“Dimensione internazionale di una vittoria”

Il 9 ottobre scorso si sono svolte in Portogallo elezioni amministrative di portata nazionale, che hanno visto un arretramento del Partito socialista al governo (liberista e atlantico), un consolidamento dell’opposizione di destra e una significativa avanzata dei comunisti del PCP, in coalizione con verdi e indipendenti di sinistra (CDU), che sfiorano il 12% (+ 0,7% rispetto alle amministrative di 4 anni fa, + 4% rispetto alle recenti politiche del febbraio 2005). Il Blocco di Sinistra – una formazione politica che comprende componenti trotzkiste e di nuova sinistra, fortemente ostile al PCP, entrata nei mesi scorsi nel Partito della Sinistra Europea – ottiene un risultato (2,9%) che, se migliora quello delle precedenti amministrative (quando però il BE era ancora una forza marginale del quadro politico generale), è stato valutato da tutti gli osservatori e dallo stesso BE come assai deludente, rispetto alle aspettative e al trend di crescita degli ultimi anni e rispetto al 6,4% ottenuto alle politiche di pochi mesi fa (con il PCP al 7,6). Quando cioè il BE era entrato direttamente in competizione col PCP, con il sostegno di una massiccia campagna mediatica volta segnatamente a indebolire i comunisti; e dove veniva da più parti annunciato (e incoraggiato) un imminente sorpasso del PCP, indicato come emblematico della crescita di una “sinistra alternativa rifondata” rispetto al “declino ormai storicamente irreversibile” dei partiti comunisti di matrice leninista.
Sull’argomento ci è parso interessante proporre ai nostri lettori una riflessione di Albano Nunes, della segreteria nazionale del PCP, apparsa sul giornale del partito Avante! il 20 ottobre scorso, col titolo: “Dimensione internazionale di una vittoria”. Una riflessione che va ben al di là di quello che, valutato in termini puramente congiunturali, potrebbe essere al più considerato come il test elettorale di un piccolo e periferico Paese europeo.

“La vittoria della CDU nelle elezioni amministrative del 9 ottobre in Portogallo riveste una dimensione internazionale che merita di essere sottolineata. Innanzitutto perché si tratta della crescita di una forza progressista in un contesto internazionale profondamente sfavorevole.
Elettoralmente limitata, ma politicamente assai significativa. Parafrasando Lenin, ogni passo concreto nella direzione giusta vale più di mille discorsi. La possibilità di far fronte e di sconfiggere la violenta offensiva globale dell’imperialismo passa per grandi e piccole lotte e vittorie parziali nel contesto di ciascun paese, e non per astratte “alternative globali”, generalmente figlie del verbalismo e dell’impotenza. Ed è nostro dovere valorizzarle.

Va pure sottolineato ciò che questa vittoria rappresenta nel quadro di una acuta lotta ideologica, in cui l’anticomunismo classico converge con le tesi di una “rifondazione della sinistra”, che considera superati i partiti di tipo leninista e la dimensione nazionale della lotta per il cambiamento. Si tratta in effetti di un argomento in più per seppellire la tesi del “declino irreversibile” dei partiti comunisti, per confermare al contrario la possibilità di resistere e di crescere a partire da un’inequivoca riaffermazione del progetto comunista. Perché è questo che ha caratterizzato l’azione del PCP, sia nella sua autonoma iniziativa che in quella che svolge nel quadro della sua alleanza (CDU) coi Verdi e le migliaia di indipendenti senza partito. Diversamente da altre situazioni, i progressi elettorali dei comunisti portoghesi non sono stati conseguiti al prezzo dell’elettoralismo, nascondendo o abdicando al proprio programma, cedendo di fronte all’immediatismo o al canto delle sirene della congiuntura. Di fronte alla sofisticata campagna sulla “morte del comunismo”, è importante sottolineare quel che tutto ciò rappresenta, non per fare i primi della classe o dare lezioni a chicchessia, ma per dare maggior forza e fiducia alla corrente rivoluzionaria comunista nell’ambito delle forze di sinistra.

La storia mostra che l’opportunismo antimarxista ha le sue radici oggettive nello sviluppo stesso del capitalismo, che è sempre pronto a rinascere sotto nuove forme, manifestandosi costantemente come corrente internazionale che è necessario combattere con tenacia. Questo è particolarmente decisivo nel tempo presente, in cui le sconfitte del socialismo continuano ad essere sfruttate per impedire la creazione delle condizioni soggettive necessarie al superamento rivoluzionario del capitalismo. Senza questa lotta non sarà possibile trovare una via d’uscita progressiva alla crisi del capitalismo e una soluzione ai drammatici problemi dell’umanità.

La socialdemocrazia, particolarmente radicata in Europa, ha sempre rappresentato un serio ostacolo allo sviluppo della coscienza rivoluzionaria delle masse lavoratrici, ma il suo discredito cresce a vista d’occhio. La sua resa scandalosa alle politiche neoliberiste tende a vanificare la sua capacità di ingannare i lavoratori e di realizzare – come Schroeder in Germania o Sócrates in Portogallo – politiche di destra che la destra stessa non potrebbe realizzare per mancanza di una base sociale e politica di appoggio. Sono pertanto inevitabili divergenze, differenziazioni e divisioni nell’area socialdemocratica (e del sindacalismo collaborazionista che le è contiguo) ed esse tendono ad allargare il campo antiliberista e anticapitalista. Tutto ciò esige tuttavia non una diluizione dell’autonomia dei comunisti in nome di vacui scenari di “sinistra” e di una subalterna “partecipazione al potere”, ma una persistente politica di convergenza e unità d’azione, rivolta alle masse, contro la politica sfruttatrice e aggressiva del grande capitale, in cui si consolidi anche l’affermazione indipendente del progetto comunista. Anche rispetto a tutto ciò le elezioni amministrative in Portogallo offrono una lezione che è importante recepire.

Quando l’Expresso del 15.10.05 – costretto a riconoscere che il “PCP ha conseguito un’importante vittoria”, aggiunge che essa è stata ottenuta in una “mera logica di resistenza al tempo” – scambia i propri desideri con la realtà. Il PCP è qui per lottare, resistere, crescere e vincere. Così come il movimento comunista internazionale. Piaccia o non piaccia ai nostri nemici e avversari ”.