Haider e forza nuova: il pericolo delle destre

Dopo il clamore e le condanne seguite al primo annuncio di una manifestazione neonazista a Trieste in novembre, Forza Nuova si è rifatta viva. Ha confermato il progetto di raccogliere nella città tutti i gruppi dell’eversione nera dell’Europa centrale, con o senza l’autorizzazione della questura, ed ha esteso l’invito a parteciparvi a Joerg Haider, governatore della Carinzia e leader del Partito Liberale austriaco.

Non vi è stata risposta; ed è probabile che lo scalatore (mancato) del Grossglockner scelga un’altra data per attuare il proposito, più volte ripetuto, di tornare nella città e visitare la Risiera di San Sabba. Ma l’appello di Fn induce a riflettere sui legami tra quelli che si presentano come gruppi di rottura e la destra ufficiale, che ha già fatto il suo ingresso nel governo austriaco ed ha esplicite ambizioni di potere in Germania e in Francia. Senza dimenticare i rapporti intessuti dall’Lpoe con la Lega Nord nelle regioni venete. Quel che diverge, in apparenza, sono i metodi della lotta politica.

Da un lato le manifestazioni da strada e alle partite di calcio, le aggressioni ad immigrati e prostitute, l’esibizione dei simboli nazisti; dall’altro innocue esibizioni sportive, feste della birra, propaganda turistica: altrettante rassicurazioni per l’Unione Europea che deve decidere sulla (probabile) riammissione dell’Austria a pieno titolo nel novero delle nazioni “rispettabili”.

Ma, a parte la ormai famosa partecipazione di Haider, in veste ufficiale, ad un raduno delle SS, e il discorso sulla fedeltà alle tradizioni del III Reich, colpisce la coincidenza negli obiettivi programmatici, dichiarati e non. Comune è l’impianto ideologico, il forte richiamo all’integralismo cattolico più tradizionale, in cui si possono intravedere richiami a Lefèbre, ma che si appoggia sostanzialmente al revisionismo anticonciliare del papato di Wojtyla. La beatificazione di un papa antimodernista e antisemita come fu Mastai Ferretti costituisce una risposta positiva da non sottovalutare, e vale più dell’albero di Natale che Haider porterà in Vaticano tra pochi mesi. Tanto più che le dichiarazioni dottrinarie di Ratzinger confermano il nuovo corso e lo proiettano verso il futuro di un conclave ormai vicino.

Da quest’impostazione di fondo derivano una serie di orientamenti, più direttamente collegati alla propaganda di massa. Il punto focale è l’intolleranza nei confronti di chi non fa parte dell’élite razziale ariana. Il richiamo alla croce celtica ha un significato simbolico ben preciso: rimanda ad una mitica origine che accomuna le popolazioni germaniche e i ladini del Friuli, e dà sostanza fisica al principio della supremazia razziale e del diritto alla sopraffazione, non solo sugli immigrati extraeuropei, ma anche sulle popolazioni slave dell’Europa orientale.

Se i militanti del Npd lo traducono nelle stragi, nelle aggressioni, negli incendi degli edifici adibiti ad asilo per gli stranieri, il Partito Liberale austriaco dov’è al potere, come in Carinzia, lo applica nei provvedimenti discriminatori verso la minoranza slovena.

L’obiettivo dichiarato è il blocco dell’estensione dell’Ue verso est, motivato dal pericolo che esso costituirebbe per l’economia delle regioni di confine, incapaci di sostenere la concorrenza di paesi che offrono manodopera a basso costo e condizioni normative di assoluto favore. Naturalmente questa propaganda fa maggior presa dove più precarie sono le condizioni economiche, cioè nella zona dell’Austria più vicina al confine orientale, come nei Laender dell’ex Ddr. Ma intenti analoghi sono alla base della polemica, molto attiva a Trieste e Gorizia, nei confronti della Camera dei deputati, che ha di recente approvato il disegno di legge di tutela della minoranza slovena del Friuli-Venezia Giulia. Anche qui gli argomenti sollevati dalla destra, oltre che politici sono economici, e si fondano sulla crisi dell’industria già a partecipazione statale e sul declino del commercio di frontiera.

Dietro gli slogan e l’attivismo xenofobo emergono concreti interessi economici, di cui è espressione, tra l’altro, Senzafrontiere la società mista messa in piedi da Haider e da Antonione, presidente della giunta regionale friulana: nata come associazione promotrice delle Olimpiadi invernali transfrontaliere, si è poi trasformata in una “joint-venture” di cui nessuno è riuscito a conoscere lo statuto e i veri obiettivi.

La condivisione degli interessi economici trova il suo parallelismo con la strategie messa in atto nella regione dalla maggioranza, formata dal Polo e dalla Lega Nord, che non ha fatto ingresso nella giunta, ma partecipa ugualmente alla spartizione di posti di sottogoverno nei consigli di amministrazione delle società controllate dalla regione (la finanziaria Friulia, le Autovie Venete, l’aeroporto di Ronchi). Negli ultimi mesi sono stati varati provvidenze a favore delle madri prolifiche, cospicui (5 miliardi) finanziamenti ai Comuni, affinché istituiscano squadre di volontari per il controllo della microcriminalità (perché non chiamarle Guardia padana?), e un regolamento attuativo della legge a favore delle minoranze linguistiche che avvia il censimento degli sloveni. Nonostante le proteste e i richiami alla Presidenza del consiglio sull’incostituzionalità di tali leggi, il visto di Roma è arrivato puntualmente, sia pur dopo qualche rilievo formale e ininfluente.

Nella foto di famiglia degli amici di Haider non ci sta soltanto la destra. Tra di essi è da annoverare il sindaco di Trieste, Illy. Scambiato per un rappresentante del centro-sinistra, già dal suo secondo mandato si è reso indipendente dalle forze che l’avevano sostenuto, creando una propria lista, che costituisce il pacchetto sicuro di voti di cui dispone a suo piacimento nel consiglio comunale. Non potendo presentarsi per una terza candidatura, la lettura delle sue iniziative e delle sue prese di posizione (tra di esse, notevole quella di alcuni mesi fa sul Borghese, in cui confermava il suo appoggio a Haider) va compiuta considerando l’interesse dei poteri economici della città ad aggregarsi la destra, per proteggere i corposi interessi legati alle privatizzazioni e allo sviluppo del porto. Allo stesso tempo Illy costituisce uno dei ponti gettati tra la destra e il centrosinistra. La mutazione genetica dei DS a Trieste procede a marce forzate. Già al congresso provinciale del partito si è fatto quanto era possibile per rinnovare la cambiale in bianco a Illy per il governo della città e per manifestare aperture verso la destra. Il tema usato è stato quello dei profughi istriani e del loro diritto a un risarcimento per le terre abbandonate. Altri segnali sono stati poi gettati verso l’elettorato di destra all’insegna della conciliazione, proseguendo sulla strada tracciata da Violante nel suo incontro con Fini a Trieste.

Dopo l’approvazione del disegno di legge di tutela della minoranza slovena, sul quale alla Camera sono stati accolti sostanziali emendamenti del Polo, i Ds hanno fatto una serie di dichiarazioni pubbliche, che tendevano a ridurre il significato e la portata del provvedimento. Infine il segretario cittadino dei Ds, Spadaro, si è esibito in un colloquio, diffuso dalle telecamere di un’emittente locale, con Menia, improntato alla cordialità di rapporti tra professore ed ex-allievo, con un reciproco scambio di riconoscimenti: il gesto è stato premiato con l’immediata offerta della tessera della Lega Naziona le, associazione per “la difesa dell’italianità”, molto attiva a Trieste ai tempi della guerra fredda. Se è chiaro in questo rimescolamento delle carte il proposito di saltare tutti i fossi per raccogliere voti al centro e a destra nell’imminenza di una scadenza elettorale che si presenta molto difficile, è lecita anche un’altra interpretazione, che collega questi spostamenti di fronte alle prospettive economiche. In effetti è già iniziata una sorda lotta per assicurarsi il terminale di uno dei “corridoi” strategici tra Est e Ovest. Nel confronto con Udine e Venezia una pedina decisiva è proprio l’appoggio di Haider.

L’intreccio degli interessi economici, le avvisaglie di alleanze elettorali, le manovre politiche spregiudicate, alle quali vengono sacrificate le ragioni ideali di una sinistra ormai del tutto dimentica della propria identità fanno temere che i varchi a proposte folli e provocatorie, come quelle di Forza Nuova, non possano considerarsi definitivamente chiusi. Per questo la mobilitazione in tutta Italia deve proseguire, e deve assumere il carattere, come si è auspicato a Trieste, di una campagna di informazione sulla realtà passata e presente della destra nazista, ma anche di un’analisi sulle implicazioni locali del globalismo, e sulla sua influenza sulla vicenda politica.