FUGA DA GAZA: INTERVISTA AD UNA RAGAZZA PALESTINESE DI 18 ANNI

Dubai – marzo 2008: Ho incontrato Ibtisam, una ragazza palestinese fuggita da Gaza all’inizio dell’ultima escalation militare compiuta da Israele nella striscia, durante una manifestazione di solidarieta’ con i cittadini di Gaza a Sharjah (Emirati Arabi). Le ho chiesto se potevo scrivere un articolo su di lei da inviare a L’Ernesto On Line, spiegandole la nostra attivita’ di comunisti in Italia a favore di un’informazione piu’ seria e non FALSAMENTE equidistante. Lei ha accettato.

Abdullah: Ibtisam, intanto benvenuto negli emirati arabi. Come sei arrivata qui?

Ibtisam: Tramite la comunita’ palestinese degli emirati ho ottenuto una borsa di studio completamente gratuita dall’Universita’ di Sharjah. Una volta che i documenti erano in regola ho tentato di uscire dalla striscia ma gli egiziani ci hanno tenuti fermi al confine per 15 giorni. Faceva freddo, non avevamo vestiti ne cibo a sufficienza. Ne medicinali. Abbiamo vissuto per 2 settimane in 2 piccolissime moschee, gli uomini in una e le donne nell’altra. Eravamo 100 persone in 150 metri quadri. Gli egiziani lo fanno sempre, seguono alla lettera i dettami dei loro alleati israeliani.

A.: Ora sei arrivata a Sharjah. Cosa farai?

Ibtisam: Grazie a Dio potro’ studiare gratuitamente tramite un fondo per i cittadini di Gaza messo a disposizione dal governo e avro’ anche un sussidio per potermi mantenere. Cerchero’ anche un lavoro visto che i miei non possono assolutamente mantenermi.

A.: Come hai vissuto nella striscia?

Ibtisam: La vita nella striscia e’ un inferno. Ci sono morti tutti i giorni. I bombardamenti con elicotteri sono quotidiani e si vive nel terrore. Mio cugino Munzer e’ rimasto in stato di shock dopo un bombardamento e non si e’ poi ripreso. Sembra un automa. Ha 12 anni. Come lui ne ho visti molti altri.

A.: Cosa ne pensi del lancio di razzi Qassam?

Ibtisam: Secondo me e’ una cosa sbagliata. I razzi sono lanciati contro civili e in un anno hanno fatto 4 morti. I civili dovrebbero restare sempre fuori dai conflitti.

A.: Pensi che un giorno ci sara’ la pace?

Ibtisam: Sinceramente..no, non lo credo. Israele chiude Gaza in una gabbia facendo morire centinaia di persone e nel frattempo ci bombarda. Poi continua a costruire colonie in tutta la Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Vogliono farci impazzire. Il terrorismo e’ frutto della disperazione. I morti israeliani civili sono morti anche per colpa del governo di Israele.

A.: Cosa ne pensi degli attentati palestinesi in Israele?

Ibtisam: Io sono contraria. Nessuno puo’ uccidere un civile. Mai.

A.: Parlaci della vostra vita quotidiana nella tua citta’.

Ibtisam: Io vivo in un piccolo villaggio vicino a Khan Yunis. Ci svegliamo la mattina alle 4 per andare a fare la fila per la benzina e l’acqua. Se ci va bene riusciamo anche a trovare del cibo sufficiente al mercato. In casa siamo in 12 e rispetto ad altri siamo fortunati. Mio fratello ci mandava dei soldi dal Qatar tramite un conoscente ma ora i soldi non arrivano piu. La striscia e’ praticamente blindata. Pranziamo con un po di riso e del pane con un po di hommos (ceci). A volte dei pomodori. Medicinali ne arrivano pochissimi e poi servono soprattutto negli ospedali, che sono sempre pieni..ci sono file kilometriche. Sento parlare tanto degli aiuti internazionali ma ne vedo pochi. Ma la cosa peggiore e’ la paura. La paura e’ terribile. A volte la notte ho gli incubi, non riesco a dormire. Ho paura delle bombe, degli spari, penso che da un momento all’altro un proiettile possa entrare dalla finestra e ucciderci. Mio padre e mia madre ci fanno molto coraggio. A volte penso: ma come fanno a non impazzire? Come fanno a vivere in questo modo da quando sono nati?

A.: Questa tua intervista la manderemo ad una rivista comunista on line in Italia. Molte persone in Italia sostengono il popolo palestinese e vengono organizzate tante manifestazioni per voi. Ci sono partiti della sinistra e movimenti che appoggiano la causa palestinese.

Ibtisam: Sono davvero felice. Ringrazio gli italiani che ci appoggiano e che parlano di noi. Ne abbiamo bisogno perche siamo soli, veramente soli. Mi piacerebbe un giorno fare un viaggio in Italia. Ho conosciuto tanti palestinesi che hanno studiato nel vostro paese.

A.: Come pensi che sara’ la tua vita d’ora in poi?

Ibtisam: Spero di riuscire a laurearami in Pedagogia all’Universita’ di Sharjah e di potermi sposare. Non mi voglio sposare prima di avere finito gli studi. Se serve lavorero’. Spero di poter insegnare nelle scuole. A Gaza se possibile. Ma soprattutto prego sempre perche’ la mia famiglia possa stare bene.

A.: Grazie Ibtisam e che Dio ti benedica.

Ibtisam: Che Dio benedica tutti voi.