C’è congresso e congresso

* Rdb

Sarà stagione di congressi la prossima primavera, ci sarà quello di cui molto si parla della Cgil e quello, meno indagato, che segnerà la nascita di un nuovo soggetto sindacale dalla fusione di alcune tra le più importanti esperienze del sindacalismo di base e conflittuale.
A maggio infatti, all’inizio la Cgil e alla fine il sindacalismo di base, faranno un passaggio congressuale in tutti e due i casi decisamente importante. Nel congresso della Cgil si misurano le forze dentro un quadro tutto sommato abbastanza fermo, al di là delle apparenze. Non si intravvede un cambio di orizzonte politico – l’accettazione del modo di produzione capitalistico informa sia il documento di maggioranza che quello di minoranza – ma uno scontro sulla composizione del futuro gruppo dirigente dell’organizzazione.

La singolarità della miscellanea di soggetti che hanno sottoscritto la seconda mozione è tale da rendere pressoché impossibile leggervi una qualsivoglia sintonia politica e rende evidente la necessità di alcuni soggetti di dar vita ad una mozione di minoranza con l’unico obbiettivo di avere poi una rappresentanza negli organismi commisurata al gradimento raggiunto dalla propria tesi. Vedremo a giugno se ancora una volta avremo colto nel segno leggendo le dinamiche congressuali di quel sindacato o se verremo clamorosamente smentiti e da quel confronto congressuale nascerà qualcosa di diverso.
Diverso e senz’altro più interessante è quanto sta invece accadendo nel sindacalismo di base. Per la prima volta, dentro una crisi del capitale come quella che stiamo attraversando e che ha pochi precedenti per forza e durata, sta nascendo un nuovo soggetto sindacale unitario che abbandona le vecchie divisioni settarie e si pone il problema di costruire un sindacato adeguato alla nuova fase. Una fase aggressiva del capitale, per nulla disposto a pagare per la crisi che lo attraversa e che invece ne approfitta per regolare i conti con il movimento operaio mai così debole come oggi in Italia. In questa fase così complessa la RdB, SdL intercategoriale e larga parte della CUB si sono poste il problema dell’adeguatezza attuale di quanto fin qui messo in campo in tema di strutture sindacali alternative, giungendo alla conclusione che l’attuale frammentazione del sindacalismo di base era un elemento di enorme freno allo sviluppo del sindacalismo conflittuale. Da oltre un anno quindi si è aperto un vero e proprio cantiere sindacale che ha coinvolto migliaia di quadri e delegati delle organizzazioni citate, che ha interessato e sta interessando pezzi di sindacalismo autonomo che sono decisamente attratti dal progetto di nuovo soggetto sindacale, quali lo SNATER, antico sindacato radicato nella RAI e nelle Telecomunicazioni in genere, e l’Or.S.A. il sindacato storico dei ferrovieri nato dalla confluenza del CO.M.U. e della vecchia Fisafs. Un cantiere che sta caparbiamente affrontando tutti i nodi irrisolti, e davvero non sono pochi, che la costruzione di un soggetto sindacale nuovo e attrezzato pone. Le diverse storie, le diverse provenienze, i diversi modelli di funzionamento e di gestione sono stati analizzati per individuarne pregi e difetti, per assumere ciò che ha funzionato e lasciar cadere ciò che invece non ha dato i frutti sperati, ma soprattutto la discussione si è incentrata sulla necessità di un sindacato davvero generale, capace di ricomporre quello che il capitale e le trasformazioni epocali che il mondo del lavoro ha subito hanno frantumato, che sia non solo il sindacato degli occupati stabili, sempre meno, ma anche di coloro che un lavoro non ce l’hanno o ce l’hanno solo per alcuni periodi, dei migranti, di coloro che non hanno una casa o un reddito. Un sindacato che stia in fabbrica e nel territorio, negli uffici e nelle occupazioni delle case, che ricomponga la classe e gli dia prospettiva.
E’ abbastanza evidente quindi che tra il Congresso di fine Maggio, in cui finalmente si comporranno le diverse esperienze del sindacalismo di base in un unico soggetto, e il Congresso della Cgil c’è una forte discontinuità politica e di pratica sociale e sindacale. L’uno rivolto al futuro, indipendente dai padroni, dai partiti e dai governi, l’altro rivolto al passato che cerca di ristabilire la propria funzione di organizzazione nel nuovo quadro più che individuare i terreni di scontro e di lotta per consentire la ripresa del protagonismo di classe.
Ai lavoratori serve il sindacato, noi proviamo a costruirlo, mettendo da parte decenni di fratture, settarismi, divisioni inconcludenti e incomprensibili per i lavoratori. Siamo certi che molti lavoratori e delegati, dopo il Congresso Cgil, guarderanno con attenzione alla nostra proposta e vi aderiranno con slancio, del resto già oggi in tutto il Paese registriamo una grossa disponibilità a partecipare al percorso di costruzione del nuovo soggetto sindacale da parte di gruppi di lavoratori e delegati che si stanno organizzando con noi.