Cartiere “Miliani” di Fabriano: attacco alla classe operaia

La fama di cui gode la città di Fabriano è strettamente legata alla produzione della carta.
Infatti, già nel lontano 1200, i primi Mastri Cartai Fabrianesi erano produttori della carta che oggi è ormai la più famosa nel mondo. Gli stessi Mastri, attraverso importanti innovazioni produttive, giunsero successivamente alla splendida “filigranatura” dei fogli. Nel corso dei secoli, l’espandersi della tipologia di produzione ha fatto sì che le Cartiere Miliani Fabriano, divenissero famose nel mondo per la produzione di carte fini per la stampa, l’editoria di pregio ed arte, la rilegatoria, per il disegno scolastico e professionale, per la carta da banconote ed altri documenti da avvalorare.
Le Cartiere Miliani Fabriano nascono nel 1782 per iniziativa di Pietro Miliani, il quale dà luogo alla prima vera operazione industriale nelle Marche caratterizzata per l’alto livello tecnologico sia dei macchinari, sia dei processi produttivi.
Agli inizi del 1900 le CMF divengono oggetto di varie operazioni finanziarie e nel 1906 l’Azienda è trasformata in Soc. anonima con l’ausilio finanziario della Banca Commerciale Italiana. Nel 1928 quest’ultima cede il proprio pacchetto azionario alla Casa Portals di Londra.
Nel 1931 il governo fascista, non accettando che stranieri possedessero la maggioranza del pacchetto azionario della Società unica fornitrice di carta per banconote dello Stato Italiano, costituisce un consorzio di Enti pubblici (tra i quali: Banco di Napoli, INA, Cassa Nazionale Assicurazioni, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, BNL ecc.) attraverso il quale le Miliani ritornano totalmente italiane. Nel 1972 l’INA diviene azionista di maggioranza assoluta e resta alla guida delle Miliani fino a quando, con la legge n.480 del 1980, il Poligrafico di Stato acquisisce un pacchetto ordinario delle CMF per il 98,62%. Il fatturato ed il numero dei dipendenti aumenta.
Nel 1990 le CMF si rendono protagoniste, congiuntamente ad alcuni componenti del Consiglio di fabbrica e al personale diplomatico dell’Ambasciata di Cuba, del consistente invio nell’Isola caraibica, di vari prodotti cartai per uso scolastico come atto di solidarietà con Cuba.
Questa fu una delle prime iniziative svolte in Italia, all’indomani del “crollo del socialismo realizzato” e alla dissoluzione dell’URSS.
Tutto ciò premesso, oggi non è semplice parlare delle Cartiere Miliani senza che la mente corra ai sette secoli di storia ed al valore culturale ed industriale di questa gloriosa Azienda che rappresenta una significativa realtà nell’intero panorama industriale Marchigiano e italiano: 1200 dipendenti e 1000 persone occupate nell’indotto.
I veri problemi delle CMF nascono intorno al 1994/95, quando, in una parte del maggior partito della sinistra, i DS, s’inizia a discutere di privatizzazione e si prepara il terreno ai possibili acquirenti.
Attraverso questo processo pseudo industriale, alla Società sono imposte le acquisizioni di ben 36 controllate, ormai “decotte” e senza adeguata copertura finanziaria; tali acquisizioni non fanno altro che appesantire i bilanci e produrre forti indebitamenti, sottolineandone i problemi attinenti la ge-stione.
Nel 1998 Carlo Azelio Ciampi, allora Ministro del Tesoro da cui dipendono le Miliani, invia veri e propri “uomini d’affari” specializzati in privatizzazioni, i quali, guidati da Tedeschi, avrebbero potuto indirizzare, guidare e controllare tutto il processo neo liberista di una rapida privatizzazione. Quindi la strategia dei governi di Centro Sinistra (Prodi e D’Alema), ai quali vanno imputate le maggiori responsabilità per aver tenacemente voluto percorrere questa strada senza ritorno, è stata improntata alla trasformazione dell’IPZS da Ente Pubblico in Spa. Nel luglio 1999 è stato sotto-scritto dai sindacati un protocollo d’intesa, che in sostanza sancisce la riduzione del personale nei tre siti storici: Fabriano, Pioraco e Castelraimondo, oltre all’eventuale cessione dell’Azienda qualora se ne fossero verificate le condizioni (quelle apertamente collegate agli interessi privati del mondo industriale).
Non c’è quindi ombra di dubbio che le sopra citate volontà politiche siano state ampiamente agevolate dal comportamento del sindacato confederale, il quale, subalterno all’azienda, invece di lottare contro la privatizzazione è di fatto rimasto in assoluto silenzio, ed inneggiando alle privatizzazioni ha, di fatto, permesso l’opera di smembramento messa in atto ed iniziata con lo sfoltimento della forza lavoro, la cassa integrazione, le esternalizzazioni ed il blocco del turn-over.
Drammaticamente sono stati posti in cassa integrazione ben 165 lavoratori, mentre altri 50 sono stati costretti ad accettare il contratto di solidarietà attraverso la riduzione dell’orario di lavoro di ben 10 ore settimanali, ed il tutto mentre aumenta a dismisura la fuoriuscita delle lavorazioni verso terzi.
Ed è in questo clima particolare, nel quale il sindacato confederale sembra gestire, insieme all’Azienda, tutto il processo di privatizzazione, che con l’aiuto determinante del neo Senatore Gigi Malabarba e del compagno Sergio Ruggieri viene costituito all’interno delle Miliani il sindacato di base S.In.Cobas.
Alla costruzione del S.In.Cobas collabora con impegno il compagno Ivan Silvestrini, capo allestimento delle Miliani e responsabile di produzione di oltre cento operai ( poi candidato al Senato per il PRC), il quale, avendo ben chiara la volontà imposta dai vari potentati politici economici atta all’ indebolimento dell’Azienda onde poterla più facilmente posizionare sul mercato, conduce attivamente la battaglia contro la privatizzazione.
L’Azienda non gradisce questo comportamento, lo richiamano all’ordine e, con la complicità vergognosa del sindacato confederale, che agevola di fatto il clientelismo a totale discapito della professionalità, gli chiedono di avallare una lista contenente nominativi di operai da mandare in cassa integrazione. Il compagno Silvestrini ha soltanto due strade da percorrere: obbedire servilmente o rispondere alla sua coscienza di classe.
Sceglie sicuramente la strada più difficile, quella della coerenza con le proprie idee e, pur di evitare di dover penalizzare i colleghi, chiede per se stesso la cassa integrazione ed inizia a lottare dall’esterno contro la svendita della prestigiosa Azienda.
Mentre sulla Città di Fabriano cala il silenzio, un silenzio che camuffa la realtà e non fa che annientare i vari interrogativi dell’opinione pubblica oltre alle varie interpellanze parlamentari, il patrimonio storico culturale della Città di Fabriano si sta definitivamente frantumando.
A significare allora il disagio e la protesta, le elezioni delle RSU testimoniano non solo un’evidente flessione dei confederali, ma soprattutto un imprevisto successo dei Cobas, che in pochi mesi di attività ottengono 102 voti su 420, divenendo così il secondo sindacato dopo la CGIL.
Ed è a questo punto che iniziano i complotti, l’emarginazione dei delegati Cobas e le riunioni segrete tra i confederali e la Direzione; atteggiamenti perversi che comunque non intimoriscono il S.in.Cobas, il quale non intende per niente cedere al suono delle sirene neo liberiste, né tanto meno alle assurde rassicurazioni ottenute dall’Onorevole Solaroli, sotto segretario presso il Ministero del Tesoro, in merito alla salvaguardia occupazionale ed al mantenimento dell’integrità delle Miliani stesse.
Rassicurazioni equivalenti ad ignobili truffe, come quelle riferite al mantenimento dell’occupazione contemplabile anche attraverso i patti sociali tra il Governo e l’eventuale acquirente.
Come affermare che, eventuali tagli occupazionali saranno poi svolti da quell’acquirente privato che, movendosi attraverso varie operazioni industriali, e pagando ridicole penali, riuscirà così a soddisfare i propri appetiti industriali, ampiamente appoggiato da quanti hanno subordinato un’idea di sinistra ad un’esperienza governativa.
Oggi, immersi in un silenzio che non si richiama affatto alla saggezza orientale ma che, al contrario, tende a camuffare la realtà vestita di mezze parole e di lucciole che diventano lanterne, non possiamo che fare i conti con l’unico obiettivo, quello di una svendita. Attualmente sembrano voler “acciuffare” la storica Azienda la Equinox, un gruppo legato a Tronchetti Provera, ed in cui sembra far capolino anche Merloni (si vuole forse legare la città di Fabriano ad un mono prodotto?), e la Investitori Riuniti Associati, gli stessi che hanno già acquistato la Fad, gioiello delle Miliani, aggiudicandosela dallo Stato per 22 miliardi, e da questi rivenduta, in tre settimane, al doppio della cifra d’acquisto.
Ed allora, perché non aprire una nuova pagina atta a salvaguardare, concretamente sette secoli di storia, di tradizioni, di valori, di arte, di lavoratori e di cultura?.
Perché non svegliare la cittadinanza tutta, che rischia il contraccolpo sociale ed economico, anche attraverso la costituzione di un Comitato Cittadino atto alla salvezza delle Miliani?
Anche le varie associazioni di categoria, che raggruppano varie imprese artigiane, sono seriamente preoccupate per la sorte dei loro associati legati all’indotto delle Cartiere, e di cui alcune hanno già chiuso i battenti.
Il PRC di Fabriano, fermamente convinto che solo l’unità di classe possa veramente contrastare il catastrofico progetto dell’Azienda, del Governo e del sindacato confederale, auspica il coinvolgimento di tutte le organizzazioni sindacali, della cittadinanza, delle Istituzioni e del movimento studentesco, e s’impegna, così come ha sempre fatto, a camminare al fianco dei lavoratori che rischiano il posto di lavoro ed impegnandosi anche a difesa di un’economia che rappresenta un’importante ricchezza produttiva di tutto il territorio marchigiano.