Dopo l’assemblea del 5 dicembre

Unità d’azione a sinistra, ricostruzione del partito comunista: due facce inscindibili della stessa medaglia

Il successo di partecipazione e di passione ottenuto dall’assemblea della Federazione della Sinistra svoltosi il 5 dicembre al Teatro Brancaccio, ma anche una certa genericità o diversità di intendimenti espressisi in alcuni interventi o commenti successivi, confermano a nostro avviso l’opportunità di alcune considerazioni essenziali, che avanzavamo attraverso un articolo del compagno Fosco Giannini su Liberazione proprio alla vigilia dell’assemblea.

Due grandi questioni, “per molti versi tra loro autonome e per altri in relazione dialettica” stanno di fronte ai comunisti e alle forze di sinistra del nostro paese, con bruciante attualità.

“Da una parte, rispetto allo strapotere della destra, alla drammatica condizione della classe e della sinistra italiana, vi è l’esigenza di unire le forze comuniste e di sinistra anticapitalista in un progetto di lotta comune volto sia a riconsegnare un punto di riferimento ai lavoratori e ai giovani precari che alla ricostruzione di un’opposizione sociale dai caratteri di massa, oggi totalmente assente”. A ciò dovrebbe servire innanzitutto la nascente Federazione della Sinistra: a promuovere tale “immediata unità d’azione” tra tutte le forze disponibili; il che, si osserva giustamente, è “cosa ben diversa da quell’ennesimo progetto partitico di riduzione ad uno della sinistra che in molti ancora affidano alla Federazione”, quando prospettano improprie similitudini con la Linke tedesca (che non è una federazione, ma un vero e proprio partito socialista di sinistra, per sua stessa definizione).

”Assieme all’esigenza dell’unità a sinistra vi è però in campo, con tutta la sua pesantezza, una seconda questione: quella comunista. Per motivi ancora colpevolmente non indagati siamo di fronte ad una crisi storica del movimento comunista italiano, che rischia di scomparire per una lunga fase. Tale crisi può risolversi solo attraverso un rilancio cosciente e determinato dell’autonomia culturale, politica e organizzativa comunista (per la quale la Federazione non deve in nessun modo essere d’ostacolo), della ricerca politica e teorica aperta e della prioritaria collocazione dei comunisti nel conflitto sociale. Da questo punto di vista la Federazione non è la risposta alla crisi del movimento comunista: essa – essendo solo la risposta (un tentativo di risposta) all’esigenza dell’unità a sinistra – può dialetticamente aiutare a rimettere in campo i comunisti ma non può assolvere il compito della ridefinizione della loro autonomia di prassi e di pensiero”. Della loro riorganizzazione unitaria in partito, oltre la diaspora degli ultimi decenni.

Dovremmo quindi essere capaci, rileva giustamente Giannini, “di costituire un proficuo rapporto tra il ruolo dei comunisti nella costruzione dell’unità d’azione e del conflitto con le altre forze della sinistra anticapitalista e il rilancio dell’autonomia comunista,che proprio in questo movimento potrebbe trovare nuova linfa. Ben sapendo che i due progetti strategici (rapporto unitario tra forze della sinistra d’alternativa e autonomia comunista) sono distinti”, anche se intrecciati. E che non tutte le forze che possono e devono essere coinvolte nel primo, sono disponibili e coinvolgibili nel secondo.

”Occorrerebbe da questo punto di vista che, insieme alla costruzione della Federazione, le due forze comuniste all’interno di essa, Prc e PdCI, ed altre, iniziassero, abbandonando ogni risibile autoreferenzialità, un percorso comune – non necessariamente vincolato a immediate soluzioni organizzativistiche – di ricerca teorica, politica e programmatica per affrontare insieme – dirigenti, quadri operai e intellettuali di Prc e PdCI, comunisti senza tessera – l’analisi delle questioni essenziali per una ripresa del movimento comunista: storia del movimento operaio e comunista del ‘900, quadro internazionale e internazionalismo, capitalismo e classe in Italia, sindacato di classe, forma partito, politica delle alleanze; e insieme con esso un percorso di ricollocazione unitaria dei comunisti nel conflitto sociale quale forma alta e costituente dell’unità” in un solo partito.

“E’ sbagliato – sia per chi avversa che per chi sostiene l’unità dei comunisti –affermare che la Federazione ne sia la matrice primaria. Può rappresentare sia l’unità d’azione tra forze diverse che una base per riavvicinare i militanti comunisti di Prc , PdCI ed altri, non così distanti, culturalmente, come si vuol far credere. Ma la risoluzione strategica della diaspora comunista” (la ricostruzione unitaria del partito comunista nell’ Italia di oggi, non certo la meccanica e antistorica riedizione – in scala minore – del disciolto PCI) e “la definizione di un profilo politico e teorico comunista all’altezza dei tempi necessita invece – assieme alla lotta comune – un progetto di consapevole respiro politico e culturale, non lasciato al moto spontaneo ma progettualmente perseguito”.

Non aiutano a fare la necessaria chiarezza sui due livelli distinti (benché complementari) del problema, anzi seminano confusione politica e ideologica, quella valutazioni acritiche e superficiali che abbiamo dovuto ascoltare anche in questi giorni, espresse da dirigenti che pure si considerano a pieno titolo dirigenti comunisti, secondo cui si tratterebbe sostanzialmente di importare in Italia il modello tedesco della Linke.

Anche per questo abbiamo apprezzato, e ne segnaliamo a parte il testo integrale in italiano, l’intervento di saluto portato all’assemblea del 5 dicembre dal compagno Andros Kyprianou, segretario generale di AKEL (il partito comunista di Cipro, che oggi vede un suo dirigente storico alla Presidenza della Repubblica). Un intervento in cui le due facce del problema (autonomia comunista e unità a sinistra) sono presenti in modo netto ed inequivoco, senza quelle contorsioni verbali ambigue e pseudo-opportunistiche con cui siamo ancora costretti spesso a confrontarci nel dibattito italiano. Un intervento, quello di Andros, in cui il richiamo esplicito (e certo non casuale, considerato il contesto…) ai principi rivoluzionari, alle finalità storiche dei comunisti, alla prospettiva del socialismo, all’ideologia del marxismo e del leninismo, all’esigenza di un rilancio del movimento comunista internazionale nella lotta contro il capitalismo e l’imperialismo, non si traduce in alcun settarismo o chiusura politica e sociale autoreferenziale, ma si accompagna ad una politica concreta e realistica di grande apertura e cooperazione a sinistra, tra tutte le forze progressiste e autenticamente democratiche, in Europa e nel mondo.

A buon intenditor, poche parole.