Federazione della sinistra critica ed alternativa: mettiamoci al lavoro

Con le elezioni amministrative nelle Regioni, la formazione del Governo Amato e il fallimento del referendum si è concluso un intero ciclo politico. Il Centrosinistra come progetto di governo orientato alla modernizzazione e alla stabilizzazione del Paese, ad equilibrio moderato, si è sostanzialmente consumato. Ha funzionato, soprattutto in un primo tempo, sul fronte del risanamento finanziario e dell’ingresso nell’Euro, distribuendo in modo onesto i carichi fiscali e i sacrifici (con Berlusconi avremmo subito il “massacro sociale”), ma non ha spostato e mutato al fondo i rapporti sociali e di forza tra le classi: la forbice profitti–rendite e salari si è accresciuta (negli ultimi 10 anni –5% per i salari, nel 2000 la tendenza sembra confermarsi ed accentuarsi), il mercato del lavoro si è flessibilizzato al punto da determinare, in generale, una diffusa precarietà ed insicurezza fra i lavoratori, specie giovani, ingentissime risorse statali sono state trasferite verso le grandi e medio–grandi imprese, e ciononostante la disoccupazione resta elevatissima così come continua a subire colpi la competitività del Paese. Gli effetti profondi del ciclo sociale ed economico di questi anni, anziché rafforzare e consolidare il centro-sinistra, e in esso l’egemonia della sinistra, come pensava il gruppo dirigente del Pds, hanno determinato una disgregazione e un disarmo politico e sociale della sinistra e creato le premesse per un ritorno della destra. Chi ha cercato di cavalcare, sperando di guadagnarne gli effetti politici, l’onda neo-liberistica e mercatista, è sul punto di esserne travolto. Il progetto strategico dei Ds, lungamente coltivato e celebrato a Torino, è in uno stato di crisi organica ma, nonostante ormai tale linea risulti, oltre che moderata, anche perdente, non sembra, in generale, avanzare dentro quel partito la consapevolezza e la ricerca di una svolta effettiva. Domina la preoccupazione e si avverte la delicatezza estrema del momento, preme il disagio diffuso della base e dei quadri intermedi, ma non c’è una risposta organizzata e positiva. La Direzione Ds si chiude insistendo sulla rotta precedente e sulla necessità di applicare la linea di Torino. Dunque… perseverare! La stessa reazione della Sinistra Ds e i distinguo di Salvi sono assolutamente inadeguati a far fronte alla crisi strategica che ha investito i Ds; gli esponenti della sinistra Ds non riescono ad incidere sulla linea del partito (tant’è che evidenziano questa impossibilità abbandonando la segreteria nazionale) ma riconfermano l’appartenenza e la collocazione dell’area dentro i Ds. Essi pensano in sostanza che ci sia la possibilità, attraverso una lunga guerra di posizione, di spostare via via forze ed orientamenti all’interno del partito, guadagnarne in questo modo la maggioranza e trasformarlo in una forza di sinistra socialista. Io non credo che questa possibilità ci sia perché, con lucidità e rispetto, occorre riconoscere il mutamento culturale politico sociale che ha attraversato il Pds-Ds e influito a fondo sulla sua identità e sul suo corpo militante: esso è un partito, come dice Veltroni, di sinistra liberale. Ma anche se lo si ritenesse possibile, entro quanto tempo e attraverso quali vie, rovesciare l’attuale indirizzo! Un nuovo Congresso con una discussione profonda capace di investire le fibre più intime del partito non è all’orizzonte né, a breve, sarà convocata l’Assemblea Congressuale, ma soprattutto manca il tempo per la strategia della Sinistra Ds. Considerati lo sbandamento attuale, lo scollamento partito-società, la crisi organica e veloce che avanza inesorabile, l’offensiva della destra, l’appuntamento imminente del 2001 e il pericolo della sconfitta, c’è il tempo per la lunga guerra di posizione dal risultato, quanto meno, incerto? C’è bisogno subito, oggi di assumere decisioni ed iniziative urgenti per stare in campo, per presentarsi con un minimo di speranza nello scontro con la destra nel 2001. Io penso che, rispetto al processo di crisi e di disgregazione in corso che riguarda in particolare il centrosinistra e la linea dei Ds, e che condurrà, se non si interviene, alla deriva e alla sconfitta, occorre accelerare e costruire da subito uno sbocco politico ed organizzativo capace di raccogliere le forze in via di ridislocazione e le forze latenti, interessate e potenzialmente mobilitabili. È drammaticamente necessario e urgente, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, mettere al primo punto dell’ordine del giorno la costruzione pratica, l’organizzazione, il rafforzamento, a partire da alcuni fondamentali assi programmatici, di un’area e di un campo di forze esplicitamente a sinistra dei Ds, a sinistra dell’approdo e dell’attuale linea moderata e perdente (e riconfermata) dei Ds. Impegnarsi in questa direzione, assumere questa funzione aggregante e costruttiva, rappresenta, come dire, l’assunzione di una responsabilità nazionale, significa non arrendersi ai processi di disgregazione in corso e non attendere passivamente la sconfitta del 2001. In questo senso preciso (sui soggetti e sui contenuti invece si deve discutere) sono d’accordo con la proposta di Pintor, con la sferzata in termini di soggettività politica da mettere in campo e in tempi stretti. Il fattore tempo è cruciale. Con l’occhio al 2001, per me, se c’è una possibilità di vincere, essa risiede nella nascita e nel rafforzamento di un’area di sinistra, critica antiliberista alternativa, non chiusa rispetto ad un compito di governo, capace di esercitare una forte pressione concorrenziale e competitiva, sui Ds, in qualche modo costringendoli ad un riorientamento e, attraverso questa via, tentare la costruzione di una coalizione democratica unitaria, più incisiva e credibile, capace di contrastare più efficacemente il passo alle destre. Non sarebbe meglio se la Sinistra Ds si impegnasse subito in questo percorso costituente, aggregativo e ricostruttivo, si assumesse una funzione decisiva nel compito – ormai maturo, improcrastinabile – della aggregazione di un soggetto e di una federazione, a sinistra della linea e dell’approdo della maggioranza dei Ds? Darebbe dimostrazione non tanto di coraggio politico quanto di aver compreso che questo e solo questo oramai consente di svolgere efficacemente una funzione riformatrice nell’interesse dell’intera sinistra e del Paese. Non assumendo una iniziativa di questo tipo, oggi, nel mentre ci si autocondanna ad un ruolo di testimonianza all’interno dei Ds, si rischia oggettivamente di essere un elemento di rallentamento del processo di chiarificazione costruttiva a sinistra. Ancora più importante sarebbe l’apertura esplicita di Rifondazione comunista, nella forma e nel contenuto, ad un processo di riaggregazione. Per dirla pressappoco con Ingrao, la crisi dei Ds, la loro riduzione ad una posizione di sinistra liberale sempre più schiacciata su posizioni di centro (sempre più integrata sul piano sociale e strategico nel campo dominato dal pensiero unico liberista), il vuoto che si determina a sinistra e l’incupirsi della prospettiva politica a breve, spalancano uno spazio riformatore, reclamano una iniziativa politica. A Rifondazione comunista, alla sinistra critica ed alternativa spetta di caricarsi sulle spalle una responsabilità nazionale, un compito riformatore (vista l’altrui cecità), assumendo l’iniziativa nello spazio lasciato vuoto dalla sinistra liberale, mordendo costruttivamente sulla crisi dei Ds, ingaggiando da subito una sfida positiva per l’egemonia. In ogni caso, perché non mettersi al lavoro subito in questa direzione e costruire un fatto politico ed organizzativo capace di esercitare una spinta potente ed unificatrice, da un lato, sul popolo di sinistra, e sui rapporti politici nell’intera sinistra e nel centro democratico, dall’altro. Presento i quattro punti e obiettivi fondamentali del possibile lavoro in tale direzione:

1. Massima apertura del fronte delle forze sociali e politiche (o di parti di esse), associative, di movimento e culturali da coinvolgere nell’appello e nel lavoro. Nessuna patente particolare all’ingresso e alla partecipazione all’iniziativa che non sia una sostanziale condivisione dell’analisi delle tendenze in atto (crisi di un progetto, rischi seri), che non contenga una chiara valutazione politico programmatica, critica e negativa, nei confronti del Governo Amato (non deve necessariamente essere elemento discriminatorio in questa fase iniziale la formale collocazione in partiti di maggioranza o all’opposizione), che non sia la volontà e la intenzione di verificare in prospettiva le condizioni di costruzione di un nuovo soggetto politico e che voglia spendersi per un progetto di governo orientato alla trasformazione.

2. Confronto e costruzione di una piattaforma strategica e programmatica su alcuni terreni prioritari: politica internazionale (nodo della sicurezza e questioni Nord-Sud), politica economica e sociale (occupazione e stato sociale, politica industriale e privatizzazioni, politiche formative), politiche istituzionali (nuova legge elettorale e riforme orientate in senso partecipativo e democratico).

3. Assunzione, elaborazione, disponibilità su una ipotesi di Federazione tra le forze di sinistra riformatrici, critiche ed alternative, a sinistra dell’attuale approdo e linea dei Ds. Il peso politico sociale ed organizzativo, l’esistenza ed autonomia di ogni forza e soggetto partecipante alla Federazione è un vantaggio per tutti ed una condizione essenziale delle potenzialità di espansione del progetto in tutte le articolazioni e in tutte le pieghe della sinistra e della società. Insomma: regole e un patto comuni ma piena visibilità di ciascuno.

4. Momenti di verifica del processo e conclusione della prima fase entro l’autunno (novembre). Entro l’autunno deve prodursi un primo significativo fatto politico ed organizzativo. A quel punto, sulla base del processo e dei fatti che si produrranno nella vita politica nazionale, io spero, molti decideranno di dare vita alla Federazione della sinistra critica ed alternativa, in grado di assumere un peso non secondario nella vicenda sociale e politica italiana. Ciò non esclude ovviamente il confronto per una intesa fra le diverse sinistre e il centro democratico per il 2001.

In conclusione: non possiamo stare fermi, non c’è più tempo. La crisi del progetto strategico e politico dei Ds e del centrosinistra impongono oggi subito una apertura, un lavoro, una accelerazione e una stretta riaggregativa ed unificante sul fronte della sinistra critica ed alternativa, capace di farle assumere un ruolo unitario e propulsivo nella battaglia contro le destre. Noi stiamo lavorando in questa direzione, radunando forze e radicando il nostro Movimento in particolare nelle Marche.

A Roma c’è qualcuno in grado di assumere la direzione nazionale del percorso?