Gli sviluppi della situazione internazionale

Riteniamo utile proporre ai nostri lettori l’analisi della situazione internazionale, in particolare nella regione eurasiatica, sviluppata all’inizio di questa estate, nel corso di un’importante sessione del loro Comitato Centrale, dai compagni del Partito Comunista dell’India (Marxista), la più consistente tra le forze della sinistra indiana.

La situazione internazionale

La situazione internazionale è caratterizzata dal manifestarsi di due tendenze contraddittorie: i continui sforzi degli USA e le loro manovre per continuare con i loro interventi ed estendere la loro egemonia; e le correnti opposte al dominio USA: la resistenza e le nuove mosse in direzione del multipolarismo si stanno anch’esse manifestando.

Il periodo di tre mesi che va da aprile a giugno è stato caratterizzato dalle tensioni che si sono prodotte nelle relazioni tra la Russia e le potenze occidentali, specialmente gli Stati Uniti. Anche durante questo periodo, la situazione in Medio Oriente e in Asia Occidentale ha raggiunto livelli critici. La così tanto sbandierata “offensiva” USA in Iraq è stata un virtuale fallimento, mentre i massacri e gli spargimenti di sangue sono continuati senza sosta. Lo scatenamento del conflitto tra Hamas e Fatah ha avuto come conseguenza l’assunzione del controllo della striscia di Gaza da parte di Hamas e il collasso del governo di unità, creando opportunità per l’intervento USA-Israeliano.

Nel settore energetico si è andato consolidando il mercato centro-asiatico, con la partecipazione della Russia. La diplomazia dell’energia USA nelle regioni del Caspio e dell’Asia Centrale ha subito arretramenti in questo periodo. In tale contesto, gli sforzi tesi all’instaurazione di una presenza militare di lungo periodo della NATO in Afghanistan hanno assunto un nuovo significato.

In Asia Meridionale, l’esercito del Bangladesh ha rafforzato il suo controllo, limitando i diritti democratici; nello Sri Lanka, le ostilità continuano e le prospettive di pace si sono ulteriormente allontanate. In Pakistan, il presidente Musharraf è costretto ad affrontare una crescente opposizione e l’erosione della sua autorità. In Afghanistan, USA e NATO stanno commettendo in continuazione atrocità. Più di 6.000 persone sono state uccise negli ultimi diciassette mesi.

Il Sistema Missilistico Anti-Balistico (ABM)

Il tentativo degli Stati Uniti di esercitare ulteriore pressione con il dispiegamento di nuovi sistemi ABM in Europa Centrale (Polonia e Repubblica Ceca) e in Asia-Pacifico (Giappone e Australia) si è scontrato con le critiche di Russia e Cina.

Sebbene gli USA proclamino che si tratta di una misura di prevenzione delle minacce missilistiche, che verrebbero da Iran e Corea del Nord, la decisione americana di installare i sistemi di difesa missilistica recentemente perfezionati nelle regioni dell’Europa Centrale, del Caucaso e dell’Asia-Pacifico è interpretata da molti come una mossa accuratamente preparata da Washington contro Russia e Cina, come parte della sua strategia di realizzazione dell’egemonia globale nel 21° secolo.

La Russia ha reagito affermando di voler dare una risposta “asimmetrica”, ma “efficace”. Ed ha manifestato la propria determinazione ad assicurare l’equilibrio strategico raggiunto dopo la II Guerra Mondiale. Ha proseguito nella sperimentazione di nuovi missili balistici intercontinentali e da crociera , che sono in grado di sottrarsi al controllo di qualsiasi sistema ABM americano. La Russia ha avvertito che, se i sistemi ABM USA dovessero essere dispiegati in Europa, non avrà alternative diverse da quella di fare di questo continente un obiettivo dei suoi missili.

Le relazioni Russia-Europa

E’ evidente che il deterioramento delle relazioni USA-Russia va interpretato, tenendo in considerazione la recente ricomparsa della Russia come stato capitalista, e la sua intenzione di giocare un ruolo più efficace sulla scena mondiale. Attraverso la controversia sull’ABM, anche gli Stati Uniti stanno cercando di suscitare divisioni nelle relazioni tra la Russia e i paesi europei. Gli USA hanno bisogno di un “avversario” per perpetuare il loro ruolo di “leadership” nella comunità Euro-Atlantica. In tal modo, su alcune questioni, gli USA cercano di strumentalizzare le differenze che si registrano tra la Russia e i paesi europei, tra cui quelle che si manifestano in merito ai conflitti regionali in Eurasia, come nel caso di Kosovo, Abkhazia, Ossezia del Sud, Transnistria, Nagorno Karabakh, ecc.

Sia attraverso l’iniziativa sul sistema ABM che con la strumentalizzazione della solidarietà Euro-Atlantica sotto direzione USA, Washington sta tentando di aggregare un’alleanza occidentale post-Guerra Fredda quale piattaforma per la strategia globale di instaurazione della sua egemonia nel contesto mondiale del 21° secolo. In poche parole, Washington si propone di contrastare le forti tendenze al multipolarismo che, negli ultimi anni, si sono affermate negli affari internazionali.

In Europa, la vittoria del candidato di destra alla presidenza francese Nikolas Sarkozy e la conquista di una maggioranza parlamentare, seppur ridotta, dei partiti di destra, segnala un cambiamento nelle relazioni USA-Europa. Con la Germania che ha un cancelliere filo-USA e un presidente francese dello stesso orientamento, le relazioni dell’UE con gli USA sono destinate ad essere meno conflittuali. Ciò comunque non significa la cancellazione delle differenze o dei problemi. Già a proposito della presenza del sistema ABM sono emerse differenze. Inoltre, il malcontento popolare nei confronti di molte misure che cancellano benefici sociali e diritti della classe lavoratrice rischia di provocare una dura resistenza.

Il vertice del G8

L’incontro al vertice annuale del Gruppo degli 8, svoltosi il 6-8 giugno a Heiligendamm in Germania, ha registrato controversie. Il vertice ha avuto luogo sullo sfondo delle crescenti tensioni tra i paesi occidentali e la Russia, che investono una serie di questioni riguardanti la sicurezza europea. Ciò si è reso evidente nell’incapacità del vertice di avanzare qualsiasi proposta tale da far registrare passi in avanti nella risoluzione di questioni come il futuro assetto del Kosovo, la situazione in Medio Oriente, oppure il problema del nucleare in Iran e Corea del Nord.

Per altro, il vasto sentimento che attraversa l’opinione pubblica mondiale contro la natura predatrice del neoliberalismo e della globalizzazione e contro la politica imperialista degli USA si è pienamente manifestato a Heiligendamm nella forma di massicce dimostrazioni e proteste contro la riunione del G8. Inoltre il vertice del G8 ha evidenziato con chiarezza che gli USA non possono essere una potenza egemone e che neppure il mondo può essere un luogo a direzione unilaterale. Il voltafaccia USA sui cambiamenti climatici, attraverso il consenso nel G8 ad una politica globale gestita nell’ambito delle Nazioni Unite, ha messo in rilievo l’urgenza del multilateralismo ai fini della risoluzione delle questioni di carattere globale.

Ha destato sconcerto la decisione del vertice di Heiligendamm la decisione di richiedere una revisione delle politiche di investimento delle nazioni in via di sviluppo e di recente industrializzazione. Il G8 ha dichiarato la sua opposizione a ciò che viene giudicato come una restrizione della libertà di investimento, adducendo il pretesto che tale libertà rappresenta la condizione per la crescita, la prosperità e l’occupazione.

La situazione in Asia Occidentale

La situazione in Asia Occidentale ha subito un aggravamento in conseguenza della persistente occupazione militare USA dell’Iraq e delle tendenze aggressive della politica dello stato di Israele nei confronti del popolo Palestinese. La crisi si è approfondita al punto tale che oggi non è in corso alcun processo di pace nel conflitto Israelo-Palestinese. L’amministrazione di George W. Bush insiste con la sua politica, il cui presupposto fondamentale è rappresentato dal ristabilimento del dominio militare israeliano nella regione.

Gli USA perseverano nei loro tentativi di creare divisioni settarie nei paesi musulmani dell’Asia Occidentale, quale strumento per assicurare che i regimi arabi rimangano disuniti, impedendo in tal modo la mobilitazione della resistenza all’aggressione israeliana. Il conflitto settario viene anche utilizzato dagli USA per ostacolare l’influenza iraniana nella regione, creando la sensazione dell’esistenza di una minaccia per i regimi arabi sunniti. Ciò che preoccupa gli USA è la creazione in Asia Occidentale di un’enorme movimento di opinione pubblica, che si opponga ai loro continui tentativi di dominare la regione sul piano politico, economico, militare e persino culturale.

Gli sforzi insistenti e coordinati tra USA, Israele e certi elementi filo-americani nel mondo Arabo, per creare divisioni all’interno della resistenza Palestinese sono entrati in una nuova fase. La strategia è quella di isolare il governo eletto guidato da Hamas, di esercitare pressione nei suoi confronti, orchestrando un blocco economico dei territori Palestinesi e creando conflitti tra i diversi gruppi Palestinesi. USA e Israele stanno ora cercando di utilizzare la mancanza di unità nella resistenza Palestinese quale pretesto per un ulteriore penetrazione militare nei territori Palestinesi e per affondare ogni trattativa per una giusta e definitiva soluzione del problema Palestinese.

Nel contesto della strategia USA di indebolimento della resistenza Araba contro Israele, Washington sta anche strumentalizzando la situazione in Libano con lo specifico obiettivo di neutralizzare il ruolo essenziale giocato da Hezbollah.

Sia in Palestina che in Libano, gli USA stanno attuando la strategia del “dividi e comanda”. Dietro le loro richiesta di proseguire nella “trasformazione democratica” dei regimi della regione attraverso la strategia del “Grande Medio Oriente”, emerge chiaramente che la politica imperialista americana è quella di perpetuare il dominio in una regione ricca di petrolio, favorendo l’ascesa al potere di nuove oligarchie che si mettano al servizio degli interessi di Washington.

Iraq

Gli USA sperano che l’esplosione di violenza nei territori Palestinesi possa contribuire a deviare l’attenzione dell’opinione pubblica della regione dall’occupazione militare permanente dell’Iraq e dalla brutale violenza che le forze della coalizione da essi guidata, con il pretesto della cosiddetta “offensiva”, stanno esercitando, in particolare nelle ultime settimane, sul popolo dell’Iraq. Stando agli ultimi rapporti, le truppe USA avrebbero usato aerei, colonne blindate ed elicotteri per piegare la resistenza nelle regioni a nord e ad est di Baghdad. L’operazione è stata una delle più massicce dall’invasione USA dell’Iraq avvenuta nel marzo 2003. Nel frattempo, continuano ad emergere orribili resoconti delle atrocità americane contro civili. Il recente attacco di carri armati alla moschea Abudullah bin Mobark nella città di Baquba appare un crimine di particolare ripugnanza.

A testimoniare che la cosiddetta politica dell’ “offensiva” dell’amministrazione Bush è condannata al fallimento, c’è il fatto che Washington ha cominciato a delineare una sua futura strategia per tenere aperta la strada ad una via d’uscita dall’occupazione di lunga durata del paese. Gli USA stanno anche premendo sul regime fantoccio di Baghdad per ottenere una nuova legislazione che permetta di sgombrare la strada alla formalizzazione dello sfruttamento delle vaste riserve di greggio dell’Iraq da parte delle compagnie petrolifere americane.

I colloqui USA-Iran

Allo scopo di contenere la considerevole influenza dell’Iran nella regione e stabilizzare la situazione della sicurezza in Iraq, l’amministrazione Bush ha avviato consultazioni dirette con Teheran a livello ufficiale.

Ma allo stesso tempo, gli USA continuano a mantenere un atteggiamento ostile verso l’Iran, concentrando una forte presenza navale nel Golfo Persico. La potente lobby Israeliana negli Stati Uniti continua ad insistere perché Washington agisca per ottenere un “cambio di regime” in Iran.

Nel frattempo, la questione nucleare dell’Iran continua a non trovare soluzione, con gli USA che chiedono pubblicamente la cessazione di tutte le attività di arricchimento dell’uranio da parte di Teheran quale condizione imprescindibile per il negoziato. Washington sta minacciando l’Iran di altre sanzioni delle Nazioni Unite.

Sia nel caso dell’Iran che in quello della RDP di Corea, gli USA sono stati costretti ad entrare in trattative. Sulla questione nucleare Nord Coreana si sono profilati progressi dopo la prima fase dell’accordo raggiunto da entrambe le parti.

La sicurezza energetica

L’annuncio in maggio da parte di Russia, Turkmenistan e Kazakhstan del coordinamento delle loro esportazioni energetiche, con la partecipazione anche dell’Uzbekistan, verso il mercato energetico Europeo rappresenta un episodio di enorme portata nella geopolitica della regione. Il Kazakhstan ha per parte sua annunciato l’intenzione di usare esclusivamente gasdotti russi per l’esportazione del proprio gas in Europa. I paesi interessati hanno anche deciso di espandere la capacità degli oleodotti dell’era sovietica in Asia Centrale, che uniscono la regione al territorio della Russia, come pure di piazzare un nuovo oleodotto lungo il Caspio orientale dal Turkmenistan fino alla Russia, via Kazakhstan.

Il risultato complessivo di tali decisioni è stato che la strategia USA di sviluppo di vie di trasporto dell’energia dal Caspio e dall’Asia Centrale verso l’Occidente, evitando la Russia, ha subito un arretramento significativo.

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Traduzione dall’inglese di Mauro Gemma per www.resistenze.org