Da Livorno a Rimini

Siamo tre compagni della federazione di Livorno, e abbiamo partecipato al V congresso fino al livello nazionale per la prima volta. Prima di tutto, due parole per conoscerci meglio:
– Alberto (25 anni, operaio alla Polipac) è consigliere comunale di Collesalvetti, comune confinante con Livorno; inoltre fa parte del direttivo del circolo territoriale di Collesalvetti, del comitato politico federale eletto dal V congresso e del coordinamento provinciale dei Giovani Comunisti;
– Francesca (30 anni, operaia alla Delphi) è nel direttivo del circolo Delphi, che è un circolo del lavoro nato da un anno (quindi al suo primo congresso in assoluto), fa parte del comitato politico federale eletto dal V congresso;
– Fulvia (25 anni, studentessa pendolare) fa parte del direttivo del circolo territoriale di Castagneto-Donoratico-Sassetta, un circolo inter-comunale nella provincia (a 60 Km da Livorno), fa parte del comitato politico federale eletto dal V congresso, ed era già in quello precedente, e del coordinamento provinciale dei Giovani Comunisti.

I congressi di circolo si sono svolti senza grandi entusiasmi e con un po’ di stanchezza da parte dei compagni e delle compagne, ma in un clima molto sereno.
I mesi precedenti avevano aperto grandi dibattiti su temi molto importanti, come tutti sappiamo, e da questo punto di vista le aspettative di approfondimento e dibattito erano molte. Troppo spesso però non si è riusciti a coinvolgere realmente la base dei circoli che dunque è arrivata al congresso con un senso di disagio e inadeguatezza con conseguente distacco dalla passione politica.
Quasi nessuno dei partecipanti ai congressi (molto pochi rispetto agli iscritti), aveva letto i documenti, eccetto alcune tesi più “scottanti”, risultati nel complesso troppo difficili, ridondanti, noiosi e nello stesso tempo insufficienti per affrontare esaurientemente temi importanti come la storia del comunismo nel mondo, le categorie teoriche da utilizzare, quali dei “grandi padri” salvare, ecc…
Gli unici interventi preparati sono stati quelli degli ospiti, per altro non molto numerosi: esponenti del D.S. locale, sindacalisti C.G.I.L. (al Delphi e Collesalvetti), oltre ai relatori delle mozioni e ai segretari.
Per il resto la discussione congressuale ha affrontato i temi legati alla politica locale e alle esigenze del circolo: il lavoro del circolo sul territorio e in comune, i rapporti col centro-sinistra locale ( Collesalvetti e Castagneto), i problemi del lavoro e il sindacato (Delphi).
I documenti finali hanno ripreso i temi di politica nazionale mentre tutta la discussione avvenuta sui temi locali è rimasta patrimonio del circolo. Le votazioni si sono svolte tranquillamente e con molta serenità: pronti a continuare la battaglia!?
Il congresso di federazione si è svolto in un clima di tensione, frutto degli scontri cominciati mesi fa.
Da quel momento una parte del federale, ritenendosi fedelissima al segretario Bertinotti tanto da non mettere in dubbio niente del suo pensiero (formalmente), ha cominciato a mettere etichette, tacciando tutti gli altri di “stalinismo”, a formare inutili e rigidi schieramenti, a impedire un confronto aperto, sereno e rispettoso delle diverse opinioni. Tutto questo ha compromesso l’insieme dei lavori congressuali.
Non abbiamo dunque affrontato serene discussioni e costruttive analisi, che riuscissero a trovare delle sintesi utili al lavoro politico generale o a rileggere criticamente alcuni passaggi importanti della nostra storia per iniziare un percorso di riappropriazione di essa e del pensiero comunista in generale. C’è stata una progressiva chiusura di ogni spazio di dialogo, che ha prodotto pregiudiziali schieramenti e messo la maggior parte dei compagni e delle compagne in uno stato di profonda angoscia o perché non sono riusciti a capacitarsi di questo ostracismo o perché si sono rifiutati di essere “bollati” in uno schieramento predefinito senza poter far valere le proprie idee autonomamente.
Il congresso si è quindi svolto con questi presupposti che si sono ovviamente appesantiti fino a episodi di scontri molto accesi e sempre maggiori diffidenze che ci hanno lasciato un profondo sdegno ma anche molta rabbia.
Le prime due giornate congressuali sono state sobrie e abbastanza tranquille: durante la prima giornata si sono aperti i lavori e ci sono stati gli interventi degli esterni (Ds, Cgil, Anpi, l’Autorità portuale, ecc…). Già dalla seconda giornata la situazione si è fatta più pesante: da un lato gli interventi sono stati abbastanza pacati e in generale ripetitivi delle stesse accuse reciproche emerse anche in precedenza (che nausea!) o incentrati su temi della politica locale. Dall’altro lato già nelle commissioni si è dato sfogo ai più biechi atteggiamenti di ostruzionismo e rottura. La cosa sorprendente è stato vedere come coloro che si ritengono “puri” e garanti della “verità-politica” e che negli interventi sostenevano la necessità di un pluralismo nel rispetto delle diverse opinioni, poi lavoravano per ottenere l’esatto contrario dimostrando una profonda ipocrisia. Ci sono stati episodi tesi ad ottenere prepotentemente ragione contro ogni regola democratica: come voler contare il voto di un assente per motivi di lavoro, creando tanto scompiglio da far sciogliere la commissione, o sostenere che il congresso si stava svolgendo in tempi impossibili per i lavoratori salvo poi permettere che la commissione politica si riunisse in tarda sera quando molti anziani e chi abita in provincia non potevano restare, e magari erano di opinioni diverse da chi poteva invece restare o rifiutarsi di partecipare alla commissione per poi delegittimarla.
Ma il caos è andato sempre più degenerando nelle sedute dove dovevamo votare i documenti congressuali e nella seconda tornata per eleggere il CPF.
Il voto sui documenti è stato reso più difficile perché alcuni circoli avevano presentato emendamenti propri alle tesi già emendate perciò c’è stato un gran caos tra la tesi, l’emendamento, l’emendamento – all’emendamento – della tesi. Alcuni sono intervenuti sfruttando l’indecisione generale e strumentalizzando la situazione così si è creata ancor più confusione tanto che alcuni compagni se ne sono andati sdegnati prima della fine. Per eleggere il CPF invece gli scontri si sono radicalizzati soprattutto per gli echi del congresso nazionale. Nel congresso di ritorno infatti gli schieramenti erano più evidenti e estremamente forzati proprio a causa di come si è svolto il congresso a Rimini. Così abbiamo assistito ad un delirio generale in un ambiente di totale contrapposizione e di astio che dimostrava quanto fossero false nei fatti le parole di reciproco rispetto. Ancora una volta i “puri” hanno dimostrato la loro politica disfattista: non solo hanno pregiudizialmente scelto il muro contro muro stabilendo di fare una lista propria almeno cinque giorni prima del congresso e senza cercare un confronto, ma si sono permessi, durante il congresso, di usare parole dure, false e tendenziose di accusa nei confronti di chi non aveva votato il documento congressuale “integralmente” per puro spirito di rottura. Lo sdegno è stato totale quando si è visto che l’intestazione della lista alternativa a quella presentata dalla “maggioranza della commissione elettorale” (e che tale dicitura aveva per intestazione) presentava strumentalmente il nome di Bertinotti, come a dire che gli “altri” con il segretario nazionale (per altro votato con altissima percentuale), non hanno niente a che fare!!!! Pazzia !!!
Il congresso nazionale è stato per noi quello più carico di emozioni. Non solo era la prima volta che ci trovavamo in una sede tanto importante del partito, ma è stato un continuo avvicendarsi di sorprese e colpi di scena!
Ingenuamente ci aspettavamo che il tenore del dibattito si elevasse e che gli scontri feroci del livello federale fossero mitigati dal compito importante che gli alti dirigenti del partito avevano dato ai documenti in discussione: rifondare la politica, rileggere criticamente la nostra storia, opporsi alle destre al potere, aprire un dialogo con tutte le forze alternative per un altro mondo possibile…
Ci siamo subito resi conto che così non era: eccetto ampi spazi (sempre insufficienti) sulla questione palestinese, per il resto la questione principale, in sottofondo, ci è sembrata quella delle differenze tra “puri” o “emendatari”. E il resto del mondo quando lo affrontiamo?
L’impressione più brutta è stata che niente dalla base arrivi a questa istanza e che quindi ci sia un profondo, radicale e grave dislivello tra la dirigenza e le altre istanze, e che ci sia una sostanziale chiusura nei giochi interni alla dirigenza stessa e una indifferenza per le opinioni dei compagni e compagne che non sono così in “alto”.
In effetti lo scontro tra gli schieramenti ci si è presentato qui ancor più forte che nel federale: tanto aspro da non lasciare spazi per niente altro se non appunto lo schierarsi senza se e senza ma e questo ci ha veramente scandalizzato e ci ha divisi come delegazione: alcuni di noi stavano perfino per tornare a casa e strappare la tessera e per altri ancora, “i puri”, era una cosa normalissima e legittima.
Non ci saremmo aspettati tanto accanimento e così poco dialogo interno. Così abbiamo vissuto i primi due giorni del congresso nazionale tra l’incredulo e lo spavento poi abbiamo cercato di capire. Non è stato facile seguire i lavori congressuali e le assemblee fuori orario riuscendo a individuare i giochi, il ruolo dei giovani, del forum delle donne. Forse perché non conoscevamo bene nessuno e non siamo addentro a determinati schemi, forse perché sono cose fuori dal mondo, non lo sappiamo ancora.
Ci sembrava di essere sul set cinematografico di un film di spionaggio tipo 007: mancavano i due protagonisti super-belli, ma gli intrighi, i messaggi tra le righe e i depistaggi c’erano tutti… che emozioni!!!
La tensione è stata ancor più forte per il fatto che la nostra delegazione era molto disgregata e il segretario con altri compagni non ha voluto in alcun modo schierarsi; legittimo, ma dannoso per i rapporti tra noi: mentre per alcuni questa situazione è stata favorevole noi ci siamo sentiti un po’ in difficoltà soprattutto perché era ovvio che sarebbe stato uno di noi tre, alla prima esperienza, a dover fare da “capro espiatorio” sia per gli eventuali giochi del nazionale che poi sul livello locale. Bene dovevamo giocare… giochiamo!!!
Pensavamo di aver visto e sentito di tutto fino a quando non abbiamo discusso la lista per il nuovo CPN scoprendo che dopo tanto lottare proprio i promotori delle grandi riforme statutarie non le hanno rispettate!!
Ci erano sembrate molto discutibili alcune decisioni imposte dal nuovo statuto (dalla forte riduzione della territorialità alla questione del tesoriere) e infatti si sono dimostrate insostenibili persino da chi le ha volute.
Ci era sembrata quasi offensiva la questione delle quote perché siamo della convinzione che il problema della questione femminile sia soprattutto altrove e che le donne siano persone e non numeri o marionette. Ma il paradosso è che proprio chi aveva sostenuto con tanto accanimento la questione delle quote o le altre scelte, ora si rimangiava tutto e perorava la causa opposta!! Scandaloso!!!
Il dato positivo è il tentativo di ricomposizione che ha rappresentato il documento finale e la chiusura del congresso: dopo tutto abbiamo deciso di continuare a difendere i diritti dei più deboli, al di là degli schieramenti almeno a livello nazionale!
Questo ci ha fatto ben sperare e dopo essere tornati a casa, aver riflettuto ed aver superato lo sdegno siamo pronti per riprendere le battaglie di tutti i giorni, pronti per nuove avventure!!! Pronti ad essere comunisti e comuniste che vogliono cambiare “lo stato di cose presente”. Buon lavoro a tutti e tutte!