Cosa c’è dietro l’omicidio di Laurent Kabila?

La morte del presidente Kabila è il risultato di un complotto, preparato da tempo. Questa è la convinzione della maggior parte degli abitanti di Kinshasa da noi consultati. Come riferito da un amico, non può certamente essere una coincidenza il fatto che questo omicidio avvenga nello stesso momento in cui i Congolesi nutrivano serie speranze di vittoria contro gli aggressori, che hanno portato morte e distruzione nel paese.
Certamente, gli Americani, che avevano dato il segnale verde ai loro alleati Ruandesi e Ugandesi per un breve conflitto, che doveva durare un solo mese, si trovavano ad un punto morto, dopo due anni e mezzo di occupazione, barbarie e rapina. Il popolo congolese ha rafforzato la propria determinazione a cacciare gli aggressori dal paese e non lasciare mai più che l’imperialismo governasse il paese.
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha dichiarato varie volte dal 9 Aprile 2000 che il Congo era vittima di una aggressione da parte del Ruanda e dell’ Uganda. Secondo i dati ufficiali, ci sono già più di tre milioni di morti nel Congo Orientale come risultato dell’aggressione e delle sue conseguenze. Gli Americani non possono continuare con questo genocidio ancora a lungo. Inoltre Kabila aveva intrapreso un dialogo con l’opposizione Congolese che nutre sentimenti patriottici. La strategia Americana di portare a termine un colpo parlamentare contro Kabila approfittando del fallimento del dialogo intra-Congolese è fallita. Gli Americani hanno quindi giocato la loro ultima carta ricorrendo ai loro agenti, che erano già infiltrati nell’entourage più stretto di Kabila. Il 16 gennaio alle 1.45 p.m., una guardia del corpo gli ha sparato tre colpi mortali.

Clima teso a Kinshasa

Io ero arrivato a Kinshasa nella tarda serata precedente l’omicidio. Il giorno successivo, nella serata del 16 gennaio, la direzione del PTB, temendo il peggio, mi invitava a rientrare immediatamente in Belgio. Lo stesso clima regnava in città: si temevano scontri interni all’esercito, bagni di sangue.
La popolazione pensa che le dichiarazioni rilasciate da Tshisekedi a Bruxelles sono provocazioni criminali.
Il corpo di Kabila non era ancora freddo quando Tshishekedi ha invitato, da Bruxelles, le sue truppe a riavviare la propria attività politica e ad organizzare marce poiché “la libertà non è data, ognuno deve conquistarsela”. Mercoledì 17 gennaio, alcuni studenti, influenzati dalla demagogia del UDPS (il partito di Tshishekedi) e del MPR (il partito mobutista), hanno quasi scatenato degli scontri che avrebbero potuto degenerare. La diretta complicità tra la cosiddetta “opposizione democratica” e gli Americani ed i loro alleati Ruando-Ugandesi era ancora una volta evidente. Fin dal 2 agosto 1998, questa complicità è tipica della guerra finanziata dalle forze pro-imperialiste contro il movimento nazionalista congolese.
Ciò significa che la popolazione, nella stragrande maggioranza, congratula le nuove autorità per essere riuscite a mantenere la calma e, ancora più importante, a prevenire qualsiasi incidente.
A Kinshasa, alcune persone hanno immediatamente proclamato che l’omicidio non era stato un atto individuale, uno sfortunato e drammatico incidente. Fatto questo assolutamente non credibile.
Secondo le informazioni pubblicate sulla stampa, la guardia del corpo che ha commesso il crimine non era di servizio quel giorno. A dispetto di ciò, si recò al Palazzo di Marmo in uniforme militare e rimase lì a lungo. Una donna della Guardia Presidenziale gli passò un’arma munita di silenziatore. Per poter disporre di una tale arma nel palazzo presidenziale si suppone si abbia un alto grado di organizzazione. L’omicida è potuto entrare nell’ufficio in cui Kabila era seduto con il suo consigliere Mota senza essere perquisito, senza passare attraverso il metal detector. Dopo aver commesso il crimine, l’omicida è stato ucciso, mentre avrebbero potuto colpirlo alle gambe. Anche il capo della sicurezza è stato ucciso in oscure circostanze.
Immediatamente dopo il crimine, una comunicazione del governo annunciava che l’assassino era morto e che ” i veri responsabili probabilmente non sarebbero mai stati trovati”. La popolazione pensa ad un vasto complotto. Lungo la strada dell’aereoporto, la gente di Kinshasa che aveva seguito il corteo funebre attaccava i Bianchi “sono i Bianchi che hanno ordinato l’attacco”. Ho visto un giornalista bianco nel palazzo del popolo, con del sangue sul viso, protetto da una dozzina di poliziotti dal linciaggio della folla. Io stesso ho dovuto affrontare parecchie aggressioni verbali quali “Voi, Bianchi, siete i responsabili!”. Ma c’era sempre qualcuno accanto a me che mi conosceva per i miei interventi televisivi e spiegava che non tutti i bianchi sono contro Kabila.
Gli osservatori ben informati sono rimasti perplessi quando, nel giorno del crimine, hanno sentito un annuncio secondo cui sarebbe stato il generale Kayembe, vice-ministro della difesa, ad uccidere Kabila. Coloro che conoscono Kayembe dicono che si tratta di un ufficiale molto ben addestrato, un vero nazionalista che sosteneva completamente le idee del presidente. Apparentemente è l’ agenzia Belga che ha diffuso questa informazione falsa, percepita come una incitazione ad uccidere Kayembe. Gli abitanti dello Zimbabwe, che l’ hanno proprio interpretata così, lo hanno immediatamente preso sotto la propria protezione. Alcuni osservatori si domandano se le forze nascoste che sono dietro l’omicidio, chiedendo l’eliminazione fisica di Kayembe, mirano non solo a dividere l’ esercito in diverse fazioni ma anche a provocare confronti violenti tra Katanghesi e Kasaiani, come già avvenne nel 1992. Kayembe proviene infatti da Kasai. Ciò fornirebbe il pretesto necessario per un intervento militare Franco-Belga-Americano.
Il presidente Kabila era il cervello ed il cuore della resistenza contro l’aggressione ruando-ugandese-americana.
Comandava l’ esercito, il governo, la diplomazia ed i Comitati di Potere Popolare. Il suo omicidio doveva scuotere tutto l’edificio del nuovo Congo e provocare il caos completo. La dichiarazione di Louis Michel (Ministro degli Esteri Belga), nella serata del 16 gennaio, nella quale si proclamava che secondo fonti attendibili Kabila era morto, sono ora considerate qui come un tentativo di eccitare la popolazione e creare il caos. Le autorità Congolesi, prese completamente di sorpresa, avevano bisogno di tempo per prendere le misure necessarie ed evitare scontri. La grande paura della popolazione era che l’esercito si dividesse in frazioni che si sarebbero scontrate. Il capo della diplomazia Belga doveva sapere che, se Kabila era morto ed il governo Congolese non lo aveva annunciato immediatamente, ci dovevano essere dei buoni motivi: il governo Congolese doveva evitare una esplosione di scontri di qualsiasi genere. Per alcuni osservatori il Belgio aveva agito proprio come se intendesse proprio provocare scontri.
Secondo alcune informazioni, che devono ancora essere confermate, un nucleo costituito da Mpoyo, Kazadi, Olenga ed alcuni altri, dopo aver valutato la situazione, ha proposto che Joseph Kabila prendesse la successione. Gli Angolani e gli abitanti dello Zimbawe, che avevano rafforzato consistentemente la loro presenza militare a Kinshasa, sostenevano questa proposta.
Quando le prime informazioni sulla possibile morte di Kabila ci sono arrivate, mi trovavo con alcuni amici Congolesi. Uno di loro ha detto immediatamente: ” Se è morto, un militare deve prendere il potere altrimenti rischiamo la catastrofe” . Il compagno Lwetsha è il capo dello staff generale. E’ una persona molto affidabile, ma la sua età probabilmente non gli permette di assumere l’ autorità suprema. Coloro che si sono presi la responsabilità di proporre il generale Joseph Kabila, capo delle forze di terra, pensano che nessun altro ufficiale sarebbe stato più capace di mantenere il controllo della situazione.

L’ombra dell’omicidio di Lumumba

La popolazione non accetterà mai che la stessa cosa accada con Kabila. E’ un segno dei tempi. La gente nelle strade non capisce che nella prima comunicazione ufficiale del governo, Sakombi non ha detto nulla rispetto alle indagini necessarie per scoprire i vari assassini, che sono rimasti nell’ombra. Un studente mi ha detto: “Se alcuni Americani vengono uccisi dai terroristi ovunque nel mondo, gli Stati Uniti proclamano che non avranno pace finchè non avranno identificato ed arrestato i colpevoli. Ma da noi, il presidente viene assassinato e non sentiamo alcuna volontà di chiarire veramente il crimine” . Lo si sente ovunque: “Dobbiamo sapere chi è coinvolto, chi c’è dietro, altrimenti lo stesso gruppo commetterà altri crimini”.
Per tre anni, i poteri imperialisti hanno riversato tante bugie e dichiarazioni intossicanti su Kabila ed il nazionalismo Congolese che ora non sono più capaci di comprendere le trasformazioni psicologiche che stanno avvenendo nella mente della gente in Congo.
Lumumba è stato ucciso, il suo corpo è stato sciolto nell’acido e la popolazione non ha potuto esprimere i propri sentimenti di rabbia. Mulele è stato ucciso in modo barbaro, nessuno ha potuto vedere il suo corpo o esprimere in pubblico il suo sostegno alla lotta rivoluzionaria.
Come Lumumba e Mulele, Kabila era stato diffamato come “colpevole di genocidio”, come un “dittatore”, come un ” assassino”, ma queste bugie, che sono state credute in Occidente, in Congo hanno provocato un effetto opposto. Gli agenti dei poteri imperialisti, i capi del MPR, del UDPS etc. pensavano che il loro giorno sarebbe arrivato presto. Ma il giorno della morte di Kabila la gente ha mostrato il proprio spirito nazionalista in un modo che non ha precedenti nella storia e che tutti i Congolesi ricorderanno per sempre.
Due milioni di abitanti di Kinshasa sono scesi in strada per esprimere la propria rabbia ed indignazione per tutte le bugie ed i crimini commessi dai Ruando-Ugandesi-Americani contro il Congo. Ero all’aereoporto ad accogliere le spoglie di Kabila, lo abbiamo seguito in macchina per più di venti chilometri attraverso la città, da Njili a Mont Ngaliema e Kinshasa. Ovunque un’enorme folla, bambini piangenti, uomini e donne adulti.