Governo Prodi e unità con Mussi: in questa doppia prigione il Prc muore

“Bisogna tener conto dei cambiamenti della società italiana: in primo luogo l’allungamento dell’età e poi il lavoro dei giovani che è dominato dalla precarietà”. Questa ovvietà, propagandata dalla grande borghesia per mettere i giovani precari (a cui è stato tolto il diritto alla pensione) contro i lavoratori pensionandi (a cui si vuole aumentare l’età pensionabile per aumentarne lo sfruttamento), è stata una delle divergenze strategiche in tutti questi anni – da quando Rifondazione Comunista è nata contro l’omologazione e il superamento del Pci – fra le due sinistre, fra la sinistra liberista e riformista e quella comunista e antagonista al “sistema” capitalistico e al suo “pensiero unico”, ideologia pervasiva mercantilistica diffusa dalla potenza di fuoco dei mezzi di comunicazione di massa come neutrale, fondata su dati scientifici, e invece niente di più falso, come falso è il bombardamento mediatico per convincere i lavoratori a mettere il Tfr nella truffa finanziaria dei fondi pensioni per arricchire pochi ricchissimi speculatori di mezzo mondo rapinando ai lavoratori, oltre che il plusvalore, anche i piccoli risparmi di una vita. La frase citata all’inizio non è né di Padoa Schioppa né di D’Alema, né di Veltroni, i quali ultimi due non solo sono fra i protagonisti dello scioglimento del Pci, assieme ad Occhetto, ma si sono convertiti già da tempo alla ideologia liberista, che da sempre ha puntato sulla guerra fra generazioni per attaccare il sindacato di classe e la sinistra comunista e di classe. No, la frase è di Mussi, altro protagonista non pentito dello scioglimento del Pci, oggi leader della Sinistra Democratica, che in una sorta di gioco delle parti del teatrino della politica non ha aderito al Pd per rimanere, del Pd, fedele alleato di governo e di politica liberista temperata. La frase è stata affermata, infatti (come riferisce Antonio Sciotto su Il Manifesto del 29 giugno), nel vivo della nuova concertazione sulle pensioni fra governo, padroni e sindacati, nel momento più delicato della trattativa, dopo che i sindacati avevano abbandonato il tavolo per l’ostinazione del governo a non rispettare neppure il proprio già moderato programma che parla chiaramente di “abolizione” dello scalone. Non deve far riflettere la sinistra antagonista e i comunisti (innovatori o conservatori, radicali o moderati che siano) una dichiarazione di questo tipo di Fabio Mussi? E non deve far riflettere il fatto, di una gravità emblematica a dir poco incredibile, che la Sd non abbia aderito neppure alla manifestazione “moderata” di piazza del Popolo, contro il principale responsabile della guerra permanente, capo della destra mondiale, responsabile dell’invasione e della distruzione dell’Iraq con le bugie mediatiche delle armi di distruzioni di massa e della lotta al terrorismo internazionale, responsabile del riarmo atomico e della nuova guerra fredda contro Russia e Cina, della distruzione di ogni idea autonoma di Europa, dei nuovi lager e campi di concentramento come Guantanamo o Abu Ghraib, dove migliaia di fotografie diffuse in tutto il mondo hanno dimostrato che si praticano le torture più terribili contro prigionieri rastrellati a caso nelle strade di Kabul o di Baghdad ? Protagonista dei più efferati crimini di guerra di questo nuovo nazismo che cresce pericolosamente come risposta reazionaria alla crisi, alla decadenza, alla perdita di egemonia e di consensi nel mondo dell’impero d’occidente? Nessuna riflessione, invece. Non abbiamo ascoltato nessuna critica alla affermazione sulle pensioni di Mussi, così come nessuna critica al suo rifiuto di aderire alla manifestazione contro Bush, nemmeno a quella moderata, musicale e innocua di Piazza del Popolo. I dirigenti del Prc continuano come un disco rotto, come se nulla fosse, a ripetere non solo che bisogna unire la sinistra, ma addirittura che bisogna unificarla. C’è chi (Bertinotti) propone di farlo superando il Prc in “un nuovo partito” e chi, più ambiguamente (Giordano), in un “nuovo soggetto politico” dove non si inizia ma si può finire con il superamento del Prc, passando per liste uniche alle prossime elezioni amministrative ed europee. Nessuno fra i massimi dirigenti che, allo stato attuale, proponga di rilanciare (e come) la rifondazione di una forza comunista (il comunismo è persino sparito dal lessico dei massimi dirigenti), come condizione necessaria per l’unità della sinistra alternativa su contenuti alternativi alla guerra e al neoliberismo e per la ripresa di movimenti di lotta. Tutti immersi in questa fiera del politicismo senza contenuti, dell’autonomia del politico, del feticcio dell’unità a tutti i costi che per anni abbiamo contestato a D’Alema e Cossutta, politicismo unitario alla base della nascita del Partito democratico e che, senza contenuti e a tutti i costi, porta dritti dritti non al partito unico di sinistra ma al partito unico di centro-sinistra, tant’è vero che abbiamo ascoltato autorevoli esponenti della sinistra ed anche del Prc (compreso Sandro Curzi) apprezzare il discorso di investitura di Veltroni, impregnato di tutte le banalità moderate degli ultimi anni. L’unico contenuto che si è prodotto a sinistra, dopo mesi di roboanti proclamazioni unitarie, è stata una breve dichiarazione comune dei 4 ministri di sinistra sul Dpef, regolarmente smentita dopo soli 10 giorni dal contenuto moderato e privatistico (compreso il via libera alla Tav e alla privatizzazione delle poste e della Fincantieri) del nuovo Dpef. E’ del tutto evidente che l’unità della sinistra in queste condizioni, e in particolare nella condizione di “sinistra di governo”, è una unità che ha e avrà un asse politico molto più moderato della linea politica e culturale antiliberista storicamente affermatasi in Rifondazione Comunista in questi 16 anni. Finché si trattasse di unità d’azione, il Prc avrebbe sempre le mani libere per produrre la propria politica (anche se una uscita dal governo metterebbe obbiettivamente in difficoltà l’unità d’azione con chi rimane nel governo). Invece l’unità, per spinta di Bertinotti e per cultura politica mista ad incapacità di una parte rilevante del resto del gruppo dirigente nazionale, va trasformandosi in sostanziale subalternità e omologazione politica e culturale. Pochissimi hanno il coraggio (e la capacità) di opporsi apertamente all’offensiva messa in campo dal presidente della Camera. Tutti se la prendono con Sansonetti, nessuno con chi lo ispira e lo sostiene. Tuttavia, se si continua così, diciamoci la verità: la battaglia è già persa. Se sommiamo alla prigione costituita dalla presenza nel governo Prodi la nuova prigione dell’unità a tutti i costi con la Sd di Mussi, è una doppia gabbia nella quale il Prc muore e sta morendo, come si è visto sia nelle catastrofiche elezioni amministrative (dove abbiamo già perso più del 60% dei voti in solo un anno di presenza nel governo, come e peggio del previsto), sia nel clamoroso errore della gestione delle manifestazioni del 9 giugno, errore ben rappresentativo della linea (“non si può manifestare criticando la politica estera del governo”, ripetevano come un sol uomo segretario e capigruppo alla Camera e al Senato). La grande piazza vuota con alcune centinaia fra bandiere, parlamentari e funzionari, ci ha ricordato – dopo un anno – la definizione che dette a inizio legislatura Romano Prodi del Prc e del Pdci in una intervista ad un giornale tedesco: “Folclore innocuo”. Non c’è molto tempo. Si può anche dire di essere contrari al superamento del Prc e della Rifondazione comunista, ma se non si collega la lotta contro la liquidazione del Prc alla questione della presenza omologante nel governo, si fa solo una battaglia simbolica e nominalistica, assolutamente perdente. In questo governo il Prc e la Rifondazione comunista si esauriscono da soli, senza bisogno di Bertinotti. Su tutte le materie, dalla guerra in Afghanistan alle pensioni, dai Pacs ai Dico e al razzismo “democratico”, dalla scuola del Vaticano e delle imprese alle politiche per la “sicurezza”, dal potere d’acquisto dei lavoratori alla promozione di De Gennaro a capo di gabinetto del ministero dell’Interno, questo governo ha fatto l’opposto delle aspettative e anche delle illusioni che erano state create (vi ricordate il manifesto “Anche i ricchi piangano”?), con una torsione moderata continua e incessante, facendo crescere a dismisura i consensi alla destra – e non solo alla destra moderata di Casini, ma anche alla destra-destra di Berlusconi e Fini come alla destra estrema, antidemocratica, razzista, fascista e leghista. La politica di questo governo non solo è incompatibile con la cultura politica comunista e di sinistra, ma è persino opposta alla nostra cultura in tutti i campi. Ogni giorno che passa in questo governo, infatti, il Prc perde consensi e iscritti, verso una sua inesorabile consunzione. Non basta dire “così non si può andare avanti”. Purtroppo, al di là delle parole, così si continua ad andare avanti. Non sappiamo come finirà la trattativa sulle pensioni, ma prevediamo non tanto bene viste le premesse. E’ necessario costruire una alternativa a questo esito. A partire dal prossimo imminente congresso, per il quale serve una linea congressuale chiara e semplice ma che non sia solo un “No” alla liquidazione del Prc. Serve una controffensiva in grado di dimostrare l’utilità politica e sociale del Prc. E dunque ser ve rilanciare la Rifondazione comunista, cioè il progetto di rifondazione di una forza comunista, di classe ed anticapitalista con una massa critica in grado di farla resistere alla nuova ventata liquidatoria e liberista che soffia sull’Italia e in Europa. Così come servirà definire una linea sul governo che traduca quel “così non si può andare avanti”, che tutti ormai affermano nel Prc, in punti chiari e precisi irrinunciabili per la continuazione della presenza del Prc nel governo, estendendo a tutte le materie la logica dei 4 punti della Fiom sulle pensioni. Se questi punti si conquistano, si va avanti; altrimenti si esce, restituendo così, almeno da parte del Prc, coerenza e dignità alla politica, che soffre di una crisi profonda che risiede proprio nell’assenza, soprattutto a sinistra, di coerenza fra parole e fatti, e rilanciando l’utilità della rifondazione comunista nella ricostruzione della più forte opposizione politica e sociale, per dare un riferimento di sinistra al crescente malessere sociale che rischia di guardare solo a destra. Un congresso decisivo, nel quale è auspicabile che tutti coloro che si oppongono alla omologazione e alla liquidazione, di nome o di fatto, del Prc e della rifondazione comunista, qualunque mozione abbiano votato a Venezia, costruiscano una unica nuova mozione, con la modalità più efficace possibile per raccogliere dal basso il massimo dei consensi, come è stato fatto per esempio con numerosi ordini del giorno, firmati trasversalmente ma con contenuti “di sinistra”, approvati dalle Conferenze di organizzazione in importanti federazioni. I militanti e gli iscritti, nella loro maggioranza, nonostante l’involuzione governista e socialdemocratica impressa dal gruppo dirigente, sono ancora comunisti, antagonisti, di sinistra. E’ un patrimonio che non possiamo lasciare a Bertinotti, Mussi e Occhetto, nella loro seconda Bolognina.