«Casa rossa, Nichi leader»

BARI. Per mesi, la giacchetta gliela hanno tirata in tanti. Soprattutto dall’esterno e dagli ambienti più disparati. Con semplici battute e persino con qualche articolo di fondo. Ma ora l’investitura è piena. Ora ad indicare Nichi Vendola, come leader nazionale deUa costituenda Cosa Rossa, è uno ilei grandi vecchi della sinistra italiana: quell’Achille Occhetto con cui, per paradosso, il presidente della Regione Puglia ebbe modo di confhggere pubblicamente prima e dopo lo scioglimento del Pei.
Un’investitura, quella annunciata da Occhetto, che ha finito per caratterizzare i lavori del forum che ieri si è tenuto in un albergo barese. Forum che non a caso aveva per titolo «Costruiamo insieme la Casa della sinistra».
Ovviamente, non s’è parlato solo di leadership. Anzi, ancor prima di entrare in sala, è stato lo stesso Nichi Vendola a spostare l’attenzione su altri argomenti, sulla necessità, ad esempio, di puntare inn anzitutto sulla costruzione di «un grande cantiere aperto, quello che fa tornare la sinistra affascinante per le giovani generazioni». Ma è un dato di fatto che con l’iniziativa promossa ieri a Bari la candidatura del presidente della Regione Puglia alla guida1 di un partito o di una «Cosa» o| di una «Casa» che metta insiejne tutto ciò che sta a sinistra fiel Partito democratico è diventata decisamente tangibile.
Va detto subito, però, che, non sarà una passeggiata. E le prime avvisaglie si sono già registrate proprio ieri sera. Infatti, mentre era in corso il forum suddetto, dalla segreteria regionale del Partito dei comunisti italiani è stato diffuso un comunicato stampa, nel quale non solo si annunciava la non partecipazione del Pdci ma soprattutto se ne prednevano le distanze, «essengogli estranei -vi si legge – sia il contesto politico invocato, sia la pulsione plebiscitaria che lo sottende». .
Parole, queste ultime, rivolte polemicamente proprio a Nichi Vendola, con il quale il Pdci, soprattutto il Pdci pugliese, ha un conto in sospeso da almeno una decina d’anni, da quando si consumò la prima scissione all’interno di Rifondazione comunista all’indomani della caduta del primo governo Prodi. Una scissione che in Puglia ebbe contorni drammatici, a tal punto che furono in tanti, nel Pdci, ad indicare Nichi Vendola come un vero e proprio nemico.
Certo, da allora tante cose sono cambiate. Nel frattempo Vendola è stato eletto alla guida della Regione. Nel frattempo Pdci e Rifondazione comunista hanno condiviso l’esperienza del secondo governo Prodi. Ma, evidentemente, per il Pdci, non sono ancora maturi i tempi per una riunifìcazione, che, peraltro, dovrebbe veder protagonisti altri pezzi importanti della sinistra italiana: dai Verdi agli ex Ds della Sinistra democratica e, perché no, a segmenti di quello che fu il Psi. Comunque, comunisti italiani a parte, ieri a Bari è accaduto qualcosa di importante. – E non solo e non tanto perché, come si diceva, c’è stata rinvestitura, per tanti versi scontata, di Nichi Vendola. Altrettanto importante è stato il fatto di aver messo – o meglio rimesso – intorno ad uno stesso tavolo tante sinistre, personalità come Achille Occhetto e Armando Cossutta (ex Pdci), o come Ersilia Salvato e Famiano CrucianeUi(Sini-stra democratica), o come Pietro Folena (Rifondazione comunista) e Piero Di Siena ( Sd), o come il segretario regionale della Cgil, Mimino Pantaleo.
Personalità che, dopo le tante e ripetute stagioni delle divisioni e delle rotture, ora tornano a rilanciare l’unità della sinistra. Di una sinistra possibilmente senza aggettivi, come auspica la Salvato. Di una sinistra «unita e plurale», che sono «gli unici aggettivi che userei», come le fa eco Nichi Vendola.