Chávez e Correa denunciano le minacce dell’imperialismo alla sovranità dei paesi latinoamericani

Il 26 marzo, nel corso di una conferenza stampa a Quito, i presidenti del Venezuela e dell’Ecuador, Hugo Chávez e Rafael Correa, hanno fatto il punto sulla politica estera e di difesa dei rispettivi paesi, nel momento in cui si fanno sempre più evidenti i segnali dell’imminenza dello scatenamento di una vera e propria aggressione militare da parte dell’imperialismo USA nei confronti delle esperienze progressiste e antimperialiste dell’America Latina.

Il leader venezuelano (che si appresta a ricevere la visita del premier russo Vladimir Putin a conferma delle ottime relazioni politiche, economiche e militari con la Federazione Russa) ha voluto sottolineare l’importanza che riveste per il suo paese la collaborazione militare con la grande potenza eurasiatica e con un altro paese non allineato della ex Unione Sovietica, la Bielorussia di Alexander Lukashenko, fautrice di una linea antimperialista in forte sintonia con quella venezuelana.

Nello stesso tempo, Chávez ha voluto ribadire il carattere assolutamente difensivo di questo tipo di relazioni, che risponde esclusivamente all’esigenza di proteggersi dalle eventuali aggressioni “delle forze imperialiste e dei loro alleati”.

“Siamo stati obbligati ad elevare la capacità di difesa da quando l’impero statunitense ha cominciato a negarci la fornitura di aerei F16, di carri armati, di aerei da ricognizione, di veicoli, di fucili, per costringerci a disarmare. Per questo abbiamo dovuto cercare nuovi interlocutori e abbiamo firmato trattati con Mosca”.

In tal modo il Venezuela è oggi in grado di fronteggiare adeguatamente il tentativo degli USA di imporre le proprie politiche imperialiste anche con un attacco militare.

In merito all’imponente presenza statunitense nella confinante Colombia, il presidente venezuelano non ha negato il diritto da parte di Washington di firmare accordi militari con paesi dell’America del Sud, a condizione però che ciò avvenga nel rispetto della sovranità di qualsiasi altra nazione presente nella regione.

“Ma noi sappiamo – ha affermato Hugo Chávez – che questa non è la condotta attuale dell’impero. Noi abbiamo la certezza che l’accordo militare degli Stati Uniti con la Colombia in realtà rappresenta una minaccia nei nostri confronti, oltre che una minaccia per la stessa sovranità della Colombia e del suo popolo”.

Da parte sua, il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha criticato la politica “dei due pesi e due misure” che caratterizza la politica dell’impero statunitense, nei suoi piani di aggressione nei confronti di paesi latinoamericani e ha aggiunto: “è proprio vero che l’imperialismo esiste ancora. Alcune volte si camuffa e si presenta sotto forme differenti, che non necessariamente si manifestano con i bombardieri, come, ad esempio, l’imperialismo economico che ha vissuto l’America Latina negli ultimi decenni, in cui si è voluto imporre il pensiero unico di Washington, senza alcun coinvolgimento dei latinoamericani”.

Correa ha annunciato che il governo dell’Ecuador diffonderà un rapporto sulle continue violazioni dei diritti umani da parte del governo degli Stati Uniti.

“Da noi non esiste la pena di morte, il maggiore attentato ai diritti umani, noi non abbiamo neppure prigionieri politici, mentre gli USA detengono cinque cubani, a cui non permettono neppure di vedere le proprie famiglie; gli Stati Uniti hanno legalizzato la tortura, come è successo a Guantanamo; noi non abbiamo mai bombardato nessuno al contrario degli Stati Uniti che hanno bombardato l’Iraq e l’Afghanistan, provocando centinaia di migliaia di morti”.