Costituzione europea e solidarietà atlantica

*euro-parlamentare del GUE-NGL

UN PROGETTO NEO-IMPERIALISTA DI MILITARIZZAZIONE DELL’UNIONE EUROPEA CHE NON COMPORTA AFFATTO UN’AUTENTICA EMANCIPAZIONE DALLA SUBALTERNITÀ VERSO GLI STATI UNITI E IL “VINCOLO TRANSATLANTICO”

La cosiddetta “costituzione europea” pone le basi al pericoloso processo in atto di militarizzazione dell’Unione europea – e, va sottolineato, come pilastro europeo della NATO –, subordinando la politica estera del Portogallo alla strategia delle grandi potenze, mettendo in causa l’esistenza di una politica autonoma e sovrana del nostro paese.
La “costituzione europea” afferma orgogliosamente che la “politica di sicurezza e difesa comune” della UE “…rispetta gli obblighi derivanti dal trattato del Nord-Atlantico per alcuni Stati membri che ritengono che la loro difesa comune si realizzi tramite l’Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico, ed è compatibile con la politica comune di sicurezza e di difesa adottata in tale contesto”, ossia della NATO. E insiste: “Gli impegni e la cooperazione in questo settore rimangono conformi agli impegni assunti nell’ambito dell’Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico che resta, per gli Stati che ne sono membri, il fondamento della loro difesa collettiva e l’istanza di attuazione della stessa.”(Articolo I-41, 2)
La “costituzione europea” stabilisce che “gli Stati membri s’impegnano a migliorare progressivamente le loro capacità militari”, ed istituisce una “Agenzia nel settore dello sviluppo delle capacità di difesa, della ricerca, dell’acquisizione e degli armamenti (Agenzia europea per la difesa), incaricata di individuare le esigenze operative, promuovere misure per rispondere a queste, contribuire a individuare e, se del caso, mettere in atto qualsiasi misura utile a rafforzare la base industriale e tecnologica del settore della difesa, partecipare alla definizione di una politica europea delle capacità e degli armamenti, e assistere il Consiglio nella valutazione del miglioramento delle capacità militari.”( Articolo I-41, 2)
Fra le possibili missioni che la “costituzione europea” definisce nell’ambito della “politica di sicurezza e difesa comune” (PCSD) vengono messe in evidenza le “sanzioni congiunte in materia di disarmo”, le “missioni di consulenza e assistenza in materia militare”, di “prevenzione dei conflitti e di mantenimento della pace “, “le missioni di unità di combattimento per la gestione delle crisi”, potendo tutte queste missioni integrarsi e contribuire alla cosiddetta “lotta contro il terrorismo”. (Articolo III-309, 1)
Per avere piena consapevolezza della reale portata che la “costituzione europea” affida al piano militare – mostrato dalle due precedenti citazioni – è assolutamente necessario conoscere ed analizzare l’attuale processo di militarizzazione della UE, che va peraltro concretizzandosi in modo accelerato dal 1999.
Una delle componenti più significative del processo di militarizzazione della UE è la sua “strategia di sicurezza europea”, adottata nel dicembre 2003. Adottando un mimetismo pressoché assoluto rispetto alla cosiddetta “dottrina Bush” e al nuovo concetto strategico della NATO, la “strategia di sicurezza europea”: 1) indica fra le “principali minacce” il “terrorismo”, “la proliferazione delle armi di distruzione di massa”, i “conflitti regionali” e “il dissolvimento di Stati”; 2) definisce gli “strumenti” per “la gestione delle crisi e la prevenzione dei conflitti”, ovvero “attività di natura politica, diplomatica, civile e militare, commerciale e in materia di sviluppo”; 3) perora l’applicazione di una “cultura strategica che promuova un intervento precoce, rapito e, se necessario, robusto”; 4) esige la mobilitazione di più risorse per trasformare “le forze armate in forze mobili e flessibili”; 5) tutto questo nel rispetto degli “accordi permanenti fra UE e NATO, in particolare l’accordo di Berlino Plus”, che “rafforzano la capacità operativa della UE e costituisce il quadro in cui si inserisce la partnership strategica fra le due organizzazioni sul piano della gestione delle crisi, riflettendo la determinazione di entrambe ad affrontare le sfide del nuovo secolo”. Inoltre, insiste: “¶nulla può sostituire le relazioni transatlantiche. Agendo in concerto, l’Unione Europea e gli Stati Uniti possono essere a livello mondiale una straordinaria forza benefica” – aggiungo io – per l’imperialismo.

SMONTARE I TRAVISAMENTI, MANIPOLAZIONI ED EUFEMISMI

In modo più o meno sfacciato, ricorrendo o meno ad eufemismi, le intenzioni di militarizzazione della UE vengono espresse in documenti, in numerose decisioni e con operazioni sino a questo momento realizzate nell’ambito del PCSD, ad esempio l’“Operazione militare della UE in Bosnia Erzegovina – ALTHEA”, ovvero nella sostituzione della NATO da parte della UE al comando delle truppe di occupazione nei Balcani, che risalta oggi nel momento in cui gli USA sono impegnati dalla resistenza irachena nell’occupazione di questo paese.
La “costituzione europea” fonda le basi istituzionali di questo processo di militarizzazione dell’Unione Europea subordinato alla NATO.
L’obiettivo non sarà unicamente di approfondire la partecipazione e il ruolo dei membri europei della NATO in questa organizzazione militare, ma pure di trascinare e vincolare tutti i paesi della UE non membri della NATO alle sue dinamiche, ovviamente secondo gli interessi e la direzione delle grandi potenze europee – Germania, Francia, Gran Bretagna – che, superando contraddizioni, difficoltà e reciproci antagonismi, dominando la UE e imponendola come “interlocutore”, mirano a rafforzare le proprie posizioni nel quadro della concertazione/rivalità con gli USA. Da qui tutta una “strategia di sicurezza europea” votata alla creazione di forze militari in grado di intervenire in qualsiasi parte del mondo “precocemente”, “rapidamente” e “robustamente”: eufemismi questi per “guerra preventiva” mirante all’aggressione militare.
Detto altrimenti, è avviata la concretizzazione di una politica della UE chiamata “di difesa” ma che, all’opposto, mira ad aggredire la sovranità degli stati e dei popoli, praticando l’ingerenza e l’interventismo militare, e facendo la guerra ogni qual volta siano in causa gli interessi delle grandi potenze europee e dei grandi gruppi economico-finanziari che i loro governi rappresentano.
La militarizzazione della UE è la misura dell’ambizione del grande capitale in Europa: spartire con gli Stati Uniti d’America il dominio e lo sfruttamento del mondo. Per questo la UE ha adottato come proprio il concetto strategico della NATO, deciso all’incontro al vertice di Washington nel 1999, noto anche come Vertice della NATO che ha indicato l’obiettivo di militarizzazione della UE come proprio pilastro europeo. Processo di militarizzazione della UE al quale si è per l’appunto deciso di dare inizio nel 1999.
In fondo i principali promotori della “costituzione europea” – le grandi potenze e il grande capitale europei – non cercano di far altro che di “legittimare” le proprie ambizioni imperialiste sotto il cappello politico-giuridico della cosiddetta “costituzione europea”, procedendo nella trasformazione della UE in un blocco politico-militare imperialista, con una politica cosiddetta “di difesa” articolata con la NATO o ad essa sottomessa. Un blocco militare presentato talvolta in contrapposizione agli USA, ma che di fatto agirebbe come suo braccio ausiliario.
La militarizzazione della UE è indissociabilmente parte dell’attuale integrazione capitalistica europea. Essa integra ed è base e componente fondamentale di questo processo, al pari del rafforzamento del federalismo sotto il dominio delle grandi potenze e dell’imposizione del neoliberismo, essendo quella il “braccio armato” di questo.
Come abbiamo affermato nella Risoluzione politica del XVII Congresso del PCP: “per i popoli del mondo può essere motivo di preoccupazione il fatto che, di fronte alle sfide e alle questioni cruciali cui il nostro tempo deve rispondere – la pace, la cooperazione e lo sviluppo di tutti i popoli, l’indipendenza e la sovranità degli Stati – si stia ergendo una potenza economica, politica e militare volta al confronto concorrenziale, per mercati, materie prime e manodopera, per capitale e dominio politico, che integra articolazioni, alleanze ed accordi di spartizione con gli USA e il Giappone”.
Per i comunisti, i democratici e i difensori della pace, il rifiuto della cosiddetta “costituzione europea” è un imperativo.