COSA SIGNIFICA UN PARTITO COMUNISTA NELL’ITALIA DI OGGI ?

La discussione sul simbolo con il quale le quattro forze di sinistra si presentano alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile non è stata solo una discussione simbolica o nominalistica. La volontà a tutti i costi di Bertinotti e Mussi di non mettere nel simbolo comune nessun riferimento al simbolo comunista non aveva alcuna motivazione elettorale. Anzi, come è facile capire, un riferimento alla falce e martello avrebbe aiutato a guadagnare voti alla coalizione dei quattro partiti di sinistra, in una situazione, peraltro, di grande difficoltà per la sinistra dopo la deludente partecipazione al governo Prodi. La maggioranza della segreteria del Prc e la Sd di Mussi hanno deciso di evitare di presentare i quattro simboli uniti, anche rischiando di perdere voti, solo per un motivo politico ed ideologico: fare dell’appuntamento elettorale il primo passaggio per la costruzione di un nuovo partito della sinistra non più comunista. Poiché la storia non si ripete mai nelle stesse modalità, siamo dunque di fronte ad una seconda Bolognina con modalità diverse, dopo quella fallita di Achille Occhetto.
Dopo le elezioni, anche sulla base della verifica del risultato elettorale, sarà necessario innanzitutto costruire il più ampio schieramento unitario nel Prc di tutte le aree che si oppongono alla liquidazione del partito e del comunismo, per salvare la parte più rilevante possibile del grande patrimonio di militanza, di esperienze, di lotte, di culture politiche alternative, del Prc, al fine di avviare successivamente – senza forzature, fughe in avanti e accelerazioni elitarie – un processo di ricostruzione, assieme a tutte le forze politiche e sociali disponibili anche all’esterno del Prc, di una forza comunista con basi di massa in Italia, che era l’obbiettivo strategico per il quale è sorto il Movimento della Rifondazione Comunista contro la Bolognina di Occhetto. In tal senso l’area dell’Ernesto, l’area di Essere Comunisti e le altre aree critiche che sono sorte anche all’interno della maggioranza del congresso di Venezia e che potranno ancora sorgere dopo le elezioni, devono unirsi, pur nel rispetto delle differenze culturali e politiche che possono essere una ricchezza, per accrescere i consensi nella base del partito per respingere il superamento del Prc e per rilanciare il partito e la sua natura comunista, di classe e anticapitalista. Diversamente da un confronto fra 5 o 6 mozioni, che allontanerebbero ulteriormente gli iscritti e i militanti dal dibattito congressuale, bisognerebbe lavorare a due mozioni congressuali alternative, una che propone apertamente il superamento del Prc all’interno di un nuovo partito della Sinistra Arcobaleno, e l’altra la difesa del Prc e della sua piena autonomia, il rilancio del suo carattere comunista, di classe ed anticapitalista, e una diversa unità delle sinistre. Questo è il modo migliore per suscitare un po’ di partecipazione e di entusiasmo per gli iscritti demoralizzati e scoraggiati.
Tuttavia se siamo di fronte, dopo 17 anni, ad una seconda Bolognina, ciò significa che siamo obbiettivamente di fronte ad nuova sconfitta dei comunisti nel nostro Paese. Perché è accaduto ? Quali sono i motivi di fondo che sono stati alla base della vittoria delle forze riformiste di sinista nel Prc ? Su questo, tutte le forze che vogliono contribuire a ricostruire un partito comunista con basi di massa, di nome e di fatto, dovrebbero avviare una riflessione collettiva per evitare di ripetere gli errori che ci hanno portato nuovamente alla sconfitta.
In particolare, per chi non mette in discussione “se” costruire un partito comunista con basi di massa, si pone la necessità di una discussione e di una elaborazione strategica su “come” deve essere un partito comunista qui ed oggi, nell’Italia del 2008, per evitare che “partito comunista” sia solo un nome ed un simbolo elettorale, e che poi diventi – lo dico con tutto il rispetto e senza alcun riferimento specifico ad esperienze concrete – un gruppetto testimoniale e residuale (cioè un altro tipo di liquidazione), e per rendere invece quel nome e quel simbolo attrattivi per una parte non marginale della società italiana, e in particolare delle giovani generazioni, perché ciò significa avere non solo un passato ma anche un futuro.
Quando penso ad una elaborazione strategica all’altezza dei tempi penso pertanto alla capacità di affrontare, teoricamente e politicamente, alcune tematiche dei nostri tempi e della nostra società, perché è qui ed è su queste tematiche che noi comunisti siamo stati sconfitti dai riformisti di sinistra. Abbiamo tenuto alcuni aspetti simbolici, storici e internazionali dell’identità comunista, ma abbiamo lasciato al bertinottismo, cioè al riformismo socialista di sinistra, la lotta anticapitalistica qui ed ora, la lotta contro il capitalismo nelle contraddizioni che il capitalismo genera in una società come la nostra in tutti i campi, lotta che è e dovrebbe essere la causa fondante dell’esistenza di un partito comunista. Questa è, secondo me, la causa principale della nostra seconda sconfitta dopo quella sancita simbolicamente dalla Bolognina. Se abbiamo forti radici nessuno ci può cancellare. Tuttavia noi abbiamo forti radici nella storia, ma debolissime radici nella società italiana. Per questo siamo di nuovo a rischio di cancellazione.
Non c’è movimento rivoluzionario senza teoria rivoluzionaria, diceva Lenin giustamente. Ma qual è la teoria rivoluzionaria di cui abbiamo bisogno per costruire il movimento rivoluzionario nei nostri paesi del capitalismo industrializzato e imperialistico ? E bisogna ricordare che Lenin affermava anche la necessità di fare sempre una analisi concreta di ogni situazione concreta. Sono sicuro che nessun comunista rivoluzionario si scandalizzi se affermo, nel ricordare il 90° della Rivoluzione d’Ottobre, che la cosa più difficile è applicare quei principi generali alle diverse realtà concrete (cosa che è forse alla base del mai ben discusso crollo dell’Urss), dopo i profondissimi cambiamenti che vi sono stati nel mondo e nelle singole società in un secolo di storia, e che la realtà di un paese come il nostro, oggi, non è nemmeno lontanamente paragonabile alla Russia degli zar del ’17.
Ci sarebbe bisogno dunque di un grande e impegnativo lavoro di analisi teorica di aggiornamento delle concezioni generali del marxismo alle condizioni del mondo di oggi e in particolare di un paese come il nostro. Sento l’esigenza, in particolare, di approfondire l’analisi sui seguenti 11 punti, anche per formare alla lotta di classe ed anticapitalistica i nuovi quadri dirigenti e militanti comunisti nella situazione concreta italiana e per ripiantare forti radici nella nostra società, al fine di far fallire per sempre (o almeno per il periodo più lungo possibile) ogni ulteriore tentativo di liquidare un pensiero ed una prasi comunista.
1) Una analisi marxista del capitalismo italiano (nel contesto di una analisi della crisi del capitalismo mondiale, della nuova recessione, crisi finanziaria americana, contraddizioni economiche fra il capitalismo Usa e quello europeo); com’è cambiato il capitalismo italiano, quanta parte è produzione, quant’è speculazione finanziaria, quant’è terziario, quanto è capitale italiano, quanto è capitale straniero, quali sono i gruppi dominanti. E’ ancora valida la teoria marxiana del valore ? La finalità strategica dei comunisti non è l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, su cui si fonda il sistema capitalista ?
2) Una analisi marxista del mondo del lavoro italiano; com’è cambiato il lavoro e la composizione di classe, e quali tendenze in atto, quanti e quali lavoratori dell’industria, quanti nel terziario, nel grande commercio, quanta precarietà, quanta e dove manodopora immigrata ?
3) Una analisi marxista della mercificazione di tutti gli aspetti della vita umana, caratteristica che ha assunto oggi il capitalismo liberista in Europa e in Italia dopo le controrivoluzioni “di velluto” nell’Est europeo dell’89.
4) Una analisi marxista del fenomeno dell’immigrazione e delle sue conseguenze, sociali, politiche e culturali, in termini di effetto concreto, qui ed ora, dell’imperialismo, di sfruttamento del lavoro, di analisi dei cambiamenti della società e della cultura italiana (multiculturalismo, razzismo, xenofobia, tendenze securitarie e autoritarie, ecc.). L’immigrazione dal sud e dall’est del mondo è l’anello di congiunzione fra imperialismo e capitalismo, l’imperialismo che produce povertà e immigrazione e il capitalismo che sfrutta l’immigrazione, parte del nuovo proletariato occidentale.
5) Il punto di vista marxista e comunista sulla neo-invasività religiosa (cattolica se parliamo dell’Italia) nella mentalità e cultura del nostro popolo, ben evidente nella invadenza nei diritti civili e culturalmente nei rigurgiti dei fenomeni di maschilismo; i legami della lotta di liberazione dal capitalismo e quella dal patriarcato.
6) Una analisi marxista delle connessioni fra i fenomeni di devastazione dell’ambiente e della natura e il modo di produzione capitalistico, quali alternative ?
7) Una analisi marxista della “democrazia” italiana oggi, quali involuzioni/evoluzioni del quadro istituzionale, verso il bipolarismo maggioritario o il neocentrismo neo-proporzionale ? La Costituzione, partecipazione, vera libertà, democrazia economica e sociale.
8) Il punto di vista marxista e comunista sull’Unione europea, in particolare delle sue tendenze economico-sociali, anche per favorire le forme di coordinamento delle lotte di classe ed anticapitalistiche contro le politiche liberiste della Ue.
9) Una riflessione approfondita su quale organizzazione comunista è necessaria e possibile ricostruire oggi in Italia (partito di massa, partito di quadri, partito di militanti, altro ?); un partito dei circoli territoriali e/o un partito organizzato nei luoghi del conflitto sociale (che non sono più solo i classici luoghi di lavoro) ? quale partito rivoluzionario in una situazione non rivoluzionaria ? quale democrazia interna ? correnti, frazioni o centralismo democratico ?
10) Una riflessione ed una discussione sulla questione sindacale nella situazione politica e sociale di oggi, per favorire un processo di unità della sinistra sindacale.
11) Una analisi marxista del mondo di oggi, imperialismo ed antimperialismo, lotta contro la guerra permanente e per il disarmo, armi nucleari e di distruzione di massa; Asia, Africa, America Latina. E’ possibile una rifondazione di un movimento comunista e rivoluzionario mondiale ?

Vi sono molte variabili ancora in campo. Ci sarà da vedere come andranno le elezioni, ci sarà da vedere come di conseguenza andrà il congresso di Rifondazione Comunista, cosa faranno e proporranno gli altri comunisti all’interno del Prc, cosa faranno e proporranno i comunisti fuori da Rifondazione, tuttavia qualunque auspicabile processo unitario delle forze comuniste potrà avere più o meno successo se faremo tutti insieme dei passi in avanti nella elaborazione teorico-politica sulle problematiche suddette, perché significa ricostruire ciò di cui più siamo carenti, cioè le radici sociali che ci consentono l’esistenza, una esistenza non minoritaria-marginale o folcloristico-residuale. Pertanto credo che sia utile, a prescindere, e dovunque i comunisti e i rivoluzionari oggi militano, avviare da subito il dibattito e l’approfondimento.