C’è bisogno di cambiare…all’interno!

*Segretario Regionale FISAC/CGIL Piemonte

Molto interessante vedere una sezione di dibattito sul vs. sito, ne approfitto e vi spiego perché ho aderito al 2° documento e ne sono stato un forte sostenitore.
Penso innanzi tutto che vada fatta una premessa: io ero di Lavoro e Società fino alla riunione dell’assemblea nazionale in cui si è deciso (?!) o si è deciso di assumere la decisione presa dal coordinatore di aderire e condividere il documento di Epifani.

E’ dal 2007, dopo l’accordo capestro sul welfare e la brutta pagina del referendum, che nei coordinamenti regionali di cui facevo parte, ho chiesto, e non in solitudine, di fare una scelta coraggiosa e coerente: rompere il fronte unitario con Epifani & co.. Le ragioni credo siano a tutti note, a partire dalla questione del “Governo amico”, alla mancanza di un disegno politico definito, all’essere sempre troppo “a ruota” di CISL e UIL -vedi presentazione della piattaforma unitaria su modifica assetti contrattuali che apriva dei fronti pericolosi, i cui risultati non si sono fatti attendere, con l’accordo separato del gennaio 2009 -, l’autoaccerchiamento della CGIL chiusa in un angolo. Come ha reagito, cosa ha costruito concretamente la CGIL per togliersi da quell’angolo? Oltretutto a fronte di una situazione politica ed economica di difficoltà, in cui governo e padroni, hanno deciso di coordinarsi in un fronte unico con l’obiettivo di far arretrare il paese, sul piano sociale a partire dal welfare e dal lavoro, con l’eliminazione di diritti e precarizzazione sempre più spinta, insieme ad un disegno eversivo di restringimento della democrazia e della modifica in peggio della costituzione.
In un quadro così difficile “l’ABC” dell’iniziativa sindacale sarebbe stata quella di riunificare i lavoratori, costruire un fronte compatto con una piattaforma pesante che unificasse il tema del salario, dell’occupazione, della precarietà, dell’immigrazione…. Invece una manifestazione ad aprile conclusasi con la richiesta al Governo di aprire “un tavolo sulla crisi” (????) che, alla risposta di Berlusconi “sulla testa do il tavolo alla CGIL”, la ns. organizzazione non ha mai risposto! E poi? Iniziative deboli di visibilità nei territori ed un’altra manifestazione a fine anno; mentre il problema dell’accordo sugli assetti contrattuali si è lasciato gestire alle singole categorie. Chi ha firmato dei rinnovi di CCNL figli dell’accordo separato – alimentaristi, chimici -, chi non li ha firmati – funzione pubblica, metalmeccanici -…… insomma una inspiegabile frammentazione interna alla CGIL. Ad aggravare tutto ciò, dalla scorsa estate la lotta estrema della INNSE di Milano che ha provocato una catena di vertenze simili, senza che la CGIL assumesse, non dico le generalizzasse, a sè la direzione di queste lotte.
Pensiamo al rappporto con CISL e UIL in questo ultimo anno: ondivago, spesso poco chiaro, persino un po’ indeciso della CGIL,talvolta rincorrendole persino; molto diverso da come lo si affrontò nel 2001: in una situazione molto simile a questa e dalla difficoltà analoga, noi costruimmo una vera opposizione sociale con decine di scioperi generali in solitudine; la nostra politica sindacale alimentò le contraddizioni interne a Cisl e UIL che le fece retrocedere sulle loro decisioni assunte. Oggi la CGIL è sempre più isolata e chiusa in un angolo, incapace di costruire una linea che tenti di invertire questa situazione e crei contraddizione negli altri e si sta avvitando da sola nelle contraddizioni che inesorabilmente la stanno schiacciando: l’ultima è quella che capita nella mia categoria. Nel più grande gruppo del comparto bancario è stato sottoscritto un accordo senza la CGIL in cui si deroga il CCNL: le nuove assunzioni saranno con l’80% del salario a 40 ore settimanali anziché 37.30, con meno ferie e ticket pasto ridotto, insomma il figlioletto dell’accordo del 2009; cosa capiterà nei prossimi mesi in categoria, è facile da intuire: la CGIL dei bancari siederà al secondo tavolo!
Penso che sia sufficiente questo per farmi dire che la scelta trasversale di una parte del gruppo dirigente di costruire un documento che individui in quattro parole – discontinuità, confederalità, conflitto e democrazia interna – sia stata lungimirante e l’unica possibile. La CGIL che Vogliamo ha chiesto ai lavoratori un cambiamento da imporre alla CGIL per costruire una forte opposizione sociale a chi sta già attuandone l’arretramento sociale, .
Vedendo e sentendo il clima in cui si è tenuto il congresso, quanto è vero che c’è bisogno di cambiare…. all’interno!