DIVERSITA’ COMUNISTA E QUESTIONE MORALE

“Durante tutta la loro storia i comunisti potevano essere non accettati per la loro visione politica, ma erano sempre rispettati per la limpidezza con cui agivano, per la loro indiscussa moralità. Era evidente a tutti che i comunisti non si lasciavano corrompere, che potevano così camminare a testa alta e che erano in questo diversi dalla corruzione e clientelismo che dilagava nella Dc e nell’ultimo Psi. Oggi più che mai i comunisti devono poter rappresentare la coscienza morale del paese, devono ritornare ad essere individuati come diversi, perché fuori dai giochi di potere e dalle clientele e corruttele.

Nessuna nuova società potrà ergersi se i promotori di essa non si pongono come i fautori e i custodi di una nuova morale. Per questo occorre sviluppare una seria vigilanza sui rischi che anche la nostra comunità politica sia intaccata da finanziamenti oscuri, conti paralleli, uso ingiustificato delle risorse economiche.

Nella federazione di Roma, ad esempio, vi sono stati accadimenti rispetto ai quali chiediamo ai gruppi dirigenti di fare chiarezza per il bene del partito”.