadano a colpire le radici stesse del sistema. Restano comunque uno spazio politico sufficiente e margini di azione autonoma per il Partito comunista tedesco.
Nei colloqui che, in varie occasioni, abbiamo avuto con compagni, amici e colleghi, che sono coinvolti nel processo di costruzione di questo nuovo partito di sinistra, abbiamo detto con chiarezza che, da un lato, desideriamo esser buoni alleati di esso e che porremo al primo posto l’unità d’azione con tale partito. Dall’altro lato, però, restiamo consapevoli dello spazio autonomo che ha la DKP.
Va detto tuttavia che le nostre profferte di alleanza con partiti, iniziative e movimenti di sinistra non hanno avuto finora risposte positive. Ma io sono ottimista circa il futuro. Credo che dobbiamo persistere con fiducia nelle nostre concezioni politiche e nel valorizzare sempre più la qualità della nostra attività pratica. Negli sviluppi politici attuali e futuri, molte sono le possibilità di un rafforzamento della DKP. E di questo abbiamo bisogno.

In: Unsere Zeit, n.46, dicembre 2005 traduzione a cura del prof. Stefano Garroni