Congresso Prc, report da Bologna

Il 4-5-6 luglio si è svolto il congresso provinciale del Prc di Bologna, una federazione che negli ultimi anni è stata considerata un’anomalia positiva rispetto alla grande parte delle federazioni Prc d’Italia. L’esito politico di questo VII° congresso provinciale è stata la rielezione del gruppo dirigente uscente, credo quindi abbia un senso politico socializzare quanto successo, e il perchè. Tanto più dopo l’esito disastroso dell’Arcobaleno e visto il bisogno – oggi – di ridare una prospettiva politica alle comuniste e ai comunisti.

In breve:

1) Al penultimo congresso provinciale il documento congressuale presentato dall’area dell’Ernesto ebbe il 41% di consensi tra gli iscritti, il documento presentato da Bertinotti (accordo di governo + Sinistra Europea) il 46%. Si pose fin da subito il tema di una gestione unitaria della federazione. Il risultato fu che la mozione Bertinotti si spaccò in due, sulla politica: da una parte le pulsioni governiste e moderate, dall’altra chi aveva votato l’entrata nel governo Prodi pur venendo dal movimento. Il risultato fu una segreteria con l’Ernesto e la parte dell’allora area bertinottiana che non voleva morire governista. E’ stato questo il gruppo dirigente che ha gestito la federazione negli ultimi tre anni, il gruppo dirigente che ha gestito il problema Cofferati;

2) con l’elezione di Cofferati a Sindaco, e con la nostra entrata nella sua giunta, si posero subito i problemi che abbiamo poi avuto nazionalmente con il governo Prodi: da un lato la nostra pretesa di rappresentare deboli e sfruttati, dall’altro la nostra presenza in governi che ai deboli e agli sfrutti danno ceffoni in faccia. A Bologna la scelta è stata netta e chiara: no al cofferatismo, anche se questo ha significato perdere qualche assessore o presidente di quartiere, o qualche prebenda nell’oscuro sotto-governo delle città. Anche a Roma la scelta è stata netta e chiara: si sta nel governo Prodi, senza se e senza ma. A Bologna nella segreteria provinciale c’era l’Ernesto, per scelta politica e sulla base della non applicazione della linea nazionale. A Roma nella segreteria nazionale c’era Ferrero – poi ministro – e Giordano, ora vendoliano.

3) Quando il Prc di Bologna scelse di uscire dalla maggioranza di Cofferati l’intera segreteria nazionale ci chiese di demordere, richiesta allora condivisa dai principali esponenti delle attuali prime due mozione (Ferrero e Vendola). Naturalmente il cpf di Bologna – sovrano – scelse di uscire dalla maggioranza, consapevole che l’alternativa era la scomparsa del partito, come poi è successo con il governo Prodi e la sua naturale conseguenza, la sinistra arcobaleno.

La riconferma del gruppo dirigente bolognese non è stata scontata, e in alcuni tratti apertamente osteggiata dai principali esponenti nazionali della mozione Ferrero. Vale la pena citare il caso del circolo Migranti, un circolo nato nel 2007 e che ha rigonfiato il tesseramento in modo abnorme, 113 nuove tessere 2008 fatte in poche settimane e dopo il voto di aprile, portando più di 90 persone sconosciute a votare la mozione Vendola, tutti con quota tessera da 10 euro, come se il tesseramento al partito fosse una catena di montaggio. Una cosa mai successa e mai vista a Bologna, non in queste dimensioni, segno evidente che la malattia del Prc è profonda ed estesa, non solo da Roma in giù. La cosa che più ha stupito i compagni di Bologna – non tutti in verità – è stato l’atteggiamento della mozione Ferrero nazionale: mentre la commissione congressuale di Bologna annullava i nuovi iscritti a quel circolo – iscrizioni fatte in palese violazione dello statuto – la commissione congressuale nazionale faceva il contrario, ammetteva al voto quasi tutti questi iscritti dell’ultima ora. Il risultato è stato un rigonfiamento artificioso della mozione Vendola a Bologna (24%). Domanda: perchè la mozione Ferrero nazionale annulla (giustamente) tanti congressi in cui decine di persone mai viste e conosciute votano la mozione di Vendola mentre su Bologna ha sostenuto il cammellagio del circolo migranti?
La risposta è abbastanza semplice, confermata tra l’altro dal congresso provinciale: il gruppo dirigente di Bologna è visto come un problema, poichè non è disposto a farsi corteggiare da Cofferati, dal PD e nemmeno dal miraggio di assessorati a buon mercato, ed è poco compatibile con chi vuole costruire la sinistra unitaria e plurale dal basso e con tempi più lunghi.

Nell’ultima giornata si sono rieletti gli organismi dirigenti, sulla base del risultato congressuale (i risultati sono consultabili sul sito www.prcbologna.it).

E’ stato rieletta anche la segreteria provinciale – in ordine il tesoriere, il segretario e la segreteria – sulla base di alcuni documenti politici, che riporto integralmente.

Mi preme evidenziare alcuni punti del documento politico finale.

In merito alla presenza nelle giunte locali si legge che “…Per noi questo vuol dire riconoscere il venir meno delle condizioni che hanno reso possibile, negli anni scorsi, una politica di coalizione a sinistra…”.

In merito alla costruzione della sinistra unitaria e plurale dal basso si legge che “…In tale contesto, riaffermiamo la piena autonomia politica del Prc e l’indisponibilità a cedere quote di sovranità a indistinti contenitori civici o di sinistra, anche sul piano elettorale…”.

In merito alla ricandidatura di Sergio Cofferati si legge che “…a fronte della ricandidatura dal Pd di Sergio Cofferati o di un candidato su cui il Pd intendesse ritagliare un programma di stampo cofferatiano, il nostro partito ribadisce che sarebbe indisponibile a costruire un’alleanza elettorale con le forze moderate e sosterrà una o un candidata/o alternativo…”.

Significativa ed emblematica è stata la rielezione del gruppo dirigente provinciale. La mozione Ferrero è al proprio interno politicamente eterogenea, schematizzando è composta dalla componente Dp (Ferrero), dalla componente di Essere Comunisti (Grassi) e da una componente più di movimento (Mantovani). Una parte di Essere comunisti e Ferrero hanno provato fino alla fine a rimandare la rielezione del gruppo dirigente locale, coerentemente con l’atteggiamento assunto nazionalmente sulla vicenda eticamente sgradevole del circolo migranti di Bologna.
Alla fine il segretario uscente è stato riconfermato con 55 si, 29 no e 1 astenuto, il tesoriere uscente con 52 si, 30 no e 3 astenuti e la nuova segreteria con 55 si, 27 no e 1 astenuto.

Che bilancio si può trarre dal congresso Prc di Bologna?

Innanzitutto che l’anomalia bolognese esiste ancora. In secondo luogo che l’entrata dell’Ernesto in segreteria è stata possibile per la prevalenza nella mozione Ferrero di Bologna della parte che viene dal movimento, abbastanza allergica a pulsioni governiste. Un contesto diverso e opposto – purtroppo – al livello nazionale, dove invece prevalgono nella mozione Ferrero le componenti che a Bologna hanno cercato fino all’ultimo di rimandare la rielezione del gruppo dirigente uscente. Visto da Bologna il problema è – e rimane – quello di ridare una prospettiva politica a tutte le comuniste e comunisti che ancora militano nel Prc, senza illusioni su ipotetiche segreterie nazionali unitarie con chi ci ha portato nel disastro del 13 e 14 aprile e con la consapevolezza che oggi più di ieri c’è bisogno in Italia di un partito comunista rifondato, che metta al bando governismi ed eclettismi, e che sappia essere una casa comune per tutte le comuniste e i comunisti che non si rassegnano a fare la stampella politica al Pd o la stampella sindacale alla Cgil concertativa, e non sono disponibili a scambiare la falce e il martello con pomodori o altre stravaganti proposte. Del resto le notizie che arrivano dai congressi di circolo parlano di un partito che non c’è quasi più, spaccato in cinque mozioni e con più tesserati di elettori, tutte cose che la grande parte dei pochi militanti rimasti lascerebbe volentieri in mezzo alle macerie del 13-14 aprile.

Stefano Franchi (coord. Ernesto di Bologna e membro della nuova segreteria Prc di Bologna)

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