Contro l’attacco di Governo e Confindustria la lotta della FIOM

L’offensiva neoliberista in Italia è segnata dal patto di Parma di 3 anni fa fra la Confindustria di D’Amato e il Centrodestra di Berlusconi, un patto fondato sulla esaltazione dell’arbitrio e dell’impunità di chi ha il potere nelle aziende e nel paese.
L’arbitrio, ovvero la riduzione fino alla scomparsa dei vincoli sociali e sindacali, viene considerata la condizione ideale o necessaria per sostenere la sfida della competitività. Ideologie e pragmatismo sono strettamente connesse: nessun spazio all’idea che la competitività delle imprese e del sistema Italia possa reggersi sulla qualità dei processi, sulla valorizzazione del lavoro.
Tutti gli atti del Governo e della Confindustria esaltano il diritto di chi comanda di disporre di tutto senza rendere conto a nessuno.
È una nuova cultura totalitaria d’impresa che non ammette ed emargina altri punti di vista, e non vuole riconoscere la rappresentanza del lavoro come portatore di un interesse autonomo.
La vicenda dei metalmeccanici matura dentro questo processo culturale politico, e con questo deve fare i conti. La strategia dei pre-contratti è senz’altro una scelta per riconquistare i punti fondamentali di un contratto nazionale serio, ravvicinando l’obiettivo azienda per azienda e non limitarsi ad una lotta con caratteristiche generali, pure necessaria come strumento unificante, ma non sufficiente. Inoltre la strategia dei pre-contratti è anche uno strumento, significativo, non l’unico, per riconquistare rapporti di potere nei luoghi di lavoro, per riconquistare il diritto alla contrattazione.
La Confindustria ha deciso di fare saltare il sistema contrattuale definito il 23 luglio, e la Federmeccanica, che di Confindustria è sempre stata l’avanguardia, ha cominciato 2 anni fa con l’accordo separato sul biennio economico; se quindi, come io credo, siamo di fronte ad un atto meditato che, assieme alla legge 30, serve per scardinare le tutele dei lavoratori, non si può pensare, da parte nostra, di opporsi a questo disegno semplicemente sul piano dell’azione politica: o si ricostruiscono rapporti di forza e capacità contrattuali nelle aziende contrastando il dispotismo, o non credo che esista possibilità di evoluzione positiva dei rapporti politici e sociali.
Questa consapevolezza ritengo che nella Fiom dell’Emilia Romagna sia diffusa, così come è diffusa la coscienza che non era sostenibile un nuovo accordo separato senza reagire in modo adeguato, là dove la Fiom ha una forza preponderante ed ha potuto costruire un grande consenso dei lavoratori.
Chi ha pensato di emarginare la Fiom ha veramente sbagliato tutto; credo che gli imprenditori dell’Emilia Romagna, quelli che hanno già firmato il pre-contratto ma anche coloro che resistono, abbiano capito che è stato un errore da non ripetere.
Tuttavia non vorrei che queste ultime considerazioni inducessero a pensare che qui in Emilia Romagna, dove la Fiom è più forte, ne facciamo una questione di ruolo o di lesa maestà. La nostra forza deriva dal tenere sempre in primo piano i contenuti: salario e lotta alla precarietà e metodo democratico. La Federmeccanica ha voluto un accordo con la Fim e la Uilm che per il 2003 prevede un aumento dell’1,4% quando l’inflazione ufficiale è il doppio (quella vera quanto?), e ha voluto trasformare il contratto in una spugna pronta ad assorbire i peggioramenti della legge 30.
Inoltre è evidente che i lavoratori non possono più accettare che venga ancora sottratto il diritto di decidere sui loro contratti e la loro condizione di lavoro.

La democrazia nell’azione sindacale è la scelta sostanzialmente più innovativa, se ripensiamo alla cultura centralista e dirigista del movimento operaio, e la più lungimirante che la Fiom potesse fare, e difatti ha incontrato la cultura di una nuova generazione di lavoratori, meno fideistici, meno politicalizzati, forse, ma più convinti dei loro diritti. Questi sono i punti di fondo che ci hanno permesso di presentare circa 650 richieste di pre-accordi, presentate dove sono state sostenute dal voto dei lavoratori a maggioranza assoluta. E sono stati raggiunti circa 180 accordi, che coinvolgono circa 25.000 lavoratori; accordi che sono stati ottenuti a volte anche dopo diverse decine di ore di sciopero, molto combattive,ma molto spesso anche senza bisogno di ricorrere alla lotta, là dove gli imprenditori hanno riconosciuto che l’accordo separato era un errore e che non è comprimendo diritti e salari che si può veramente fare competitività in un paese come il nostro.
La nostra azione ha prodotto quindi significativi distinguo all’interno di Confindustria e Confapi.
La nostra iniziativa ha prodotto risultati che hanno dimostrato la praticabilità di una strada che rappresenta già ora una importante clamorosa smentita alle mire di Confindustria e Governo e che può allargarsi, può contagiare in modo significativo una larga parte dell’industria meccanica.
Questo fatto può spiegare le reazioni durissime di una parte di Confindustria, quella capitanata in Regione dal Dott. Guidi, vicepresidente di Confindustria, probabilmente anche per ragioni elettorali, non solo nella loro Associazione; ma le nostre controparti sono andate veramente oltre ad una dura dialettica sindacale politica.
Nelle scorse settimane siamo stati investiti dai fulmini della Confindustria e degli uomini del governo e del centrodestra, una vera e propria maledizione per interdire l’azione della FIOM in Emilia Romagna.
Cerchiamo di capire, distinguendo la parte sindacale da quella politica, gli obiettivi di questa reazione scomposta e intimidatrice.
Sul piano sindacale: ho ricordato sopra che se sono già più di 180 i pre-accordi firmati, molti di più sono gli imprenditori che non erano e non sono d’accordo con il contratto separato fatto da Federmeccanica e Confapi.
Dunque in questo contesto l’iniziativa dei sei Presidenti di Confindustria territoriali che hanno scritto a Pera, Casini, Berlusconi e Pisanu per chiedere misure repressive delle lotte e addirittura degli effetti dei pre-contratti, nonostante i toni e le venature corporativo fasciste, rappresenta una sorta di voto di fiducia che serve per imporre una disciplina al loro interno. Funzionerà per qualche giorno, per una parte delle imprese, quelle che già ora ci dicono che abbiamo ragione noi ma che non possono rompere la disciplina di Federmeccanica; oppure quelle che hanno firmato (sono 5 o 6) ponendo come condizione sine qua non l’anonimato poiché temono ritorsioni di Federmeccanica.
Comunque andremo avanti utilizzando le forme di lotta che abbiamo a disposizione, legittime e molto efficaci quando si dispone del consenso dei lavoratori.
Cercando, come abbiamo sempre fatto, di tenere conto delle specificità del tessuto produttivo della nostra regione, dalle esigenze di qualità, innovazione, creatività e flessibilità del sistema organizzativo e professionale piuttosto che di precarietà individuale.
Quindi su questa base riusciremo a raggiungere ancora centinaia di pre-accordi.
La nostra iniziativa proseguirà in una qualificata contrattazione di 2° livello, che potrebbe anche riprendere un percorso unitario sul metodo (democrazia) e sui contenuti per il quale stiamo lavorando.
Nella Fim, in particolare, sta crescendo una riflessione critica nei confronti della legge 30 e della stessa parte economica del contratto separato, e in coincidenza con una ripresa di rapporti unitari sulle pensioni e contro la finanziaria si possono esplorare le condizioni della ripresa delle lotte unitarie in fabbrica.

Sul piano politico invece mi è chiaro che la bile di Forza Italia travasa di fronte alla ritrovata unità fra CGIL, CISL e UIL contro la finanziaria e per la difesa del sistema pensionistico pubblico.
Il comitato d’affari che sorregge questo governo, interpretando il vecchio programma piduista, aveva investito molto nella divisione sindacale e nel tentativo di emarginare la CGIL, condizioni queste indispensabili per comprimere salari e diritti dei lavoratori e lavoratrici. Ma le dichiarazioni di Brunetta che ha parlato di terrorismo scioperaiolo a proposito delle lotte in Emilia Romagna che infangano la FIOM e la CGIL, vanno molto oltre un politico travaso di bile. Purtroppo Brunetta è un Europarlamentare che parla in rappresentanza del partito italiano più votato.
La Fiom ha messo al primo punto della sua iniziativa il diritto dei lavoratori di decidere col voto sulle piattaforme e gli accordi che li riguardano. La nostra è una scelta radicale di democrazia sindacale, e dovrebbe essere chiaro a tutti che è una scelta in totale antitesi con qualsiasi scorciatoia dirigistica, elitaria, e questa nostra posizione è perfino di più di una conferma del nostro patrimonio culturale, del nostro impegno decennale contro qualsiasi forma di violenza nella lotta sindacale e politica.
Non nascondiamo affatto che la nostra iniziativa vuole contrastare la possibilità che una Associazione Imprenditoriale possa scegliere a suo piacimento il sindacato con cui fare l’accordo senza rendere conto ai lavoratori, perché questa possibilità distruggerebbe qualsiasi diritto negoziale. Ma forse invece questo è il programma di Brunetta e soci: dire agli imprenditori che potranno fare tutto quello che vogliono, senza ritegno.
Ma è credibile Brunetta in Emilia Romagna? Conoscendo la formazione democratica di molti imprenditori, sono convinto che siano quanto meno contrariati e imbarazzati dalle dichiarazioni di Brunetta.
Pochi giorni dopo, infatti, il presidente degli industriali dell’Emilia Romagna, Dott. Bucci, sottoscriveva una dichiarazione congiunta, assieme al segretario regionale della CGIL Barbi, nella quale si conveniva che la situazione creata dall’accordo separato va ricomposta.
È stato un gesto politico per riportare sul terreno sindacale di merito un confronto sindacale duro ma corretto e responsabile.
Difatti sono proseguite le iniziative di lotta e i risultati in termini di pre-accordi. Non sottovaluto il pericolo di questa escalation di provocazioni che attacca la FIOM e la CGIL per colpire alle amministrative, ma sono convinto che non è su questo piano che riusciranno a fare breccia. Il movimento che abbiamo costruito è in grado di produrre risultati ulteriori per riconquistare il contratto e per stimolare una evoluzione positiva delle imprese.
Già nel passato, diverse volte le lotte sociali e sindacali radicali hanno fornito un contributo decisivo per un nuovo equilibrio più avanzato fra qualità sociale e sviluppo economico.